E' stata una vita spesa per il calcio, quella di Bearzot. Prima da calciatore, poi da allenatore, il suo stile è stato sempre lo stesso: poche parole, tanti fatti. Con sgli scarpini al piede ha fatto la storia del Torino, dopo essere passato per Inter e Catania. Nove anni in granata nell'epoca della difficile ricostruzione del Toro post-Superga, anche da capitano. Per lui, mediano vecchia maniera, anche una presenza in azzurro. Quell'azzurro che negli anni '80 l'avrebbe reso una leggenda vivente.
Sempre in granata inizia la sua carriera di allenatore, come assistente di Rocco e Fabbri. Poi la prima esperienza vera. Anzi, l'unica: quella alla guida del Prato, stagione 1968-69. Da lì in avanti, solo Nazionale. Prima l'Under 23, una breve parentesi ideale per prepararsi allo sbarco sulla panchina dell'Italia dei grandi. Inizialmente come assistente di Valcareggi e Bernardini, poi - dal 1975 - come commissario tecnico. Il suo regno in azzurro è stato forse il più ricco di soddisfazioni di tutta la storia del calcio italiano, nonostante critiche e incomprensioni.
Nel Mondiale del 1978 giocammo il miglior calcio pur senza trionfare, nell'Europeo del 1980 proseguimmo sulla stessa strada. Le premesse ideali per la vittoria nel Mundial 1982, insperata dopo i primi pareggi e il clima di tensione instauratosi tra la stampa e i nostri ragazzi. Fu naturalmente il 'Vecio' l'uomo decisivo: diede tranquillità alla squadra compattando il gruppo ed isolandolo da tutto il resto tramite il silenzio stampa, uno dei primi della storia. Fu la mossa vincente. Argentina, Brasile, Polonia e Francia, tutte ko. Italia campione, il mondo ai nostri piedi.
Un trionfo che ha reso Bearzot uno dei miti del nostro calcio, indipendentemente dal flop di Messico 1986. Anche per la scelta di eclissarsi dopo l'addio alla Nazionale, a causa del processo degenerativo di un mondo che non riconosceva più come il suo. E' andato via in silenzio - da recordman di panchine azzurre -, lasciando tutti nel giorno in cui ricorreva l'anniversario della morte di Vittorio Pozzo, altro grande commissario tecnico dell'Italia del Novecento. Chiamatelo segno del destino...
