L'assist è sempre stato il suo pane. In Ucraina, in Germania, e poi in Inghilterra e in Italia. Henrikh Mkhitaryan ne fa ancora, per carità. Ma da qualche mese, con la maglia della Roma, ha imparato anche a bucare con insolita costanza i portieri avversari. Scatenandosi in una fresca serata di inizio novembre, in un 5-0 al Cluj nel girone di Europa League, e toccando l'apice con la tripletta al Genoa. Senza più fermarsi.
7 goal in campionato, recita il tabellino dell'ex trequartista di Manchester United e Arsenal, più uno in Europa League: quello contro il Cluj, appunto. Niente male, per uno che di mestiere non fa esattamente l'attaccante. Mkhitaryan arrivava da una stagione da 9 centri in Serie A, a un passo dalla doppia cifra. Non male neppure qui. Ma il dato di fatto è uno: dopo 12 giornate, l'armeno ha quasi eguagliato il bottino collezionato nell'annata d'esordio in Italia.
Altro dato piuttosto significativo: come riporta Opta, Mkhitaryan è il centrocampista - nel suo caso offensivo, ma pur sempre catalogabile come centrocampista - che quest'anno ha preso parte al maggior numero di reti nei 5 campionati europei, 12. Suddivise quasi equamente tra goal personali (7, appunto, l'ultimo proprio contro il Torino) e assist per i compagni (5).
Un'esplosione non proprio inattesa, perché le qualità di Mkhitaryan le conoscono tutti. Da anni. Dai tempi dello Shakhtar, e poi del Borussia Dortmund. Ma sta di fatto che il quasi trentaduenne (spegnerà le candeline il 21 gennaio) di Erevan sta vivendo all'ombra del Cupolone una delle migliori annate della propria carriera. E non soltanto dal punto di vista dei numeri e delle statistiche realizzative. Quelli sono una conseguenza, semmai.
Una sorta di seconda giovinezza determinata anche e soprattutto dal vestito tattico che Paulo Fonseca ha ritagliato su misura per la Roma. Un 3-4-2-1 in cui Mkhitaryan è libero di svariare sulla trequarti, gironzolando alla ricerca della posizione giusta, avanzando palla al piede, scambiando a ripetizione con Spinazzola sul centro-sinistra o col 'gemello' Pedro, ieri rivale nei derby londinesi e oggi suo partner di sostegno alla prima punta Dzeko.
"Henrikh è un giocatore molto intelligente, che può giocare in più di una posizione - ha detto di lui Fonseca - Il suo atteggiamento è un esempio. Per cui non mi stupisce quello che sta facendo".
Potendo permetterselo, Fonseca a Mkhitaryan non rinuncia praticamente mai. In campionato lo ha sempre schierato: 12 volte su 12, 11 delle quali lasciandolo in campo per tutti i 90 minuti e un'altra, contro l'Udinese alla terza di campionato, togliendolo a una ventina di minuti dalla fine. Più un po' di turnover in Europa League, necessario e naturale considerata la morbidezza del gruppo capitato ai giallorossi.
La Roma di Mkhitaryan diverte, si diverte, vince. Certo, ogni tanto ha qualche blackout: quello di Napoli, ad esempio, ma pure il finale rilassato di ieri sera contro un Torino in 10 dal quarto d'ora ha fatto rizzare più di qualche capello. Ma i numeri, ancora una volta, parlano chiaro: senza quel pasticcio di Verona, con Diawara che non doveva giocare e invece è stato schierato, la squadra di Fonseca sarebbe terza da sola, davanti alla Juventus e a -3 dal Milan. Con un giocatore del genere, sognare è piuttosto facile.


