Sadio Mané ha l'abitudine di fare una strabiliante prima impressione al suo esordio, come quando ha ubriacato Chambers e Nacho Monreal prima di segnare all'Arsenal nel giorno del suo debutto col Liverpool.
Così come due anni prima al suo esordio col Southampton si procurò un calcio di rigore, nella partita vinta in League Cup ancora contro l'Arsenal. E il suo agente, Jan Bezemer, rimase senza parole nel descrivere il talento di Mané quando si trasferì dal Metz al Salisburgo nel 2012.

Le abilità di Mané erano ben conosciute a Sedhiou, una piccola cittadina del Senegal dove è cresciuto a pane e calcio nelle strade polverose. A 15 anni ha viaggiato per 500 miglia a nord per andare a Dakar dove ha sostenuto il provino che ha dato inizio alla sua carriera.
"Quando toccò a me effettuare il provino c'era un uomo anziano che mi guardava come se io fossi nel posto sbagliato. Mi chiese 'sei qui per il provino?' e io risposi di sì. Con quelle scarpe? Guardale, come puoi pensare di giocare con quelle?', mi disse. In effetti erano davvero malandate, vecchie e rotte. Poi aggiunse 'e quei calzoncini? Non hai dei calzoncini da calcio?Gli risposi che ero lì con l'attrezzatura migliore che avevo e che volevo solo giocare e dimostrare le mie qualità. E quando sono andato in campo dovevi vedere la sorpresa nel suo viso. Venne da me e disse 'Ti ingaggio subito, giocherai nella mia squadra".
Ci vollero tante suppliche perché i suoi genitori gli permettessero di lasciare casa e firmare per la Generation Foot, l'academy che contava fra gli allievi anche Diafra Sakho e Papiss Cissé.
"Nella mia città, giocavo per strada o dove capitava. Tutti mi dicevano che ero il migliore in città, ma la mia famiglia non vedeva di buon occhio il calcio. Loro sono molto religiosi e volevano qualcosa di diverso per me. All'inizio si sono opposti, ma poi hanno capito che era l'unica cosa che volevo e mi hanno aiutato".
Oggi guardano con grande orgoglio Manè mentre ubriaca le difese della Premier League e lo osservano da vicino quando torna in patria per rappresentare il Senegal. Ogni volta che indossa la maglia della nazionale ha l'occasione per mostrare a loro tutta la sua gratitudine. E raramente la spreca.
La sua carriera è stato un crescendo. Prima il Metz, poi il Salisburgo e il primo incontro con Jurgen Klopp, l'uomo del destino, che lo voleva già al Borussia Dortmund nel 2012 prima di portarlo al Liverpool.
"Ho detto soltanto a me stesso di lavorare duro, spingere al massimo, perché qualcosa di grande sarebbe successo prima o poi. L'ho fatto, sono andato al Southampton, ho giocato bene e Klopp mi ha voluto nuovamente".
Quando ha segnato il primo goal all'Emirates contro l'Arsenal, Manè ha corso subito verso la panchina saltando sulla schiena di Klopp. Un'esultanza quasi liberatoria per aver raggiunto un grande traguardo dopo un percorso difficile e travagliato.
"Ero così giovane e non è stato facile andare via. Mi mancava la famiglia, stare con mia madre e le mie sorelle. Ma per diventare un calciatore devi fare tutto questo e sapevo che questi giorni difficili mi avrebbero aiutato a raggiungere il mio obiettivo. Molte, moltissime persone con cui sono cresciuto, compresi calciatori di grande talento, non hanno avuto l'occasione che ha avuto io di diventare un professionista. Oggi sono qui, senza rimpianti, e vivo il mio sogno".
Un sogno che l'ha portato a vincere la Champions League, la Premier e il premio di miglior giocatore africanonel 2019, battendo Salah e Mahrez. Senza dimenticare lo straordinario quarto posto nella classifica del Pallone d'Oro dietro Messi, Van Dijk e Ronaldo.
Mané non aveva nulla, adesso ha tutto, ma è rimasto lo stesso ragazzo che ha fatto il suo primo provino da calciatore con le scarpe rotte.
"Perché dovrei volere dieci Ferrari, venti orologi e due aerei? Cosa faranno questi oggetti per me e per il mondo? Oggi con quello che guadagno grazie al calcio posso aiutare la mia gente, ho costruito scuole e uno stadio, fornisco vestiti, scarpe, cibo per le persone in estrema povertà. Preferisco che il mio popolo riceva un po' di ciò che la vita mi ha dato".


