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Morata & MorenoAFP

L'Italia ritrova la Spagna tra voglia di rivalsa e consapevolezza: la Roja non è imbattibile

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Alla fine, o quasi, sarà ancora Italia-Spagna agli europei, nove anni dopo la sconfitta in finale degli azzurri a Euro 2012: non pensarci, giusto per qualche attimo, può essere utile. Rifletterci su, prendere come spunto quella gara terminata ancor prima di iniziare e renderla uno dei motivi di rivalsa per la Nazionale, che a Euro 2020 ha già offerto più dimostrazioni di riscatto legate al recente passato, può essere determinante.

E' passato fin troppo tempo da quell'1 luglio, da quella partita di Kiev: passati i giocatori (non tutti), passate le generazioni. Passate le delusioni, e non solo per gli italiani: all'indomani di Euro 2012 gli spagnoli hanno vissuto un incubo calcistico quasi senza fine. Contraccolpo micidiale ai tre trofei consecutivi messi in bacheca (europei del 2008, mondiali del 2010, quindi europei del 2012). Insomma: Italia-Spagna sarà una di quelle sfide tra due squadre che non vogliono solo vincere per andare avanti, ma anche per se stesse e per sbattere la porta in faccia alla sfortuna calcistica, lasciandosela alle spalle.

Pochi giorni dopo la finale di Kiev, il mondo calcistico è arrivato a chiedersi persino se quella nazionale, che da Luis Aragonés a Vicente del Bosque si è resa protagonista di qualcosa di unico, fosse una delle più forti della storia, paragonandola al Brasile del anni '70: paragoni a parte, in realtà il punto più alto della Roja coincide con l'inzio di uno dei periodi più bui della stessa. Ai Mondiali del 2014, in Brasile, la Spagna viene eliminata al primo turno, nel girone con Olanda, Cile e Australia: nel 2018, in Russia, non supera gli ottavi di finale, perdendo ai rigori contro la Russia.

Tra le due competizioni, però, un ricordo che fa sorridere gli italiani: a Euro 2016, in Francia, gli spagnoli si trovarono di fronte l'Italia di Antonio Conte, al vantaggio di Giorgio Chiellini arrivò il raddoppio di Graziano Pellè quasi allo scadere, con esultanza sfrenata dell'allora commissario tecnico azzurro e di tutti i giocatori, allo Stade de France. Da lì, Italia e Spagna sono cambiate parecchio.

Pellè Piquè Italy Spain Euro 2016Getty Images

Passate diverse generazioni, la Roja riprende il filo rosso, calcistico, della tradizione, pur con qualche difficoltà legata all'inserimento di giocatori ancora giovani, ma di sicura prospettiva. Luis Enrique, tornato alla guida della nazionale nel 2019, dopo aver affrontato una delle battaglie personali più difficili in assoluto, ha costruito, mattone dopo mattone, una squadra che ha dovuto fare i conti in primis, come accennato, con un netto ricambio generazionale: quindi, si è presentato a Euro 2020 spiazzando tutti. Nessun giocatore del Real Madrid tra i convocati, per la prima volta nella storia. Bel coraggio.

E si sa, come vanno queste scelte: se gira male passi dalla parte del torto, praticamente subito. La Spagna esordisce con uno sterile 0-0 contro la Svezia, mostrando sì una certa fluidità di gioco, ma poca incisività in avanti: alla seconda pareggia ancora, 1-1, contro la Polonia. Piovono critiche: per alcuni serve un miracolo, per altri il destino è già scritto. La Roja rimane la Roja, nonostante tutto: 0-5 alla Slovacchia, tornano i sorrisi. Turno passato, così come gli ottavi: superati ai supplementari contro la Croazia, con una gran prestazione di Morata, aspramente attaccato in patria.

La partita contro la Svizzera ai quarti è la perfetta fotografia di ciò che è la formazione di Luis Enrique: a tratti molto brutta, dal punto di vista del gioco e non solo, a tratti fragile in difesa. Poi si sveglia, ricorda di essere la Spagna e si comporta da tale: sbagliando troppo, a volte, ma creando pericolosità. Contro il gruppo di Petkovic passa in vantaggio (con l'autorete di Zakaria), quindi viene raggiunta da Shaqiri proprio quando sembra essere in controllo. Nei tempi supplementari viene fuori quasi fosse la migliore squadra del torneo, con consapevolezza e intelligenza, ma una volta davanti a Sommer si sgretola.

Spagna XIGoal

Insomma: una squadra non troppo costante. Concetto palesato dai numerosi cambi di formazione da parte di Luis Enrique, alla continua ricerca di una quadra che possa trasformare la Spagna in quella capace di mettere a segno dieci goal in due partite (contro Slovacchia e Croazia), senza però concedere molto dietro (in questo senso, manca un giocatore alla Ramos, Puyol o Piqué, a cui Laporte e Pau Torres, entrambi mancini tra l'altro e sulla stessa linea, non riescono proprio ad avvicinarsi). In mediana attenzione massima a Pedri: un giorno potremmo parlare di lui come di uno dei più grandi al mondo.

Limitiamoci al presente: alla sfida nella sfida tra due 4-3-3 diversi nella sostanza, ma simili per idea di calcio. Simbolicamente anche questo un punto di svolta generazionale: lontani dal catenaccio, se non quando serve, con coraggio. La Spagna non è imbattibile, ma è mossa da motivazioni forti: come l'Italia, d'altronde, ma senza la voglia di rivalsa per una finale persa nove anni fa che ritorna presente e diventa tema e spinta per il futuro.

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