"Vi avrei fatto vedere in che condizioni erano Morata e Kulusevski giovedi in allenamento, al rientro. Non si poteva chiedergli di più": partiamo da qui, dalle parole del capitano della Juventus, Giorgio Chiellini, rilasciate a DAZN al termine della sconfitta contro il Napoli al "Maradona". Non può bastare.
Sul conto di Dejan Kulusevski sono state spese tante analisi, nel corso degli ultimi anni, almeno quanto alte sono state le aspettative sulla sua esplosione da quanto ha comunicato a tutti, palla al piede, il suo talento: indubbio, come le sue qualità. Un giocatore non arriva a quei livelli per puro caso.
Del "Kulu" (come lo definiscono tifosi e compagni) visto al Parma per adesso l'ombra sbiadita dal tempo e dai ricordi: dei goal messi a segno con i Ducali qualche filmato. Delle giocate a liberare i compagni, di quelle legate agli inserimenti, solo piccoli rimandi, forse accenni. Alla Juventus lo svedese rimane un equivoco.
Più tattico che tecnico, come detto: nella passata stagione, la prima in bianconero "sul campo", Andrea Pirlo lo ha schierato come trequartista, poi come esterno, prima alto e poi di centrocampo, quindi mezz'alta. Insomma: tuttocampista, vista la corsa, può anche esserlo. Saper ricoprire più ruoli a volte è un bene, ma senza esagerare: risultato? Distante dalla porta, 7 goal in 47 presenze stagionali (l'anno prima ne aveva messi a segno 10 su 39).
Nella passata stagione, però, la Juventus poteva contare su Cristiano Ronaldo, e questo senza dubbio aiuta un po' tutti in termini realizzativi: poter fare affidamento su un giocatore che con i suoi goal riesce a colmare stagioni più o meno negative, dal punto di vista numerico e statistico, di altri compagni è una possibilità più unica che rara.
Con l'addio del portoghese, però, la necessità di rendersi pericolosi in avanti, con più soluzioni, è cresciuta a dismisura: è stato ingaggiato Moise Kean, che non può sostituire Cristiano Ronaldo allo stato attuale, Alvaro Morata rappresenta di per sé una punta indubbiamente importante nel panorama calcistico in generale, Paulo Dybala deve ritrovare se stesso, Federico Chiesa è la certezza (consegnata anche dagli Europei). E poi c'è Kulusevski, ancora alla ricerca di una collocazione fissa.
Con il ritorno di Massimiliano Allegri la storia non è cambiata: il fatto di trovarsi in squadra con un giocatore come Chiesa non lo aiuta. L'azzurro ha caratteristiche talmente duttili da poter essere schierato sia esterno che come punta, in coppia con Dybala o anche Morata. Senza sfigurare. Se poi si considera la tendenza dell'argentino di prendere palla sull'esterno per prendere spazio venendo verso il centro e svariando sulla trequarti: che poi, a pensarci, è dove si trova meglio lo stesso Kulusevski.
Giocare con giocatori simili per lo svedese ha significato, finora, sostanzialmente e innanzitutto una cosa: non potersi esprimere liberamente, sia dal punto di vista dello spazio vitale che da quello delle giocate. Se con Pirlo la tendenza al gioco in verticale, più veloce che ragionato (obbligato dall'assenza di palleggiatori all'altezza e dalla necessità di sopperire, con i goal, alle tante lacune mostrate), paradossalmente poteva favorire "Kulu", con Allegri, che ha trovato in Locatelli una sorta di metodista, la situazione si complica anche scendendo a centrocampo.
La gara contro il Napoli, però, ha consegnato anche l'ultima conferma della difficoltà finora riscontrata nell'analisi di quel che è Kulusevski per la Juventus: assenti Dybala e Chiesa, schierato in avanti con Morata (poi più sulla trequarti a gara in corso), lo svedese ha offerto sì una prova migliore in termini di giocate, ma ancora non costante. Allegri valuta e osserva: lui si dà da fare. Svaria per tutto il campo alla ricerca di una posizione: paradosso, avere un giocatore che può ricoprire tanti ruoli, e allo stesso tempo equivoco, in attesa di una soluzione.



