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Legacy - Redenzione: la rinascita dello "stupid boy" David Beckham dopo la caduta con l'Inghilterra ai Mondiali 1998

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Il David Beckham che il mondo conosce oggi è molto diverso da quello che salì alla ribalta prima della fine del XX secolo. C’è una costante, tuttavia, ed è che è stato e sarà sempre una superstar, nel bene e nel male. Era e rimane l'incarnazione di un vecchio slogan del Manchester United: “Hated. Adored. Never ignored”. "Odiato, adorato, mai ignorato". Beckham è stato uno dei primi calciatori celebrità, un pioniere nell’interessarsi dell’extracampo e nel puntare tutto sulla propria "immagine".

Alla fine dell'estate del 1998, quell'immagine però era diventata sinonimo di vergogna. Sì, perché Beckham, in sintesi, era l'uomo più odiato d'Inghilterra. Tutto per un colpo di testa, un momento di stizza che gli rivoltò contro un'intera Nazione. Col senno di poi, può sembrare tutto piuttosto stupido. Tuttavia, quello fu un momento cruciale nella carriera e nella vita di Beckham. Nel linguaggio moderno, si può definire un "evento canonico" e insieme un ricordo indelebile. Quell'ottavo di finale del Mondiale tra Inghilterra e Argentina avrebbe dovuto essere uno spettacolo ricordato semplicemente per il calcio espresso in campo, ma è passato alla storia soprattutto per un cartellino rosso che ha spostato, anche se di poco, l'equilibrio dell'universo.

Questa è la storia del momento più brutto della carriera di Beckham e di come si sia ripreso, diventando uno dei giocatori più popolari di tutti i tempi.

Manchester United v West Ham United Premier League 1997Getty Images

L'ASCESA DI UNA SUPERSTAR

Quando arrivarono i Mondiali del 1998, Beckham era titolare nel Manchester United già da tre anni. Faceva parte della famosa "Classe del '92" insieme ai compagni delle giovanili Paul Scholes, Ryan Giggs, Nicky Butt, Gary e Phil Neville. Era l'alba di una nuova era per i Red Devils, che vinsero la stagione inaugurale della Premier League, nata dalla scissione con la Football League e volta a garantirsi un futuro più solido.

Sotto la guida del leggendario Sir Alex Ferguson, lo United divenne la forza dominante in Inghilterra. L’allenatore scozzese trasmetteva una cultura fatta di disciplina e dedizione al lavoro che Beckham seguì alla lettera, passando ore infinite sul campo d’allenamento a perfezionare la sua tecnica, lavorando sul suo stile di gioco, impreziosendolo. Questo impegno, misto a un pizzico di magia e talento grezzo, lo ha reso uno dei migliori battitori di punizioni che il calcio abbia mai visto.

Beckham entrò stabilmente a far parte della prima squadra dello United durante la stagione 1995/96, culminata con la vittoria del titolo, ma è in quella successiva che lasciò il segno. Fu nominato “Giovane dell’anno della PFA” nell’annata 1996/97 e debuttò con la Nazionale inglese poche settimane dopo la fine dell’Europeo del 1996. Quello giocato in casa e terminato con la sconfitta in semifinale contro la Germania.

David Beckham England 1997Getty Images

PRESAGI DI UN INCUBO

Nonostante non avesse collezionato presenze con l'Inghilterra prima del settembre 1996, Beckham divenne inamovibile una volta entrato a far parte dei Three Lions. Giocò ogni singola partita di qualificazione per la fase finale dei Mondiali del 1998, anche se arrivò al torneo in un clima di polemiche.

Beckham aveva vinto la classifica degli assist della Premier League per la prima di tre volte in carriera, ma lo United era stato beffato nella corsa al titolo dall'Arsenal e il CT dell'Inghilterra, Glenn Hoddle, non era soddisfatto della mentalità dell'ala inglese alla vigilia del Mondiale in Francia. Si ipotizzava che la sua mente fosse distratta e concentrata sull'imminente matrimonio con la cantante delle Spice Girls, Victoria Adams.

“Non sembra troppo concentrato sulla Coppa del Mondo”, dichiarò Hoddle per spiegare l'esclusione di Beckham dai titolari nelle prime due partite della fase a gironi. “Deve imparare a darsi una calmata. Prima imparerà, più forte diventerà come giocatore”.

