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Koulibaly AllegriGetty Images

Koulibaly ha rifiutato la Juventus: "Una maglia che non potevo indossare"

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No, otto anni non si possono proprio dimenticare. Specialmente se sono stati otto anni belli, intensi, mai banali. Kalidou Koulibaly ne sa qualcosa: arrivato a Napoli nel 2014 da perfetto sconosciuto, se n'è andato al Chelsea poche settimane fa dopo essersi conquistato un posto nell'elenco dei giocatori più importanti e amati della storia recente del club. Senza strappi, senza rimpianti.

"Credo nel destino, dopo otto anni doveva andare così - confessa il senegalese in un'intervista al 'Corriere della Sera' - Il mio ciclo era finito, avevo dato tutto. Dal punto di vista delle emozioni cambia poco. Sento ogni gol, ogni vittoria, come se li vivessi in prima persona. Questo Napoli è il mio Napoli. Sono felice di aver contribuito alla crescita della squadra. Sa di cosa parlo nello spogliatoio del Chelsea? Delle vittorie dei miei ex compagni. E sa perché? Ne sono fiero. Sento spesso Anguissa, Osimhen. Ho scambiato anche messaggi con Kvara, che ancora non conosco".

E se la squadra di Spalletti vincesse lo Scudetto?

"Non lo diciamo per scaramanzia. Se accade corro a Napoli a festeggiare, sarà uno Scudetto anche mio".

Il rendimento dei "reduci", in questi primi mesi stagionali, è impressionante.

"Non credo che siano migliorati. In allenamento li ho sempre visti forti. Oggi si sono liberati. Non si nascondono dietro i giocatori importanti. Guardandoli, non ho alcun rimorso: non avevano più bisogno di me".

Koulibaly e il Napoli, il Napoli e Koulibaly. Un legame talmente solido che il centrale ha deciso di non giocare altrove in Italia. Perché di offerte sul tavolo ne ha avute, eccome.

"Sì, ma non le ho accettate".

Anche da Allegri e dalla Juventus?

(ride) "Lo sta dicendo lei. Una maglia che non potevo indossare, per fede e anche per rispetto".

E il futuro? Magari sarà di nuovo a tinte azzurre.

"Chissà, magari vado a fare il dirigente a Napoli!".
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