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Middlesbrough Sevilla Luis Fabiano Pep Marti UEFA cup final 2006Getty Images

Luis Fabiano, il 9 che giocava col 10: dai trionfi di Siviglia al sogno Milan

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L'anno di grazia è il 2009. Quello dell'epocale trasferimento di Cristiano Ronaldo al Real Madrid, ma anche della prima Champions League conquistata da protagonista da Leo Messi. A dicembre il Pallone d'Oro lo alza proprio l'argentino, seguito a ruota dal portoghese, costruendo un duopolio che si interromperà quasi un decennio più tardi. Scorrendo la lista, giù giù fino al sedicesimo posto, ci si imbatte in un brasiliano atipico, poco samba e molta concretezza, ma apprezzato anche per questo. Luis Fabiano è lì, in quell'anno. A giocarsi il trofeo individuale più prestigioso. Alla fine si prende una manciata di voti, appena 8, come Casillas e Vidic, ma vuoi mettere la soddisfazione?

Quel 2009, in cui si laurea capocannoniere della Confederations Cup venendo pure nominato miglior brasiliano d'Europa, rappresenta l'apice della carriera di Luis Fabiano. Centravanti duro e puro, matador senza troppi fronzoli, idolo del San Paolo e del Siviglia, sempre a un passo dal vertice dei vertici senza mai raggiungerlo veramente. Per dire: quand'è in Andalusia le voci su un suo trasferimento in un top club come il Milan si sprecano, ma rimangono tali. Quel matrimonio è troppo saldo per essere spezzato.

“Nel 2010 era tutto fatto con i rossoneri – ha ricordato qualche tempo fa alla 'Gazzetta dello Sport' – avevo parlato con Galliani trovando l’accordo, ma il Siviglia non accettò e non mi fece partire. Il rammarico è reso ancor più grande dal fatto che quell’anno i rossoneri vinsero lo scudetto…”.

Facile mettersi nei panni del Siviglia, in cui Luis Fabiano ha giocato dal 2005 al 2011. Gli spagnoli hanno puntato su di lui nonostante un curriculum europeo di bassissimo livello. Prima di quel 2005 gli unici veri acuti sono arrivati in patria, alla Ponte Preta e soprattutto al San Paolo, con reti a raffica che gli sono valse il soprannome di O fabuloso, “il favoloso”. Ma il grande salto si è sempre risolto in un nulla di fatto, prima al Rennes e poi al Porto, nonostante una Coppa Intercontinentale vinta contro i colombiani dell'Once Caldas.

Poi, d'incanto, qualcosa cambia. Luis Fabiano inizia a segnare a pioggia e non si ferma più. Alla fine saranno 104 goal in 225 partite, quasi uno ogni due gare. Fa coppia con il gemello Kanouté, che di lui dice: “È difficile trovare una coppia migliore della nostra”. Gioca con un giovane Dani Alves, con il futuro barcelonista Adriano, con il portiere goleador Palop (lo ricordate fiondarsi nell'area dello Shakhtar e segnare nel recupero?), con Enzino Maresca. E vince. Tanto. Anche un paio di Coppe del Re, una Supercoppa Europea e una Supercoppa spagnola.

È proprio in quegli anni che nasce il mito del “Siviglia League”, anche se nel 2005/2006 l'Europa League si chiama ancora Coppa UEFA. Gli spagnoli ne alzano due di fila, impresa addirittura migliorata da Unai Emery tra il 2014 e il 2016. Luis Fabiano arriva alla finale del 2005 da una stagione deludente da 5 reti in Liga e un paio in Europa, ma contro il Middlesbrough lascia il segno. È il primo passo verso un'ascesa inarrestabile: i 5 goal diventano 10 l'annata seguente, nella quale la squadra bissa il trionfo europeo e sfiora quello in campionato, e addirittura 24 nel 2007/08, senza titolo di Pichichi solo perché quella è la stagione della vita di Dani Guiza.

