“Arriva da uno dei più grandi club d'Argentina ed è considerato uno dei migliori giovani del paese. È stato pure chiamato dall'Argentina per un'amichevole. Qualcuno lo paragona a un giovane Batistuta e credo che l'accostamento ci possa stare”.
Nel gennaio del 2011 Steve Kean, manager del Blackburn Rovers, si sfrega le mani. Il club gli ha appena preso tale Mauro Formica, 21 anni da compiere, talento del Newell's Old Boys. Assieme a lui, ecco anche Roque Santa Cruz e Ruben Rochina. Poco importa, evidentemente, che gli obiettivi iniziali si chiamassero Ronaldinho e David Beckham: a Kean sta più che bene aver portato in Premier League uno dei più promettenti calciatori sudamericani.
Il problema è che l'accostamento con Batistuta fa sollevare un sopracciglio a più di qualcuno. Formica non è un centravanti come l'ex viola: è una seconda punta, un trequartista. Nel corso della carriera verrà spostato anche nella posizione di regista, sottolineando in ogni caso come si trovi maggiormente a proprio agio tra centrocampo e attacco. Four Four Two scrive in quei giorni che “sembra che credano di aver preso un centravanti muscolare che segna una partita sì e l'altra pure, mentre in realtà hanno acquistato un centrocampista creativo che va a segno ogni quattro partite”.
Salto in avanti di un paio d'anni. Nel gennaio del 2013, ad acquistare Formica in prestito è il Palermo. Che, a differenza degli inglesi, sa bene chi e che cosa si è portato a casa. Sa che il “Gato”, com'è soprannominato in patria, non è minimamente paragonabile a Batistuta, né per ruolo né per potenzialità di carriera. Anche se il club degli esordi è lo stesso, ovvero il glorioso NOB. E sa anche come la sua esperienza in Inghilterra, complice la retrocessione in Championship dei Rovers, non sia andata esattamente secondo le previsioni: 55 presenze totali tra tutte le competizioni e appena 5 reti.
Eppure, l'attesa nei suoi confronti è discretamente alta. Anche perché in Argentina Formica era davvero considerato un gioiello. Poi, certo, i suoi numeri non piacevano proprio a tutti: una volta ha rifilato un tunnel in allenamento al Flaco Schiavi, non proprio l'ultimo arrivato, e per tutta risposta si è beccato un pugno al volto e un calcione dall'ex Boca. Al che Schiavi ha trovato la soluzione: “Tu non mi fai più tunnel e io non ti picchio più”. Formica ha accettato. E i due, tutto sommato, sono pure diventati amici.
Ma le aspettative nei confronti di Formica sono piuttosto alte anche per altre motivazioni. Perché il “Gato” ha pure all'attivo una presenza con l'Argentina, intanto: nel giugno del 2011, 22 minuti contro la Polonia in amichevole, commissario tecnico il Checho Batista. E poi perché una miriade di club europei, in un passato neppure troppo lontano, si è già fatta concretamente sotto per averlo: il Galatasaray, il Monaco (con cui nel 2010 ha pure effettuato le visite mediche, prima del dietrofront), pure il Genoa. Nello stesso anno, Nestor Sensini, suo allenatore al Newell's, ne ha concretamente caldeggiato l'acquisto all'Udinese. Il padre del Kun Agüero rivelerà invece che “Sergio avrebbe voluto vederlo con la maglia dell'Independiente”.
La realtà è sostanzialmente diversa: quel Palermo è così disperato da aggrapparsi a qualsiasi sostegno si ritrovi sotto il naso. In quel 2012/13, i rosanero lottano contro lo spettro della retrocessione praticamente dall'inizio dell'annata. I risultati non sono mai arrivati e in panchina, secondo il modus operandi di Maurizio Zamparini, si sono alternati allenatori su allenatori: prima Gian Piero Gasperini, poi per un brevissimo lasso di tempo Alberto Malesani, quindi ancora il Gasp, che a sua volta verrà rimpiazzato da Giuseppe Sannino.
