"Uomini forti, destini forti; uomini deboli, destini deboli. Non c'è altra strada".
Da Certaldo con furore. Nel curriculum di Luciano Spalletti trovi di tutto: vittorie, sconfitte, alti, bassi, trofei e parentesi bizzarre diventate virali. Carattere e personalità da vendere che accompagnano la carriera in panchina dell'allenatore del Napoli sul prato verde, in sala stampa e davanti alle telecamere.
"Dante mi avrebbe messo nel girone degli orgogliosi".
Riavvolgi il nastro e ti balza alla mente quanto avviene nell'avventura allo Zenit: a San Pietroburgo Spalletti è una sorta di Zar, la Russia pallonara impara ad apprezzarlo grazie a titoli ottenuti e un imprinting 'naif' di uno che non si fa mai problemi a dire e fare ciò che sente. Al di là di critiche e giudizi, Spalletti è Spalletti: senza maschere, vero, sanguigno, speciale a modo suo.
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GettyE allora vederlo correre senza maglietta verso la Curva dello Zenit a meno non so quanti gradi, circondato da strati di neve e avvolto da un freddo clamoroso, non deve stupire: campionato vinto e promessa di denudarsi per far festa mantenuta, una 'follia' che coinvolge anche il resto dello staff. Per i russi meglio di un Chianti, un Montepulciano o un Morellino.
Corsa tra la neve a parte, l'esperienza di San Pietroburgo regala altre gemme: dopo un Dinamo Mosca-Zenit, big Luciano perde le staffe. Prende il goal del pareggio a recupero scaduto (4' assegnati, 1-1 incassato a 94:50) e nell'intervista post-partita si scatena. Povero traduttore, imbarazzato e incapace di riportare in madrelingua lo sfogo di uno Spalletti fuori di sè nei confronti del direttore di gara e del malcapitato giornalista.
"Emozioni? Quale emozioni?! Ma che cazzo dice??? Quattro minuti di recupero, 30 secondi per la sostituzione: 4:30. Se si fanno le cose regolari va tutto a posto. Perchè l'ha fatta durare 20 secondi in più? Perchè gli fa piacere così! Io l'ho già detto che a lui (l'arbitro, ndr) non gli sto simpatico e anche oggi l'ha fatto vedere".
Analisi colorita e via, coi nervi a fior di pelle per una vittoria sfumata tra le polemiche.
E la lite con Hulk a San Siro? Si gioca Milan-Zenit di Champions, i russi vincono 1-0 contro un Diavolo già qualificato e si assicurano il terzo posto nel girone che vale l'Europa League. Sarebbe una notte in cui sorridere, Spalletti invece litiga.
Hulk viene sostituito a 10 minuti dalla fine e mostra al tecnico di non aver gradito, ma sbaglia persona. Già, perchè Luciano, dopo aver tentato di dargli una pacca affettuosa sulla schiena, cambia radicalmente espressione non appena il brasiliano si lamenta platealmente: dito puntato verso l'attaccante, come a dire "ci vediamo dopo". Il dopo, si traduce nelle dichiarazioni infuocate del post-gara.
"Hulk può dire ciò che gli pare, ma bisogna rispettare i ruoli. Sono vent'anni che alleno e non mi creo problemi, se è necessario lo cambio lo stesso e faccio ciò che mi pare".
"Se lo sostituisco è perchè non sono felice di come ha giocato, se poi si crede indispensabile al di là del risultato si sbaglia. Se vuole andar via non è un problema, pensate che il nostro presidente mi ha mandato un sms facendomi i complimenti per i cambi effettuati...".
E Hulk?
"Sono una testa calda, ammetto di aver sbagliato, ma è sempre dura per un giocatore accettare di uscire. Sto bene allo Zenit, la città è bella e la mia famiglia sta bene, ma se non si risolve la situazione con l'allenatore potrei lasciare San Pietroburgo".
Uno strappo all'epoca ricucito, quella notte di San Siro però per lo Zenit si rivela una bomba ad orologeria (poi disinnescata). Un po' come avvenuto a Roma, in un romanzo diviso in due capitoli.
Sia nel primo che nel secondo, lo Spalletti giallorosso lascia il segno e regala perle. Oltre alle due Coppe Italia, alla Supercoppa Italiana e al 4-2-3-1 con Perrotta '10', impossibile non ricordare il rapporto croce e delizia con Totti e Cassano.
FantAntonio, tra l'altro, a 'Bobo TV' un anno fa ha raccontato quanto successo non appena incrociato Spalletti.
