Pubblicità
Pubblicità
GFX Leonardo InterGoal

Il Leonardo dell'Inter: 5 mesi e una Coppa Italia in bacheca

Pubblicità

18 dicembre 2010. Ad Abu Dhabi l'Inter si gioca il titolo di campione del mondo contro i congolesi del Mazembe ma, tra i nerazzurri, si respira aria di rivoluzione imminente: Rafa Benitez è un 'dead man walking' e, nonostante il netto 3-0 finale, Massimo Moratti gli dà il benservito.

Troppo pesanti, nel computo delle valutazioni del presidente, i soli 23 punti conquistati in 15 gare di campionato, uniti ad una qualificazione agli ottavi di Champions avvenuta da seconda forza del girone alle spalle del Tottenham. La scelta del sostituto si concentra su un profilo insospettabile, da sempre accostato alla storia del Milan: Leonardo Nascimento de Araujo.

Sì, proprio quel Leonardo che l'anno prima ha guidato i rossoneri al terzo posto in campionato, dopo averne ricoperto il ruolo di consulente di mercato e indossato addirittura la maglia in due distinti periodi a cavallo tra gli anni '90 e '00. Una bandiera del Milan sulla panchina dell'Inter, scenario che nessuno avrebbe mai potuto immaginare.

E invece Leonardo non ha alcuna esitazione ad accettare la proposta di Moratti e a firmare un contratto valido fino al 30 giugno 2012: il 24 dicembre 2010, appena sei giorni dopo la sbornia mondiale di Abu Dhabi, l'Inter ha un nuovo e inimmaginabile condottiero.

I tifosi dell'altra parte del Naviglio, dal canto loro, sono inviperiti e non gli risparmiano le accuse di tradimento verso il club che lo ha portato in Italia nel 1997 e con cui ha vinto uno Scudetto due anni più tardi. Parole al vento per Leonardo che, nella conferenza stampa di presentazione, si lascia trasportare da un entusiasmo contagioso.

"Non cercavo un lavoro, cercavo un sogno: non credo ci sia una sfida più grande di questa. Allenare l'Inter è una meravigliosa opportunità anche per il rapporto con il presidente, nato inaspettatamente e in modo disarmante. Non potevo dirgli di no".

Per Leonardo sta per iniziare una seconda vita: la prima, vissuta con i colori rossoneri addosso, è acqua passata ma non del tutto dimenticata.

"Ho sempre cercato di essere libero e di dire ciò che penso, cerco sempre la mia identità. Col Milan ho tante cose in comune e non dimenticherò mai quella società. La ringrazierò per tutta la vita perché lì ho giocato, fatto il dirigente e allenato. Capello e il Milan mi hanno portato qui. Galliani è una persona che stimo tantissimo, le diversità ci sono ovunque".

Leonardo Inter Milan 2011 15 03 2019Getty Images

Il compito di Leonardo nella Milano nerazzurra è chiaro: fare bene in Champions e, soprattutto, lanciare l'assalto al primo posto in campionato, occupato proprio dal Milan. La missione non è delle più semplici: l'inizio ad handicap ha allontanato l'Inter dalla vetta, distante 13 punti ma con due partite ancora da recuperare. Difficile ma non impossibile.

Le speranze, in un primo momento minime, si moltiplicano col passare delle settimane: l'esordio col Napoli (3-1) è vincente, seguito da altre quattro gare concluse con un successo. Il primo stop arriva il 23 gennaio 2011 sul campo dell'Udinese (3-1), mentre il 13 febbraio è la Juventus di Delneri ad avere la meglio (1-0) nel derby d'Italia.

Nonostante qualche fisiologico incidente di percorso, l'Inter macina vittorie e rosicchia punti preziosi al Milan , rendendo il suo primato sempre più vacillante. La gara della possibile svolta (e del sorpasso) è datata 2 aprile 2011: a San Siro si gioca il derby della Madonnina e, in caso di trionfo, il 'Biscione' si porterebbe al primo posto con un punto di vantaggio.

Quasi uno scherzo del destino per Leonardo, accolto con cori e insulti dal suo ex popolo e costretto ad inseguire dopo soli 43 secondi di gioco, quanto basta a Pato per siglare la rete dell'1-0. L'Inter spinge, ma Abbiati e lo scarso cinismo sottoporta si rivelano un muro invalicabile; ad inizio ripresa, Chivu si fa anche espellere da Rizzoli per fallo da ultimo uomo e la salita diventa ancora più ripida, fino al raddoppio del solito Pato e al tris su rigore di Cassano, poi espulso nel recupero per somma di ammonizioni.

Cinque punti da recuperare a sei giornate dal termine: per lo Scudetto è quasi finita, ma c'è ancora la Champions League dove l'Inter ha eliminato agli ottavi il Bayern Monaco, al culmine di una rimonta (quella sì, riuscita) nel match di ritorno in Baviera. Ai quarti, tre giorni dopo la debacle cittadina, l'avversario è lo Schalke 04, probabilmente una delle più deboli del lotto delle squadre rimaste in lizza per la vittoria finale.

Evidentemente, però, il bruciante k.o. nel derby ha lasciato il segno e l'eurogoal da centrocampo di Stankovic dopo un minuto è soltanto pura illusione: i tedeschi pareggiano con Matip e subiscono il 2-1 di Milito, prima dei sigilli di Edu (doppietta) e Raul. Completa il quadro della serata 'horror' anche l'autorete di Ranocchia, la fotografia perfetta di una stagione gettata via nel giro di 72 ore.

Un uno-due micidiale da 'knockout', accentuato dal nuovo passo falso nel ritorno di Gelsenkirchen che, di fatto, estromette dalla Champions League l'Inter campione in carica. Leonardo finisce improvvisamente sulla graticola, ma ciò non gli impedisce di portare a casa quantomeno la seconda piazza in campionato e la settima Coppa Italia della storia del club, tutt'ora ultimo trofeo in assoluto vinto dall'Inter.

Inter LeonardoGetty

Il 29 maggio 2011, all'Olimpico di Roma, si consuma la fine del rapporto tra il brasiliano e la società che, contro ogni aspettativa, gli ha affidato la panchina: il 3-1 al Palermo consente di concludere la stagione con una gioia, minima sì, ma comunque non trascurabile.

I giorni successivi saranno caratterizzati dalla profonda incertezza di Leonardo sul prosieguo dell'avventura, dubbi sfociati definitivamente nell'addio annunciato dall'Inter il 1° luglio: all'orizzonte la possibilità di operare da dirigente all'ambizioso PSG, richiamo troppo forte per passare inosservato. Lo stesso richiamo che, qualche mese prima, lo aveva convinto ad accettare una sfida contro tutto e tutti.

Pubblicità
0