Il mercato di gennaio, con la squadra incapace di togliersi dalle sabbie mobili, è una mezza rivoluzione. La speranza, se così si può chiamare, arriva dal Sudamerica: arriva in Sicilia Formica, ma arrivano anche Sperduti, Faurlin, Anselmo, l'ex genoano Boselli. Non sono nomi che fanno sognare. Per nulla. Di questi, ad attirare le curiosità maggiori è proprio Formica. Anche perché molti leggono le rassicurazioni a 'calciomercato.it' di Nuno Gomes, l'ex attaccante della Fiorentina, suo ex compagno al Blackburn nella prima parte di quella stagione.
"Mauro è il classico numero dieci, un giocatore che ama giocare a ridosso delle punte. In Inghilterra ha dimostrato di poter esprimere le sue qualità anche da esterno, ma il suo ruolo naturale è proprio quello del trequartista. Qui al Blackburn era un po' chiuso visto il gran numero di giocatori presenti nel reparto offensivo, motivo per il quale era arrivato il momento giusto per lui di cambiare aria. Le sue qualità sono davvero impressionanti, sono certo che farà innamorare presto i tifosi del Palermo".
Gasperini ci crede. E lancia Formica praticamente sin da subito, anche se non dal primo minuto. L'argentino gioca una ventina di minuti contro il Cagliari e una settimana più tardi offre all'altra meteora Nelson l'assist vincente: peccato che l'Atalanta espugni il Barbera per 2-1, e peccato che quella sconfitta costi il posto al tecnico. Arriva Alberto Malesani, e pure con lui il minutaggio è discreto. Il grande giorno arriva il 16 febbraio, al Bentegodi contro il Chievo, alla prima da titolare: dopo una manciata di minuti Maurito scatta alle spalle della retroguardia di casa, lascia rimbalzare un pallone sparato dalle retrovie e con un perfetto sinistro incrociato di controbalzo indovina l'angolino giusto. Sorrisi? Pochi: il pari costa la panchina anche a Malesani, via dopo appena tre partite.
Quanto a Formica, rimarrà un fuoco di paglia. L'incantesimo svanisce dopo poche settimane: il 10 marzo è il giorno di Maurito, che per la prima e unica volta rimane in campo dal primo all'ultimo minuto in Serie A, ma è anche il giorno in cui il Palermo si getta nuovamente la zappa sui piedi, perdendo in casa anche col Siena. Gasperini non resiste all'ennesimo ko e se ne va per la seconda volta. Al suo posto arriva Beppe Sannino. E per Formica le luci si spengono definitivamente.
Da lì a fine campionato, l'argentino collezionerà quasi solo panchine. Scenderà in campo soltanto all'ultima giornata, in una sorta di commiato: altra apparizione casalinga, altra sconfitta del Palermo (1-3). Questa volta ininfluente, perché i rosanero sono già matematicamente in Serie B. L'addio è scontato, anche perché Formica a Palermo è solo in prestito. Qualche anno dopo dirà a 'Olé': “In sei mesi abbiamo cambiato allenatore quattro volte: incredibile”.
Getty ImagesLa soddisfazione, allora? Col senno di poi, quella di aver condiviso lo spogliatoio con Paulo Dybala. I due connazionali giocano assieme solo per una manciata di minuti complessiva, anche perché Dybala non è ancora il Dybala odierno e qualche pomeriggio da riserva lo deve sopportare. Anzi, accade pure – col Siena, la partita che segna la fine del Gasp bis – che Formica resti in campo per tutta la partita e Paulo resti a guardarlo dal primo al novantesimo. Nel 2019 i due si sono ritrovati dopo anni, con tanto di scambio di maglie: a Formica quella della Juve, a Dybala quella del Newell's. “Che bello rivederti amico”, ha scritto la Joya in una storia Instagram.
Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti. Formica si è costruito una discreta reputazione in Messico, dove con il Cruz Azul ha vinto l'unico trofeo della propria carriera: la Champions League del Nordamerica del 2014. Ha giocato pure nei Pumas, poi per altri due spezzoni al Newell's, quindi al Colón. La maglia rossa e nera del Sabalero di Santa Fe la indossa ancora oggi, a 34 anni suonati. Con la consapevolezza, finalmente, di non essere mai stato una specie di Batistuta. E, forse, neppure un giocatore di cui innamorarsi.


