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Mario Gotze Borussia DortmundGetty

La Fase 2 di Mario Götze: voltare pagina per tornare al top

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Pressioni, aspettative, una continua, costante, spasmodica ricerca della perfezione. Essere Mario Götze vuol dire misurarsi ogni giorno con il peso di un ricordo dolcissimo ma al tempo stesso tanto ingombrante da sentirsi schiacciato, soffocato, intrappolato. Un goal che lo ha visto entrare nella leggenda a soli 21 anni, il Maracanã che per la Germania intera diventa, per sempre, Mariocanã. E che lo ha costretto a cercare di restare in equilibrio sulla vetta del mondo, anche quando la terra sotto i piedi stava franando in maniera rovinosa.

“Sono stato un Giuda, poi un eroe, poi una delusione, poi quasi fuori dal calcio. Tutto questo in soli quattro anni”.

Mario Götze, The Players Tribune (2019)

La sua vita, calcistica e non, è stata finora un rollercoaster di emozioni. L’esplosione da enfant prodige al Borussia Dortmund e il ‘tradimento’, con il trasferimento al Bayern Monaco spoilerato da fonti anonime alla vigilia della semifinale di Champions League del 2013 contro il Real Madrid e che gli è costato la panchina nella finale proprio contro i bavaresi. Poi quello storico goal, che ha deciso i Mondiali del 2014 ma che è diventato anche l’ingiusto benchmark per ogni passo della sua carriera, e una grave malattia, che rappresenta la vera linea di demarcazione temporale della sua carriera.

E’ il febbraio del 2017 quando alle difficoltà fisiche e ai continui infortuni muscolari di Mario viene dato finalmente un nome, anche se è di quelli che fa paura: miopatia metabolica, un serio disturbo del metabolismo energetico che impedisce di bruciare correttamente i grassi causando una mancanza di forza nei muscoli, un costante senso di affaticamento e spossatezza, oltre che un aumento incontrollato del peso. Sei mesi di stop, riposo assoluto, cure mirate e una missione chiara per l’ex Golden Boy del calcio tedesco: tornare al top anche se non potrai essere quello di una volta. Diverso, non per questo meno forte. Un Mario prima e dopo la malattia. Un nuovo Mario.

FASE DUE: CHI E’ OGGI MARIO GÖTZE

Son passati circa tre anni dall’inizio della sua personalissima ‘fase due’: clinicamente è ormai guarito, l’attenzione agli allenamenti, alla cura per il corpo e la mente (in casa ha una palestra e una sauna, pratica yoga e tecniche di meditazione, effettua crioterapia e ama perfezionarsi con il Footbonaut, una speciale ‘gabbia spara-palloni’ progettata per migliorare controllo palla, precisione e tempi di reazione) e alla nutrizione, ispirato anche dalla lettura delle biografie di Djokovic, LeBron James, Steph Curry e Nadal, ha raggiunto livelli maniacali. Ma la strada per tornare in cima non poteva che essere tortuosa. I dissidi con Stöger, la rivalità con Alcacer, l’arrivo di Haaland a oscurare completamente ogni spiraglio di luce in giallonero. E la consapevolezza di dover voltar pagina per ritrovarsi. Da qui la decisione, ormai maturata, di lasciare definitivamente il Borussia Dortmund alla fine del contratto, che scadrà il prossimo 30 giugno.

Mario Gotze Borussia DortmundGetty

Ma chi è e che tipo di giocatore è diventato oggi Mario Götze? Nelle ultime due stagioni il contrasto tra il suo rendimento effettivo e il percepito è abbastanza stridente: giocando da punta centrale o da trequartista i numero 10 del Dortmund ha chiuso il 2018/19 con 7 goal e 7 assist in Bundesliga, viaggiando su medie realizzative simili a quelle del passato (1 goal ogni 240 minuti, meglio ad esempio rispetto al suo secondo anno al Bayern Monaco, quello post-Mondiale). Dato che paradossalmente è migliorato ulteriormente in questa stagione: 3 goal in 15 presenze (di cui solo 5 dal primo minuto), a segno ogni 171 minuti, la sua miglior media in carriera. Meno dribbling, meno giocate individuali, la solita, innata qualità nei passaggi e visione di gioco, tratto distintivo dei fuoriclasse secondo Klopp. Eppure con Favre qualcosa si è spezzato: solo 30 minuti giocati nel 2020, mai in campo dal primo minuto, la sensazione di essere ormai fuori dal progetto, offensivamente incentrato su Haaland.

