È già trascorso un anno. Un anno dal goal di Bonucci, dal rigore sbagliato da Saka, dalla parata decisiva di Donnarumma, dalle mani di Chiellini che alzano la coppa. Europei indimenticabili. Anche per Roberto Mancini, che in un'intervista alla 'Gazzetta dello Sport' ripensa a quell'impresa, ma anche a quel che è venuto dopo.
"Un miracolo lo abbiamo fatto di sicuro - le parole del commissario tecnico dell'Italia - ma non solo in quell’Europeo: in tre anni e mezzo giocati alla grande. Capita che si vinca un grande torneo perché in quel mese va tutto bene: non è stato il nostro caso. Dietro c’era un percorso preciso: tante partite importanti, non solo sette".
Poi, tante delusioni: il secondo posto del girone di qualificazione dietro alla Svizzera, il terribile capitombolo contro la Macedonia del Nord. Mancini è stato sfiorato dall'idea di dimettersi più dopo il trionfo di Wembley o dopo il ko di Palermo?
"Più la seconda volta: mi sono trovato in una situazione molto difficile. Un po’ ci ho pensato dopo Wembley, ma c’era il Mondiale a poco più di un anno".
Di nuovo uno sguardo al passato, ai tanti match point sprecati negli ultimi mesi, alla mancata convocazione di Mario Balotelli per le gare decisive.
"Prima di giocare con la Svizzera avevamo avuto dieci infortunati, fra cui Immobile: per una partita così, in un momento della stagione faticoso, chiamare Mario ci poteva stare. Ma gli errori si fanno sempre, anche quando le cose vanno bene.
I rigori di Jorginho? Ero sicuro che segnasse: consideravo fuori da qualunque immaginazione che potesse sbagliare all’andata e al ritorno".
Nonostante la presenza del capocannoniere della Serie A, ovvero Ciro Immobile, l'Italia fa una fatica enorme ad andare a segno.
"Se servirà, non avremo problemi a cambiare tipo di gioco per favorire gli attaccanti: possiamo valutare anche di giocare con due punte invece che con una centrale e due esterni.
La difesa a tre? Si può lavorare pure su quella: non si vince per forza con un solo sistema. Ma recuperando Chiesa, e con Berardi in più, si può continuare anche così... Quel che conta è avere gente che giochi ad alto livello e arrivare al gol con il gioco, come abbiamo sempre fatto".
GettyUno sguardo ai singoli: Gianluca Scamacca, lo stesso Immobile, ma anche Nicolò Zaniolo.
"Gianluca al PSG una brutta notizia? No, no, anzi: glielo consiglierei senz’altro. Giocare all’estero regala esperienza, fa conoscere un calcio diverso, situazioni differenti. Aiuta a crescere.
Immobile? Ci ho parlato a maggio, pensavo potesse essere convocato ma mi ha detto che non stava bene: credo sarebbe venuto, a me non ha mai detto che non verrà più. Per me è l’attaccante che ha segnato di più negli ultimi anni.
Zaniolo? Deve capire la fortuna che l’ha accompagnato: in un lampo ha avuto Nazionale e Roma, non può perdere ancora tempo e occasioni. Disperdere le qualità che ha".
La chiusura è un pieno d'ottimismo.
"Da quando sono c.t. ho sempre avuto un obiettivo: vincere Europeo e Mondiale. Un anno fa, con la coppa in mano, mi ero detto: “Ne vinciamo uno dietro l’altro”. Pensavo a questo Mondiale, evidentemente non era questo. Ma continuo a pensare che ne vinceremo uno, sì".