"Era il primo giorno di ritiro in Austria, il primo giorno di Spalletti alla Roma. Eravamo tutti in palestra e prima di cominciare a lavorare ascoltavamo la musica a tutto volume. Arrivato il tecnico, ci spense la musica senza dirci nulla. Istigato da Totti e Montella, rialzai la musica e gli dissi: 'Guarda che tu non stai più ad allenare le pippe dell'Udinese, sei alla Roma. Qui comando io!'. Spalletti mi mise fuori squadra. Poi quando qualche giorno dopo mi convocò per l'amichevole Spalletti annunciò che non sarei più stato il vice capitano: mi tolsi la maglia, presi un pullmino e tornai in albergo".
Un biglietto da visita per nulla benaugurante insomma, tant'è che dopo 6 mesi Cassano viene ceduto al Real Madrid e l'allenatore toscano commenta così l'operazione.
"Che sensazioni ho per averlo perso? Le stesse di quando se ne sono andati Bovo o Corvia".
GettyCon Totti è tutto strano: Spalletti lo inventa centravanti e gli regala una seconda parte di carriera da bomber ("Avvicinare Francesco all'area di rigore è come mettere la volpe vicina al pollaio: trova sempre lo spazio per creare terrore. Fa goal, è bravo a mandare in porta, a non dare punti di riferimento e quando calcia trova sempre i cantucci"), a livello interpersonale però le cose non scorrono in maniera fluida. Empatia, poi gelo.
Lo si evince dopo le dimissioni del 2009, alle quali fa seguito una dichiarazione di Spalletti dalla Russia - con in tasca il titolo vinto in sella allo Zenit - che sa di frecciatina al Capitano.
"Totti mi ha fatto i complimenti? Magari se mi diceva qualcosa di più quando sono andato via era meglio. Comunque va bene così".
Non a caso, nell'addio al calcio del numero 10, l'avventura 'bis' di Luciano al timone della Lupa si conclude tra i fischi dell'Olimpico: è la punta dell'iceberg di un muro contro muro durato mesi ("Io alleno il presente, non la storia").
Animo rude Spalletti, senza filtri, abituato alle asperità e fiero delle sue origini, di cui si ha percezione nella chiacchierata concessa alla 'Gazzetta dello Sport' arrivato sulla panchina dell'Inter.
"Io non sono nato in Toscana, sono voluto nascere in Toscana. Infatti ho le gambe storte di chi fa solo sali e scendi e non può mai andare pari, su un terreno regolare. Guardi le mani. Anzi, no. Le tocchi proprio. Sono quelle di uno che ama stare nella campagna, potare le piante, dare da mangiare agli animali".
Le conferenze dell'uomo di Certaldo sono da sempre uno spasso, un po' come i siparietti tv al fischio finale: autentici 'show' (impossibile dimenticare le testate date al tavolo in sala stampa alla domanda di un giornalista), talvolta pregni di concetti prolissi e astratti, difficili da decifrare. Poco importa però, perchè sul campo sono spesso illustrati a dovere, portando frutti e risultati.
L'esperienza all'Inter di momenti del genere ne regala diversi, vedi una replica all'allora ds del Milan Mirabelli che invitava i nerazzurri a temere il Diavolo.
"Ha detto così? Magari col dito indice alzato? Beh, a me sembra il prete di Frittole, quello del film di Benigni, che alzava il dito e diceva: ricordati che devi morire, ricordati che devi aver paura. Ha detto che dobbiamo avere paura? Beh, mo' me la segno".
O la gestione del caso Icardi, dove il DNA verace e tutto d'un pezzo di big Luciano emerge privo di qualsiasi schermatura.
"E' giusto che Mauro stia fuori, gi eventi sono sotto gli occhi di tutti - le sue parole a 'Sky' - C’è da avere credibilità all’interno dello spogliatoio, essendo anche un po’ forti. Per quanto mi riguarda è 22 anni che ho credibilità con i miei calciatori, loro sanno raccontare la mia storia".
"Una cosa umiliante per gli sportivi e per i tifosi interisti. Non so come valutare la situazione, pensate a cosa vuol dire fare una trattativa con un giocatore per convincerlo a vestire la maglia dell’Inter".
"Solo Messi e Ronaldo fanno la differenza. È la disciplina la vera forza di una squadra e di un professionista, quella che bisogna avere verso sé stessi e verso il contesto in cui si lavora".

Risposte senza fronzoli, come quella data a chi - tra i tifosi assiepati dietro le recinzioni - durante un ritiro estivo a Riscone di Brunico contestava Ranocchia in allenamento.
"Se vieni a fare lo scemo così devi levarti dai coglioni, i ragazzi sono a tirare fatica. Non fare così perchè sennò si diventa scomodi, siamo a lavorare".
Spalletti, dopo aver riportato l'Inter in Champions ed essersi preso un periodo sabbatico, è rientrato nel giro sposando il progetto Napoli: laghi e colline, tra un terreno da arare e il relax fiabesco della sua Toscana, per il momento possono attendere.