ARRETRARE PER AVANZARE

A 28 anni Mario Götze può ancora fare la differenza? E in quale ruolo vorrebbe vivere il secondo tempo della sua carriera?

“Non è abbastanza forte fisicamente per giocare da unica punta e non è più sufficientemente veloce per agire da ala – il parere di Daniel Buse, giornalista della redazione tedesca di Goal - La posizione più adatta per lui potrebbe essere quella di playmaker a centrocampo, servendo assist grazie alla sua innata visione di gioco e alla precisione dei suoi passaggi. Ha ancora lampi di classe ma non è più il giovane Mario che portava a spasso le difese avversarie”.

Il numero 10 dei gialloneri d’altronde non ha mai nascosto di sentirsi più a suo agio a centrocampo, tra le linee, che non nel ruolo di attaccante o falso nove, come è stato impiegato negli anni da Löw in Nazionale ma anche da Favre. Una preferenza espressa anche durante 'Being Götze’, il documentario targato DAZN che racconta la sua tribolata carriera.

“Mi vedo chiaramente come regista e playmaker”.

Non Messi quindi, al quale è stato incautamente messo in contrapposizione da Löw con quell’azzardato paragone sussurrato all’orecchio di Mario poco prima del suo ingresso in campo nella finale dei Mondiali (“dimostra al mondo che sei più forte di Messi”), piuttosto Iniesta, che per Götze è da sempre modello e fonte d’ispirazione.

Götze su Guardiola e il suo ruolo

Qualche passo indietro per farne uno, significativo, in avanti nel suo percorso sportivo e di vita. Arretrare il raggio d’azione per tornare al centro del gioco. Un’idea sposata anche da Matthias Sammer, l’uomo che ha portato Mario al Bayern Monaco nel 2013, che in ‘Being Götze’ aveva avanzato un raffronto con l’evoluzione tattica di altri due ex trequartisti.

“Il modo in cui sa leggere il gioco, come riesce a capire le situazioni, come può potenzialmente guidare la squadra con il suo estro. La gente non si aspettava questo da Andrea Pirlo ai suoi tempi, o da Miralem Pjanic e forse nemmeno da Mario. Penso che sia un giocatore che deve sentirsi amato, preso in fiducia, quasi intoccabile”.

L'ITALIA E PAPÀ KLOPP: LE STRADE DEL CUORE

Fiducia che per Mario rappresenta un fattore prioritario, una condizione irrinunciabile nella scelta della sua prossima tappa. La troverebbe sicuramente riabbracciando il suo mentore, colui che più di tutti ha saputo guidarlo e coccolarlo: Jürgen Klopp. Che sempre nel corso del documentario su Götze aveva lasciato aperta la porta a una reunion.

“Ho seguito la sua carriera e siamo rimasti in contatto perché ho sempre sentito di avere una responsabilità. L’ho conosciuto da giovanissimo, non posso smettere di tenerlo d’occhio. (...) Di nuovo insieme? Certo, può succedere di nuovo. Mario sa che di tanto in tanto ci ho provato. Solo che non ha ancora funzionato, ma non è una tragedia. Mario ha già una famiglia, non c’è bisogno di esagerare. Ma so come funziona questo mondo. Forse un giorno accadrà”.

Lo stesso Götze ha svelato di essere stato vicinissimo al Liverpool prima di tornare al Borussia Dortmund.

“Chiesi la cessione al Bayern e Klopp era interessato ad avermi con lui al Liverpool. Ero entusiasta di lavorare di nuovo con lui, ed è cosi ancora oggi. È un allenatore di fama mondiale, quindi ho sempre pensato all’idea di poter essere nuovamente allenato da Jürgen Klopp”.

Difficile dire se Mario possa essere oggi un’opzione per i Reds ma il suo status di parametro zero lo rende estremamente appetibile, nonostante il maxi-ingaggio, che attualmente si attesta sui 10 milioni lordi ma che sembra destinato inevitabilmente a contrarsi visto il momento storico. Le strade più accreditate al momento sembrano portare alla Premier League e all’Italia: da Milan e Lazio non arrivano smentite sui contatti con Reza Fazeli, il procuratore al quale il talento tedesco si è rivolto per gestire questa delicatissima fase della sua carriera. E chissà che il debole, mai nascosto, per Milano della moglie Ann-Kathrin, modella di fama internazionale, non possa spingere la famiglia Götze, pronta ad allargarsi con l’arrivo del primo figlio, a scegliere l’Italia come prossimo nido d’amore.

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