Tutto ciò, però, venne smentito dal giocatore stesso quando il botta e risposta si spostò alla sfera pubblica. “Sono sempre rimasto concentrato sul calcio”, ribatté Beckham. “È sempre venuto prima di tutto il resto. Non si intromette nulla. Avevo solo bisogno dell'opportunità di scendere in campo e mostrare cosa so fare. Quell'opportunità mi è stata data, tra l’altro nel ruolo che preferisco, e ho fatto del mio meglio per l'Inghilterra”.

La risposta di Beckham arrivò alla vigilia della sfida degli Ottavi di finale contro l'Argentina. Per molti tifosi inglesi, l'eliminazione subìta per la 'Mano de Dios' di Diego Maradona dodici anni prima era ancora un ricordo fresco. Era una partita che l'Inghilterra non poteva permettersi di perdere. Il Paese non avrebbe permesso a quella rosa di 23 uomini di tornare a casa se non da vincitori di quella gara, a prescindere da cosa sarebbe successo nel resto del torneo.

Ciò che seguì fu una delle partite di Coppa del Mondo più memorabili di tutti i tempi.

WORLD CUP-BECKHAM OFFGetty Images

LA BATTAGLIA DI SAINT-ÉTIENNE

La FIFA schierò i “pezzi da novanta” per gestire quella che si preannunciava come una tempesta. Come arbitro venne designato l’esperto e affidabile Kim Milton Nielsen, mentre l’Argentina cercò di dar via ad alcuni giochi psicologici pre-partita chiedendo di giocare con la seconda maglia, quella blu scuro, nonostante fosse la squadra di “casa”, convinta che contro gli inglesi avrebbe portato fortuna.

Dopo cinque minuti dal fischio d'inizio, l'Albiceleste passò in vantaggio. David Seaman stese Diego Simeone all'interno dell'area e all'Argentina venne assegnato un rigore, che l’implacabile bomber Gabriel Batistuta scaraventò in rete. Tuttavia, nell'azione successiva, anche l’Inghilterra guadagnò un rigore dopo che Michael Owen venne atterrato da Roberto Ayala. Alan Shearer trasformò dagli undici metri.

Lo stesso Owen finì sul tabellino dei marcatori al 16’, superando ogni avversario e siglando uno dei goal più iconici nella storia dei Three Lions. L’Inghilterra, però, non riuscì a mantenere il vantaggio fino all'intervallo, visto il pareggio di Javier Zanetti sugli sviluppi di uno schema su punizione nei minuti di recupero.

Quei primi 45 minuti mozzafiato, che parvero durare un'eternità, giunsero infine al termine, ma la serata di Beckham finì appena sessanta secondi dopo la ripresa. Durante un contrasto su una palla alta, l’inglese cadde dopo aver ricevuto una gomitata alla schiena da Simeone, che lo tenne poi a terra per un secondo di troppo, tanto per gradire. Beckham, che all'epoca aveva solo 23 anni, reagì colpendo con il tallone il futuro allenatore dell'Atletico Madrid.

Sfortunatamente per lui, tutto ciò accadde proprio sotto gli occhi vigili dell'arbitro Milton Nielsen. A Simeone fu mostrato il cartellino giallo, che Beckham avrebbe pure sperato di ricevere, se non fosse che il fischietto danese mise mano al taschino posteriore ed estrasse il rosso.

Espulso. Inghilterra in dieci uomini. Anche se ci fosse stato il VAR all'epoca, probabilmente non avrebbe portato a una review per annullare la decisione. Beckham cadde nelle provocazioni di Simeone perdendo, proprio come avrebbero fatto, di lì a poco, i Three Lions contro l'Argentina. Come già accaduto in molte occasioni prima e dopo, l'Inghilterra fu sconfitta ai rigori.

E l'uomo che il Paese intero incolpò fu proprio Beckham.

David BeckhamGetty Images

NEMICO PUBBLICO NUMERO UNO

"10 leoni eroici, un ragazzo stupido”: così recitava il più spietato dei titoli il giorno dopo l'eliminazione dell'Inghilterra. Quel titolo era opera del Mirror, che non fu l'unico a indicare Beckham come il principale responsabile della sconfitta dei Three Lions. “Beck-home” fu la versione del Sun, mentre il Daily Mail titolò: “Un momento di follia che è costato le speranze per la Coppa”, accompagnato dalla foto dell’accaduto.

