E' il 21 agosto del 2011 e l'Atalanta, fresca di ritorno in Serie A dopo un solo anno di purgatorio, è costretta a fare i conti con la clamorosa e prematura eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Gubbio che si impone a Bergamo con un rocambolesco 4-3. Tra le poche note liete di una notte da archiviare al più presto, c'è il goal all'esordio in nerazzurro di un certo Maximiliano Nicolás Moralez, che impareremo a conoscere semplicemente come Maxi Moralez, trequartista argentino acquistato pochi mesi prima dal Velez Sarsfield. Se il primo acuto italiano è offuscato dall'inaspettato tonfo contro una squadra di categoria inferiore, a Moralez bastano una manciata di settimane per fare definitivamente breccia nel cuore del popolo nerazzurro.
L'11 settembre, infatti, l'Atalanta si ripresenta sul palcoscenico della massima serie con il pesante handicap dei sei punti di penalizzazione scaturiti dallo scandalo calcioscommesse che ha travolto anche la società orobica, costringendola da subito ad una partenza in salita. Il debutto è sul campo del Genoa e dopo il vantaggio lampo targato Miguel Veloso, il nuovo numero 11 di Colantuono si scatena sul prato del Ferraris e alla prima in A segna due goal nel giro di mezz'ora. La partita si chiuderà sul risultato di 2-2, ma quell'impatto da urlo sul pianeta Atalanta farà inevitabilmente scattare la scintilla tra il ragazzo di Granadero Baigorria e Bergamo.
Riavvolgendo il nastro ai suoi inizi con il pallone tra i piedi, la prima tappa del suo percorso si sviluppa in patria con la maglia del Racing Club de Avellaneda. Dopo il settore giovanile e un paio di stagioni vissute a intermittenza, la sua centralità all'interno del progetto diviene solida realtà nella stagione 2006-2007, annata chiusa con 7 goal in 33 presenze ufficiali. Numeri che gli garantiscono la convocazione e il successivo trionfo con l'Argentina al Mondiale Under 20 dove riceverà ben due riconoscimenti: il 'Silver Ball' come secondo miglior giocatore della rassegna e il 'Bronze Shoe' in qualità di terzo miglior marcatore. Tuttavia, il picco raggiunto con La Academia e con la Nazionalelo spingono verso un tutt'altro che preventivato addio.
GettyIn estate, infatti, è l'Europa a bussare alla porta e la risposta da parte de 'El Frasquito' - soprannome dovuto alla natura dei suoi tiri che richiamano lo stappo di un barattolo - è affermativa. Lo sbarco nel Vecchio Continente si concretizza anche se non propriamente dall'ingresso principale: Moralez firma con l'FK Mosca, club fondato nel 1997 e successivamente dissoltosi nel 2010. I russi sborsano 7 milioni di euro, ma l'idillio è destinato ad esaurirsi in tempo zero. Con la formazione moscovita gioca la miseria di 7 partite e nel mercato di gennaio si ritrova tra le mani un biglietto di sola andata destinazione Racing. Torna a casa con la formula del prestito e vi rimarrà per un anno solare, giusto il tempo di segnare il goal decisivo nello spareggio salvezza contro il Belgrano e congedarsi nel migliore dei modi dalla sua gente.
GettyProprio così, perché nel gennaio del 2009 è già tempo di cambiare aria, ma non nazione, e il sodalizio russo - ancora proprietario del cartellino - lo cede a titolo definitivo al Velez Sarsfield. Con la maglia de 'El Fortín' riesce a compiere il tanto atteso salto di qualitàmettendo le mani sui suoi primi allori argentini: con un contributo di 25 goal e 20 assist in 98 partite, piazza in bacheca il Campionato di Clausura del 2009, bissandolo nel 2011, oltre a ben figurare sul palcoscenico della Libertadores.Nonostante un contratto che lo lega per altri due anni alla formazione bonaerense, la voglia d'Europa continua a catalizzare i suoi pensieri e in estate arriva quell'occasione impossibile da lasciarsi scappare: è l'Atalanta a fare tremendamente sul serio e a portarlo in Italia per soli 5 milioni di euro.
GettyCome spiegato in precedenza, la sua avventura atalantina inizia con il botto: goal all'esordio in Coppa Italia e doppietta al debutto in Serie A, con l'appassionata tifoseria orobica che non esita ad eleggerlo nuovo idolo. Quello che si presenta sul palcoscenico del Belpaese è un calciatore dall'identikit facilmente tracciabile: ad una struttura decisamente brevilinea - 1 metro e 59 d'altezza - il classe 1987 fa corrispondere una cifra tecnica importante. Classe, rapidità e fantasia utili ad infondere qualità all'interno del reparto offensivo nerazzurro dove affina da subito un'intesa speciale con il connazionale German Denis. Al primo anno all'ombra della Città dei Mille mette a referto la miglior stagione della sua esperienza nostrana: 35 presenze, 7 goal e 7 assist che spingono la Dea verso una tranquilla salvezza. Il difficile, però, arriva quando si è chiamati alla conferma e infatti la seconda annata italiana riserva qualche ostacolo in più: i nerazzurri centrano l'obiettivo ma lui completa un campionato scandito dal rendimento altalenante e da un solo goal segnato nella sconfitta 2-1 contro il Catania. Quel giorno duella con un altro argentino che un paio di anni più tardi diventerà suo compagno di scorribande in nerazzurro: il 'Papu' Gomez.
