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Matheus Henrique Brazil Tokyo 2020Getty

Matheus Henrique, dall'Oro olimpico col Brasile al Sassuolo

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Matheus Henrique non è ancora nato quando il Brasile vince la sua prima Confederations Cup: nascerà pochi mesi più tardi, nel dicembre del '97, ma non sarà abbastanza grande per vedere la Seleção perdere i Mondiali in finale a Saint-Denis, con uno dei più controversi episodi della storia del calcio, lo scontro tra Barthez e Ronaldo.

Sicuramente, però, qualcuno gli avrà raccontato del centrocampo verdeoro che si preparava a chiudere il millennio vincendo la Copa America in Paraguay, nel '99: Flávio Conceição e Zé Roberto, Émerson in mezzo. Di quest'ultimo Matheus Henrique, nuovo acquisto del Sassuolo, ha raccolto idealmente l'eredità e parte della carriera calcistica. Senza, però, troppi paragoni: giocatori diversi.

In comune hanno sostanzialmente tre cose: il Gremio, che ha lanciato entrambi, l'Italia, da ieri (il "Puma" giusto con qualche titolo in più), e la nazionale brasiliana. Nulla più. Nasce attaccante, con gli anni arretra il suo raggio d'azione spostando l'abilità di andare e venire tra i due reparti a centrocampo, crescendo sulle orme di Arthur, suo compagno di squadra fino al 2018. Modernità al potere, insomma, in un calcio sempre più votato al box to box.

Quando André Jardine lo chiama per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 si sente un po' a casa: il commissario tecnico brasiliano ha sempre avuto a che fare con i giovani, tra Internacional, Gremio e Sao Paulo, e lo ha già allenato in più occasioni nella Seleção U23. Insomma: ogni calciatore che si rispetti deve avere un tramite importante per la sua carriera.

Henrique sfrutta l'occasione: gioca 2 delle 6 gare del Brasile olimpico che vincerà in finale contro la Spagna, ai tempi supplementari. A fine partita corre da tre giocatori: abbraccia Nino, centrale del Fluminense, poi va da Gabriel Menino, mediano del Palmeiras. Infine si dirige dal simbolo, Dani Alves: la fonte d'ispirazione massima per tutti i ragazzi coinvolti nella spedizione giapponese.

Sa che a 23 anni (24 anni il prossimo dicembre) sta per avvicinarsi al suo "prime", al momento più importante della sua carriera: la Serie A, e nello specifico il Sassuolo, può regalargli tanto, rispedendolo al 2019 e al periodo più bello vissuto finora. La convocazione in nazionale maggiore, culminata con l'esordio contro il Senegal, proprio al posto di Arthur.

Che ritroverà in Italia: che saprà dargli dei consigli importanti, come al Gremio, ma con qualche anno in più. Quelli della maturità personale e calcistica: di chi era abbastanza grande da vedere il Brasile vincere i Mondiali nel 2002 in Giappone e che in Giappone ha vinto l'Oro olimpico, 19 anni dopo. E che adesso si presenta con la medaglia in Serie A e con una valigia piena di sogni da realizzare, in neroverde e non solo.

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