Beckham non aveva certo tirato un pugno in faccia a Simeone. Non aveva perso la testa né si era lasciato sopraffare dalla rabbia. L'infrazione veniva tecnicamente classificata come “condotta violenta”, ma l'aggettivo “violenta”, in questo caso, veniva usato in modo decisamente esagerato. L'Inghilterra era persino riuscita ad arrivare fino ai rigori, con i tiri dal dischetto che la eliminarono per il terzo torneo consecutivo, eppure l'attenzione è rimasta tutta sull'azione di un solo giocatore, avvenuta al 46’ minuto.

L'opinione pubblica seguì la scia tracciata dalla stampa. Ad accompagnare il titolo del Mirror c'era l'immagine di un bersaglio per freccette, e questo anticipò quanto sarebbe diventato violento il sentimento contro Beckham. Vennero bruciati e impiccati manichini con le sue sembianze, ricevette minacce di morte e un sondaggio radiofonico di Manchester sostenne che il 61% dei tifosi non voleva che vestisse mai più la maglia della Nazionale.

Beckham non si nascose, scegliendo invece di affrontare la situazione. “Questo è senza dubbio il momento peggiore della mia carriera”, dichiarò subito dopo. “Mi pentirò per sempre. Ho chiesto scusa ai giocatori e allo staff dell'Inghilterra e voglio che ogni tifoso inglese sappia quanto mi dispiaccia profondamente. Ero nel tunnel e da lì ho guardato gli ultimi minuti e la tremenda tensione dei calci di rigore. È stato peggio di ogni altra cosa. È stato allora che ho capito pienamente cosa avessi fatto. Continuavo a pensare che, se fossi stato là fuori, sarei stato uno dei rigoristi. Gli altri avevano fatto così tanto senza di me e io li avevo delusi disperatamente”.

Al ritorno tra i club con lo United, Beckham venne regolarmente fischiato e schernito dai tifosi avversari. Persino quando tornò a vestire la maglia dell'Inghilterra, i suoi stessi sostenitori gli si rivoltarono contro.

Durante la sconfitta per 3-2 contro il Portogallo a Euro 2000, partita in cui Beckham servì gli assist per entrambi i goal inglesi, venne letteralmente tormentato dai propri tifosi. Dopo due anni di insulti, l'esterno si lasciò sopraffare dall’emotività e alzò il dito medio verso chi non lo lasciava in pace. Se in precedenza i media lo avevano massacrato per le sue azioni, in questa occasione scelsero di stare dalla sua parte, forse timorosi dei danni che avevano già causato in passato.

SOCCER-MANCHESTER BOAVISTAGetty Images

LA LOTTA CONTRO LA DEPRESSIONE

Nel documentario Netflix del 2023 incentrato su Beckham e Victoria, che ha affermato che il suo allora fidanzato era "clinicamente depresso", l'ormai ex esterno della Nazionale inglese ha ammesso che quelli sono giorni che ancora oggi vorrebbe poter dimenticare.

"Vorrei che ci fosse una pillola in grado di cancellare certi ricordi", ha dichiarato. "Ho commesso un errore stupido. Ha cambiato la mia vita. ‘Cosa provi per aver deluso il tuo Paese?’, ‘Sei una vergogna', dicevano. Eravamo in America, stavamo per avere il nostro primo figlio, e pensavo: ‘Andrà tutto bene, tra un giorno o due la gente se ne sarà dimenticata’. Non credo di averne mai parlato, semplicemente perché non ci riesco. Trovo difficile spiegare a parole quello che ho passato perché è stato qualcosa di estremo. Ovunque andassi, venivo insultato ogni singolo giorno. Camminare per strada e vedere le persone guardarti in un certo modo, sputarti addosso, offenderti, venirti faccia a faccia e dirti alcune delle cose che mi hanno detto... è dura. Non mangiavo, non dormivo. Ero a pezzi. Non sapevo cosa fare. Il capo (Ferguson) mi chiamò. Mi chiese: 'David, come va?'. Credo di essermi commosso. Mi disse: 'Come stai, figliolo?'. Risposi: 'Non bene, capo'. E lui: 'Ok, non preoccuparti, figliolo'. In campo, poi, mi sentivo al sicuro”.

