Diego Armando Maradona e Juan Sebastian Veron sono amici, poi all'improvviso si ribalta tutto. Due stelle del calcio argentino arrivano ai ferri corti, con una 'querelle' iniziata nel 2010 ed esplosa nel 2016.
Eppure immaginarli ai limiti dello scontro fisico pare impossibile, vista la stima reciproca e visto che è Maradona - ct dell'Albiceleste ai Mondiali sudafricani - a proteggere Veron dal vortice delle critiche dandogli fiducia e convocandolo contro ogni volontà popolare. Ma paradossalmente, parte tutto da lì.
Veron non è apprezzato, in molti lo vogliono fuori dalla Nazionale, Diego la pensa diversamente e promette di affidargli le chiavi dell'Argentina in Sudafrica. Nei fatti però non va esattamente così, con appena due partite da titolare ed una da subentrato nelle 5 totali disputate da Messi e soci.

Lo strappo si consuma (si parla anche di un forte diverbio), perchè Veron - dopo che ad accendere la miccia è papà Juan Ramon - la prende male.
"Maradona è molto contraddittorio. Prima mi ha detto che sarei stato lo Xavi della squadra, poi, invece, non mi ha fatto giocare ".
La 'Brujita' se la lega al dito e la fa pagare a Diego qualche anno più tardi, nel 2016, quando c'è da ristrutturare la federcalcio argentina e lo staff tecnico della Nazionale in seguito alle dimissioni del 'Tata' Martino. E una delle figure chiamate a scegliere i volti nuovi da inserire nell'AFA, è proprio Veron.
Maradona ci fa la bocca, vuole far parte del roster, invece viene bocciato anche in virtù del parere dell'uomo che Diego coccolò nel 2010.
"Veron mi ha tradito, è un traditore che si atteggia a dirigente. Ad ogni modo non mi interessa più nulla, non mi interessa né lui, né suo padre. Vado avanti con la mia vita. Si vuole ripartire con un colpo di spugna, facendo finta che non sia accaduto nulla. Non c’è più Grondona, ma continua la mafia grondonista".
L'ex Parma e Lazio non ci sta e rilancia.
"Diego è poco serio, non do rilevanza alle sue parole. Ma Maradona è Maradona e può dire e fare quello che vuole... Mi piacerebbe parlare faccia a faccia con lui . Io non ho problemi, ma è evidente che lui li ha con me. È facile dire certe cose davanti a una telecamera, da vicino è diverso. E non mi è sembrato corretto che abbia parlato di mio padre".
Ricapitolando: Maradona difende Veron e lo porta in Sudafrica, lo fa giocare poco e scatena la rabbia di Veron, che nel 2016 esclude Diego dal restyling dell'AFA. Ma il bello deve ancora arrivare.
E arriva il 12 ottobre 2016, a Roma, dove va in scena la Partita della Pace organizzata per raccogliere fondi destinati alle popolazioni devastate dal terremoto in Centro Italia. A cui partecipano anche Maradona e Veron, trasformandosi da pionieri della beneficenza a protagonisti inattesi per un qualcosa che poco ha a che fare col senso della serata.
I due si trovano l'uno contro l'altro ed è l'occasione per riversare le scorie sul prato dell'Olimpico: il calcetto di Veron a centrocampo è la sintesi del confronto auspicato dalla 'Brujita', un invito che Diego raccoglie.
Al rientro negli spogliatoi gli animi si surriscaldano, con un irritato Maradona fermato da alcuni addetti nel momento in cui tenta di avvicinarsi a Veron. Che nel frattempo lo snobba.
"Bruja, ti dico le cose in faccia, coglione!".
Veron nel dopogara minimizza ( "Non è successo niente" ), ma i rapporti ormai sono logori. Anzi, Maradona qualche mese più tardi rincara la dose.
"La Federcalcio argentina è un ferro bollente, bisogna farla saltare con una granata e crearne una nuova. Veron (intanto nominato responsabile delle nazionali giovanili, ndr) non ha le capacità, dovrebbe essere uno in grado di saper scegliere i ragazzi e insegnar loro delle cose. Meglio che faccia la lista dell'Inghilterra e non dell'Argentina ".
L'ultimo riferimento di Diego è ai Mondiali del 2002, quando Veron - in quel periodo al Manchester United - viene accusato dal 'Pibe de Oro' di aver favorito la vittoria degli inglesi contro l'Albiceleste in Corea e Giappone. Un qualcosa che Maradona, nel caos, seppur tra le righe torna a tirar fuori.
Dopo un lungo gelo, però, circa un mese fa ecco Veron tendere a sorpresa la mano all'amico diventato rivale.
"Rispetto Diego, sono cresciuto in un’epoca incredibile del calcio argentino e ci svegliavamo presto per vedere il Napoli di Maradona. Io stesso sono andato a giocare in Italia perché ci era andato lui. Quello che può aver detto su di me non cambia ciò che provo e ciò che mi ha dato come giocatore. Ho avuto la fortuna di essere nella stessa squadra ed è il massimo”.
" Il tempo cura tutte le ferite. Non sono arrabbiato con Maradona e, al massimo, gli ho contestato qualcosa. Ci sarà un incontro, c’è solo da trovare il momento giusto ".
Il destino vuole che oggi Veron sia presidente dell'Estudiantes e Maradona allenatore del Gimnasia, entrambe squadre di La Plata: una vicinanza, che si spera possa far seppellire l'ascia di guerra.