A quel punto è inevitabile che anche la Seleção si accorga di lui. Del resto sono anni piuttosto complicati, perché Ronaldo è a fine carriera e Adriano sta già portando avanti il proprio processo di autodistruzione. Luis Fabiano, che al Siviglia gioca con la 10 dei trequartisti ma è un centravanti da 15-20 goal stagionali in canna, è il profilo perfetto. Era stato convocato per la Copa America peruviana del 2004, poi ignorato per quasi un quadriennio. Torna sul finire del 2007, lascia subito il segno con una doppietta all'Uruguay alla seconda presenza e convince Dunga che sì, il 10 del Siviglia può essere allo stesso tempo il 9 del Brasile.

Luis Fabiano Brazil 2010Getty

Luis Fabiano viene convocato per i Mondiali sudafricani del 2010 e segna pure tre volte, di cui una alla Costa d'Avorio dopo un controllo con un braccio, con tanto di comico siparietto con l'arbitro a cui giura di essersi sistemato il pallone col petto. Rimarranno i suoi ultimi guizzi con l'amarelinha, ma pure qui le statistiche sono fabulose:45 presenze, 28 reti. Media di 0,62 che ne fa uno dei più prolifici dell'intero ventennio brasiliano. Media da Ronaldo (il Fenomeno) o Neymar, meglio di Adriano.

Normale, dunque, che il mercato chiami. In quegli anni Luis Fabiano è uno degli attaccanti più in voga. Il Milan fa di tutto per portarlo in rossonero, come già accennato. E su di lui, come ricordato recentemente dal giocatore a 'ESPN Brasil', si fionda anche il Real Madrid. Sogno frustrato proprio sul più bello.

“Ho fatto di tutto per andare al Real, non voglio mentire. Ma il trasferimento non si è concretizzato. Questi club sono così, se non riescono a prendere un giocatore hanno altre due o tre opzioni a disposizione. Il presidente del Siviglia non era uno che cedeva facilmente i calciatori. In quell'occasione, se non ricordo male, il Real prese van Nistelrooy”.

Il Siviglia, in sostanza, rimane l'unico club per cui Luis Fabiano sarà ricordato in Europa. In Brasile il nome del fabuloso è invece legato indissolubilmente a quello del San Paolo, che non è la sua prima squadra e nemmeno l'ultima, ma quella in cui il nostro ha dato il meglio di sé. Col Tricolor ha messo a segno 103 reti nel Brasileirão: nessuno come lui. È stato capocannoniere del campionato nel 2002 e della Libertadores nel 2004, edizione in cui i paulisti si sono fermati in semifinale contro la rivelazione Once Caldas. Ancor oggi figura al terzo posto nella classifica dei migliori marcatori del club, con 212 centri, dietro a Serginho Chulapa (lui, il flop del Brasile '82) e a Gino Orlando.

Le altre casacche indossate in Brasile da Luis Fabiano sono quelle della Ponte Preta e del Vasco da Gama, che nel 2017 lo ha preso dalla Cina ricavandone gli ultimi guizzi e le ultime reti della carriera. E sembrano davvero essere le ultime, perché la sua ultima presenza ufficiale risale al novembre di quell'anno. Nel 2018 e 2019 si è allenato con la Ponte, dove tutto è iniziato, ma senza firmare un contratto.

Poi c'è anche l'altro Luis Fabiano, l'attaccante polemico e fumantino che nel corso della propria carriera ha sfondato la doppia cifra delle espulsioni, con qualche episodio celebre come la scazzottata con l'uruguaiano Carlos Diogo in un Saragozza-Siviglia del 2007: contrasto sulla linea di fondo, qualche parolina poco simpatica, un paio di testa contro testa, poi iniziano a volare i pugni. Espulsi entrambi, naturalmente. E puniti con cinque giornate di squalifica ciascuno. Ma Luis Fabiano è sempre stato questo, prendere o lasciare. E a Siviglia e San Paolo hanno preferito puntare lo sguardo sul lato bello del suo carattere.

Nel dicembre del 2021 arriva la notizia del ritiro. A 41 anni il brasiliano ha deciso di dire addio al calcio giocato dopo una lunga carriera fatta di soddisfazioni, trofei e il rammarico di non essere riuscito a giocare con il Milan.

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