"Un compagno di viaggio, sin dai tempi dell'Under 20. Ci sentiamo e lo seguo sui social, lì è scatenato come in campo! In due anni ha alzato il livello: è il capitano, segna e fa segnare. È determinante", racconterà nel 2019 a 'La Gazzetta dello Sport'.
Nel mezzo, Moralez ci infila una buona stagione condita da 5 goal e 6 assist che permettono alla Dea di raggiungere un più che apprezzabile 11° posto. L'anno seguente, il primo a braccetto con il Papu, è quello dello scampato pericolo perché il campionato 2014-2015 vede l'Atalanta ad un passo dal baratro chiamato Serie B: Colantuono salta a tredici giornate dalla fine e il subentrante Reja strappa una soffertissima permanenza in A soltanto alla terzultima giornata. L'estate, invece, porta in dote una forte tentazione rappresentata dalla remunerativa offerta dell'Al-Ittihad che mette sul piatto cifre da capogiro per assicurarsi il calciatore argentino il quale, dopo una lunga riflessione, sceglie nuovamente la Dea:
"La squadra araba mi voleva, ci ho pensato 2-3 giorni, ho parlato con tanta gente: la mia famiglia, i miei amici, Reja. È stata una scelta difficile perché l’offerta economica era veramente importante, ma per me la famiglia viene prima dei soldi", la confessione di Moralez a 'L'Eco di Bergamo'.
A suscitare polemiche c'è anche una foto apparsa in rete, ritraente il numero 11 nerazzurro con la felpa del club arabo:
"La foto con la felpa degli arabi? Il loro presidente mi ha regalato la giacca e mi ha chiesto di fare una foto. Il casino è venuto fuori quando l’hanno messa su internet. Col senno di poi non rifarei quella foto".
Passato il polverone, Moralez ritrova il proprio posto all'interno del pacchetto offensivo di Reja e arriva anche a vestire la fascia da capitano nel match contro il Frosinone. Tuttavia le sirene di mercato tornano farsi sentire nella successiva sessione invernale, quella che chiude la storia di Maxi Moralez all'Atalanta dopo quattro anni e mezzo e 148 partite ufficiali. La parola fine sul capitolo più emozionante della sua carriera, ma non sul legame con la città di Bergamo:
"Sono stati 4 anni e mezzo bellissimi: ci è nato mio figlio e rimangono quei momenti belli che ho vissuto lì. Per me quella città rappresenta tutto, non solo calcio. Oggi l’idea che abbiamo in famiglia è che quando smetterò di giocare, torneremo a Bergamo per vivere lì. Quando in una città ti trovi così, con la gente che ti accoglie bene sin dal primo giorno, sono cose che ti segnano per sempre”, le sue parole a 'gianlucadimarzio.com'
José Macías / Imago 7Addio ai colori nerazzurri ma non solo. Moralez lascia l'Europa e sceglie il progetto Leon in Messico. Una scelta insolita, al pari di quella che qualche anno prima l'aveva spinto a salutare frettolosamente l'Argentina per tentare un'improbabile avventura in Russia. E anche in Liga MX il giocattolo si rompe molto presto. 34 partite e una manciata di goal tra il 2016 e 2017 non bastano, perché a turbarlo ci sono problemi di natura ambientale che gli impediscono di trovare quella serenità che ha sempre intriso ogni tappa del suo percorso. Morale della favola, l'addio si consuma velocemente e il 15 febbraio completa il proprio tour delle Americhe firmando con il New York City.
"Sono molto felice per le persone, per la qualità della vita, per il club in cui sono e perché ho potuto giocare tutto l'anno. Un calcio che mi piace, mi hanno dato l'importanza che non mi hanno dato in Messico, per questo voglio continuare qui e continuare a divertirmi a calcio", confiderà ad 'AS' un anno dopo il suo sbarco nella Grande Mela.
Sui campi della MLS gioca al fianco di gente del calibro di Andrea Pirlo e David Villa diventando un punto fermo del club newyorkese con tanto di numero 10 sulle spalle. Nella storica cornice dello Yankee Stadium raggiunge sempre i playoff dal 2017 in poi sino fino alla trionfale stagione 2021 culminata con il primo titolo MLS nella storia della franchigia.
GettyAll'alba dei 35 anni, la voglia di continuare a divertire con la sfera tra i piedi è ancora una priorità e poco dopo aver conquistato il suo primo trofeo su suolo USA decide di mettere nero su bianco l'accordo che lo legherà al club e alla città di New York fino al 31 dicembre 2022 con opzione per prolungare il rapporto di un altro anno. Un futuro a stelle e strisce, dunque? Assolutamente no, perché 'El Frasquito' ha deciso di archiviare il capitolo in salsa newyorchese per chiudere il cerchio, ovvero ripartendo dalla squadra che nel lontano 2004 l'aveva lanciato tra i professionisti: il Racing.
Un graditissimo ritorno in patria, dunque. Gli ultimi sprazzi in terra natia prima di appendere le scarpette al chiodo e, magari, mantenere quella promessa fatta alla città di Bergamo soltanto qualche anno fa.


