Il nome vuol dire molto, uno importante può creare enormi aspettative e pressioni per una carriera ad alti livelli: se poi ti chiami Ronaldo, beh, la questione si fa infinitamente seria per la presenza, nella storia del calcio, di due giocatori capaci di raggiungere l'Olimpo con questo appellativo sulle spalle.
Forse è per questo motivo che di Ronaldo Vanin si dice un gran bene nei primi anni 2000, quelli dello sbarco in Italia dal Brasile: sull'esterno punta il Torino che dapprima lo aggrega alle giovanili, per poi farlo esordire in Serie A a 19 anni, il 6 ottobre 2002, nel magico scenario di San Siro che però si rivela un incubo per i granata, travolti per 6-0 dal Milan che da li a pochi mesi si sarebbe laureato campione d'Europa battendo la Juventus in una finale tutta italiana.
Per il giovane brasiliano ci saranno soltanto altre due apparizioni nel massimo campionato, ad oggi rimaste le uniche: il Torino lo cede in prestito al Benevento e all'Avellino e, quando nell'estate 2005 ritorna alla base, si ritrova invischiato suo malgrado nel fallimento della società piemontese. Attenzione però, perché questo non sarà il primo e ultimo crac vissuto da Ronaldo Vanin, a suo modo presente nel libro dei record per una ragione di cui avrebbe fatto volentieri a meno.
Passa dunque al Catanzaro ma anche qui la sorte non cambia: altro giro e altro fallimento che lo costringe a scendere di categoria fino alla C1, dove indossa le maglie di Perugia e Manfredonia. Ma è al Sorrento che trova finalmente quella stabilità necessaria per fare bene: nel 2011 e nel 2012 sfiora la promozione in B venendo sconfitto ai playoff, fallendo dunque l'opportunità di riprendersi quella categoria abbandonata per cause di forza maggiore qualche anno prima.

Dopo una parentesi al Lecce nel 2013 arriva, a sorpresa, la chiamata del Parma in Serie A: quasi un sogno ad occhi aperti per Ronaldo Vanin che però nutre anche dei dubbi, come recentemente dichiarato in un'intervista concessa a 'Tuttosport'.
"E' successo che mi hanno offerto un biennale, a patto di accettare il prestito in Slovenia al Gorica per la prima stagione. Io e mia moglie avevamo qualche perplessità, ma avevo 30 anni e la possibilità di giocare le coppe europee. Peccato che, in due stagioni, abbia ricevuto appena sei mensilità...".
Pensavate che la storia dei fallimenti fosse finita qui? Nemmeno per sogno. Nel 2015, infatti, il club ducale vive una serie di passaggi di consegne al vertice che lo portano a subire l'onta della ripartenza dalla Serie D: tanta è la rabbia verso l'ex presidente Ghirardi e il direttore sportivo Leonardi, per nulla nascosta in un'intervista del 2015 rilasciata sempre a 'Tuttosport'.
"Cosa direi a Ghirardi? Ci sarebbe da fare, altro che da dire... Deve pagare per quello che ha fatto, ha messo in difficoltà molte famiglie e non ci ha nemmeno messo la faccia".
"Leonardi mi ha preso in giro. A fine aprile del 2014 assieme ai compagni di proprietà del Parma in prestito al Nova Gorica ci eravamo presentati a Collecchio: non volevamo più allenarci, visto che non vedevamo il becco di un quattrino. Lui ci aveva chiesto un po’ di pazienza, dicendo che il periodo era complicato e che i soldi sarebbero comunque arrivati. Considerato il quadro del Paese, gli avevamo dato credito".
Di gran parte dello stipendio nemmeno l'ombra tanto che Ronaldo Vanin, a 32 anni, decide di tornare al Sorrento nell'Eccellenza campana: è l'inizio del declino definitivo culminato con la discesa in Promozione piemontese all'Alpignano che, ovviamente, non può consentirgli una sicurezza economica nonostante una carriera a lunghi tratti dignitosa, che conta addirittura anche un'apparizione ai playoff di Europa League risalente al periodo sloveno. Da qui la decisione di trovarsi un altro lavoro: oggi trasporta e consegna farmaci per diverse ore al giorno, ma la passione per il calcio non si esaurirà mai.
"Lavoro anche 10 ore durante il giorno, ma la sera appena metto piede in campo per l’allenamento con l’Alpignano mi lascio tutto alle spalle. Voglio continuare ad inseguire quel pallone almeno fino a 40 anni".
Ronaldo Vanin è l'antitesi della star moderna, per certi versi l'anti-Ronaldo seppur il suo nome in passato abbia autorizzato paragoni ingombranti, rivelatisi poi errati; un giocatore-fattorino che, oltre ai farmaci, continua a trasportare emozioni sul rettangolo verde: che ciò avvenga tra i dilettanti o in Serie A, poco importa.