England v Greece 2002 World Cup QualifierGetty Images

LA STRADA VERSO LA REDENZIONE

Tra i brusii e le critiche personali, Beckham riuscì comunque a proseguire per la sua strada, diventando uno dei migliori giocatori al mondo, in quel periodo. Arrivò secondo nelle votazioni per il Pallone d'Oro nel 1999, l'anno in cui lo United conquistò il primo treble nella storia del calcio inglese. Divenne celebre in tutto il mondo per i suoi calci di punizione e per la sua abilità nei cross, tanto che nel 2001 venne prodotto un film — Sognando Beckham. Nella sua vita c'era molto altro rispetto a ciò che era accaduto in quella serata del 1998.

Eppure, Beckham sperava ancora in un applauso dei tifosi inglesi. Voleva ancora rimediare ai suoi errori passati. La decisione di nominarlo capitano dei "Tre Leoni" nel novembre 2000 fu tutt'altro che universalmente apprezzata, ma venne comunque accettata. Con la nomina di Sven-Göran Eriksson come primo CT straniero dell’Inghilterra, si diffuse la speranza che questo gruppo potesse porre fine a decenni di delusioni e portare a casa un trofeo.

Nonostante la vittoria in trasferta per 5-1 contro la Germania nelle qualificazioni ai Mondiali, l'Inghilterra doveva ancora conquistare un punto contro la Grecia nell'ultima giornata per assicurarsi il posto alle fasi finali in Giappone e Corea del Sud, nel 2002. Incredibilmente, i Tre Leoni nei minuti di recupero, a Old Trafford, erano sotto 2-1.

A pochi secondi dalla fine, ai padroni di casa fu assegnata una punizione a poco meno di 30 metri dalla porta. C'era solo un uomo giusto per quell'occasione. Era il momento della verità. Tre anni di dolore e rabbia potevano essere cancellati semplicemente da un tocco del suo scarpino destro, questa volta indirizzato verso un pallone anziché un avversario.

Beckham si fece avanti, e il resto è storia.

"Non ci credo”, disse il commentatore Gary Bloom in preda all'incredulità. "David Beckham segna il goal che porta l'Inghilterra alle fasi finali della Coppa del Mondo! Conferite il titolo di sir a quell'uomo!".

L'Inghilterra così va ai Mondiali e, incredibile ma vero, venne sorteggiata di nuovo contro l'Argentina, questa volta nella fase a gironi. E questa volta, a vincere fu Beckham.

Come già accaduto, Owen si guadagnò un rigore, atterrato da Mauricio Pochettino, oggi ex allenatore di Tottenham e Chelsea. Non c'erano dubbi su chi avrebbe battuto.

"Tenete fermi i calici e i bicchieri a casa", disse l'immortale John Motson dalla postazione di commento mentre Beckham faceva un ultimo respiro profondo tra sé e sé. "Ora potete romperli. Beckham ha segnato!", fu la frase successiva.

Gli inglesi vennero eliminati ai Quarti di finale dai futuri vincitori del Brasile, nonostante la Seleção avesse giocato per oltre 40 minuti in  dieci uomini dopo l'espulsione di Ronaldinho. 

Il digiuno di trofei dei Tre Leoni continua ancora oggi, con la "Golden Generation" che non è riuscita a conquistare titoli. Ma Beckham ebbe il suo momento di rivalsa. Non era più un nemico dell'Inghilterra, bensì un eroe e insieme una leggenda. Ad oggi, solo due uomini, Peter Shilton e Wayne Rooney, hanno collezionato più presenze con la Nazionale inglese.

Beckham è uno dei volti più riconoscibili dello sport in tutto il mondo, visto come un pioniere e un leader capace di dare l'esempio piuttosto che come un semplice giocatore. Oltretutto, è considerato un ambasciatore ufficioso del suo Paese durante i suoi numerosi viaggi all'estero.

Ha concluso la sua carriera con un totale di 146 goal in 724 partite, vincendo 17 trofei e giocando in club di cinque Paesi diversi: United, Preston North End, Real Madrid, LA Galaxy, Milan e Paris Saint-Germain. Il caos per quanto avvenuto nel 1998 viene ormai ricordato più dell'odio effettivo che ci fu verso Beckham, dimostrando una volta per tutte che è riuscito a sconfiggere i suoi demoni.

Ah, e finalmente ha ricevuto il titolo di cavaliere, conferitogli da Re Carlo III nel 2025. Sorga, Sir David Beckham.

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