GOALInflazionata all'inverosimile, quella frase, quella sentenza. Sbaglia i rigori solamente chi ha il coraggio di tirarli. Una bella generalizzazione per difendere gli errori, nascondendo che tutti, prima o poi, devono presentarsi dal dischetto, in una lotteria dagli undici metri. Capita ai terzini, ai portieri, alla riserva della riserva capitato lì per caso, dopo l'ultimo cambio obbligato. La verità è un'altra: che anche ai migliori capita di sbagliare i rigori. Altra ovvietà, certo, ma più semplice e pura, più vera. Perché può influire un mondo di eventi, va analizzato il contesto, il modo in cui viene sbagliato. Sfortuna, strafottenza, tremore di gambe.
Fatto sta, che le attenuanti vengono spazzate via davanti ad un'analisi poco attenta ai dettagli, diciamo generalista. Prendiamo la figura di John Terry. Leader e capitano del Chelsea, uno dei centrali più importanti del terzo millennio, figura simbolo dei Blues, Londoner, Greater. Tutte queste qualità, dai titoli altisonanti alle indubbie capacità tecniche sul terreno di gioco, vengono spesso dimenticate allargando il discorso a ciò per cui è ricordato maggiormente, o in alternativa cambiando il discorso e puntando su errori&rigori.
Perché Terry ha vinto tutto col Chelsea, ha giocato un'era a Londra, ma l'episodio che lo rappresenta di più è quel rigore scheggiato sul palo. Segno di come nelle menti dei tifosi la negatività attiri di più della positività, così debole e noiosa, così perfettina. Il cattivo attira sempre di più dell'eroe, viene ammesso o no, ma rimane verità non scritta. Un feticismo del sogghignare davanti all'errore, memore della rabbia interna del genere umano.
Il rigore di Terry in finale di Champions contro il Manchester United è ciò che fa girare la testa al diretto interessato e fa parlare, sa di racconto e di epicità, di ciò che è caduto e in futuro, altra storia, riuscirà a rialzarsi. Un turbino di pensieri negativi da parte del difensore del Chelsea dopo quel tiro dagli undici metri, un episodio che ha fatto parte di sé per i successivi quattro anni, fino al bacio alla Champions League vinta sotto Di Matteo.
Un calcio dagli undici metri che farà parlare di sé per sempre, ricordando Terry come clown e pagliaccio che ha scherzato coi propri sogni (masochista) e con quelli dei propri tifosi. Si, ok John, sei stato un grande e ti applaudiremo, ma anche tu vai a sbagliare proprio la camminata più importante della nostra storia? Magari non te lo diciamo, ma la pensiamo così. Non si fa, e al diavolo la sfortuna, non vogliamo sentire ragioni.
Col senno di poi sono pieni i canyon, ma quel tiro cambia realmente la storia di tanti individui del pallone. Di mister Grant, che dopo quell'unica annata al Chelsea e la finale di Champions persa, inizierà una parabola discendente sedendosi su panchine sempre più tendenti a sciogliersi sotto la pioggia.
GettyDi Cristiano Ronaldo, che in quella serata è il primo a sbagliare il calcio di rigore dagli undici metri, dopo aver segnato nei tempi regolamentari. La rete a Cech sarebbe stata dimenticata da tutti, davanti a un penalty decisivo in negativo nella lotteria dei rigori. Forse sarebbe saltato persino il suo primo Pallone d'Oro, nonostante la Premier, la Scarpa d'Oro, la classifica marcatori della Premier e della Champions vinte.
Cambia la storia di Ballack, tenendola ancorata all'etichetta di eterno secondo. Già la mente del tedesco spaziava, tutte le prese in giro sull'avvicinarsi sempre alla medaglia d'oro prima di raccogliere da terra quella d'argento sembravano volare via. E invece ancora il secondo gradino del podio, in un'altra città, in un altro paese, in un'altra (cit.) sfortunata serie di eventi.
Scivola, scivola, scivola, Terry, e la sua mente si ferma, scivola via dal corpo, mentre mogio torna dai compagni di squadra in attesa che la lotteria dei rigori continui. Sbaglia anche Anelka, ma nessuno si ricorderà dell'errore del francese al cospetto di un piede che tocca l'altro tra la pioggia e il fango di Mosca, con Van der Sar a mostrare l'apertura di braccia e John le lacrime miste a pioggia.
Sembra quasi l'atto finale di Blade Runner, quella battaglia tra Chelsea e Manchester United, ai rigori, in finale di Champions League. I Red Devils sono Deckard che sembra sul punto di morire sotto la pioggia incessante, prima che Terry/Roy Batty decida di intervenire e rivoluzionare il pensiero degli altri su di sé.
Perché da quel giorno Terry non sarà solo il capitano coraggioso, ma anche la macchia del rigore sbagliato e la paura rappresentate dalle lacrime. Si scopre essere un uomo come tutti gli altri, capace di cadere, letteralmente, per poi rialzarsi, più avanti, letteralmente, saltando, al fianco di Drogba, Lampard, Cech, al ritmo della sola e unica Champions 2012 vinta.
Ha quarantadue anni Terry, e da quel 7 dicembre 1980 ha vissuto tante vite. Fino al rigore, solo positive, dopo tante cose vennero a galla per vedere l'effetto che fa. Impossibile sapere se proprio quel riscoprirsi cattivo anche agli occhi dei propri tifosi, abbia fatto scattare qualcosa in lui negli anni successivi.
GettyAccuse di razzismo, utilizzo della propria autovettura non proprio legale, scherzi pesanti e truffe ai danni di malcapitati al centro sportivo del Chelsea. Terry avrà episodi e anni particolari dopo Mosca, prima di riavere l'aureola dopo la vittoria della sua prima Champions. Da lì calma piatta, ciò che forse gli serviva per essere in pace con se stesso e con i suoi demoni derivanti dall'orrore di aver deluso milioni di fans.
Per molti è solo uno scivolone sulla pioggia, ma quel destro contro sinistro, il palo scheggiato, le lacrime fuse alla pioggia (e viceversa) sono simboli, sono gesti e modi che cambiano la vita di Terry, non solo sportiva, e di tanti colleghi. In una manciata di secondi tutto si ribalta, più del solito, come al solito.
Perché è successo, succede e succederà sempre, che il più piccolo dettaglio cambi tutto. Quello però sarà così evidente, fuori dagli schemi e martellante da avere il titolo di favorito nella corsa al modo più assurdamente diabolico di cancellare una storia oramai sul punto di essere pubblicata sulle note blu, in Blues.


