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Cannavaro(C)Getty Images

La constatazione di Cannavaro: "Un Mondiale senza Italia non è la stessa cosa"

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FabioCannavaro si racconta. L'ex capitano della nazionale italiana campione del mondo nel 2006 ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di DAZN, durante la quale ha ripercorso i momenti più importanti della sua carriera.

Penso di avere fatto una buona carriera che mi ha permesso di fare esperienze di vita pazzesche e mi ha permesso di viaggiare molto, ho imparato le lingue. Ma ho sempre cercato di mantenere un legame forte con la città, le nostre radici sono qui”.

Cannavaro è tornato poi sul suo addio al Napoli, squadra della sua città, in giovane età.

Io sono andato via troppo presto perché la società era un’altra e c’era bisogno. Andai via troppo giovane, piansi tanto perché quando mi chiamò Ferlaino dicendo che dovevo andarmene sennò saremmo falliti sentivo che rischiavo di avere le colpe. Giocare vincere in casa è il sogno di tutti i calciatori. Ma Maldini e Totti sono le eccezioni”.

Una volta lasciato il calcio giocato, l'ex difensore ha intrapreso la carriera di allenatore partendo dalla Cina.

“Ho fatto la prima esperienza in seconda serie, portando la squadra in prima divisione e in Champions League. Poi con l’Evergrande ho avuto la possibilità di lavorare sul campo, di poter sbagliare, decidere da solo”.

Nei piani futuri di Cannavaro ora c'è finalmente un'esperienza su una panchina in Europa, magari proprio in Italia.

“Sono rientrato da agosto dell’anno scorso e parlato con un bel po’ di squadre, tante di A o B all’estero. Ma non vado se non sento dall’altra parte ambizione e voglia di vincere e crescere, non voglio allenare tanto per.
“Con la Polonia ho parlato, è stata una questione di tempistiche. Mi disse il presidente che prima della partita con la Russia non avrei potuto vedere la squadra. Decisi di dire no perché non conoscevo bene i giocatori”.
Con la Fiorentina è stato un discorso diverso, ci sono stati contatti tempo fa. Ero ancora in Cina e la società non mi lasciò andare”.

Cannavaro ricorda poi l'incontro con Diego Armando Maradona.

“Andare a vedere Diego è stata un’emozione, ci ha reso invincibili per 7 anni. Mi ha lasciato la semplicità, ho avuto la fortuna di conoscerlo e nessuno ha mai parlato male di lui. Da quel che so si allenava poco, ma tutti erano felici di vederlo. Aveva tanta voglia di vincere. Una volta nel settore giovanile ho fatto un’entrata terribile su di lui, c’era un dirigente fuori che mi urlò. Invece Diego mi disse di non preoccuparmi”.

L'ex capitano della nazionale rivela un aneddoto su Giorgio Chiellini e la stanza 204 di Coverciano.

“Mi arriva questa chiamata da Chiellini… ‘Ciao Fabio, devo dirti una cosa’, ‘dimmi, che è successo?’, ‘Mi dai l’autorizzazione a prendere la tua stanza, visto che l’hai tenuta tu per 16 anni, volevo chiederti il permesso’, ‘ho tolto tutto, non preoccuparti’”.

Infine un ricordo sulla gloriosa spedizione del 2006 in Germania con la nazionale guidata da Marcello Lippi.

"Il 9 luglio 2006 da giocatori normali siamo diventati leggenda. È così. Il nostro movimento ha bisogno che succeda di nuovo. Abbiamo la responsabilità. Un Mondiale senza Italia non è la stessa cosa. Da quando abbiamo lasciato Roma il 10 luglio 2006 non ci siamo mai rivisti tutti, ci stiamo organizzando”.
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