
Fabio Paratici ha sempre avuto un discreto fiuto per gli affari. Non è un caso che la Juventus abbia scelto lui per proseguire l'era avviata da Beppe Marotta. E non è un caso che nel cosiddetto “acquisto del secolo”, il trasferimento a Torino di Cristiano Ronaldo nel 2018, ci sia, evidente, il suo zampino. Ma il primo Paratici, quello che una ventina d'anni fa approcciava con passione ed inesperienza il mestiere di scout nel complesso mondo del mercato, era diverso. Era un giovane alle prime armi, aveva appena appeso le scarpe al chiodo e intanto studiava. Anche a costo di prendere qualche cantonata.
Per dire: lo sapete chi è uno dei primi calciatori visionati dall'allora sconosciuto – al grande pubblico, se non altro – Paratici? Kamil Kosowski. Direte: e chi è? Una meteora bella e buona della Serie A, ecco chi è. Che però, prima di sbarcare nel nostro paese, una reputazione se l'era costruita. Tanto da attirare l'attenzione dell'attuale Chief Football Officer della Juventus, come da lui stesso raccontato in un video pubblicato su YouTube a un Wojciech Szczesny in versione intervistatore.
“Ero un calciatore, ma non molto bravo. E sapevo che una volta conclusa la mia carriera avrei dovuto fare qualcos'altro. La mia passione è sempre stata il calcio. Ogni volta che guardavo una partita in tv prendevo degli appunti. Mi dicevo: 'Vediamo se tra due o tre anni questo giocatore o quest'altro giocherà in Champions League'. Avevo 24, 25 anni. E a 31, quando mi sono ritirato, ho iniziato a farlo tutti gli anni, anche in vacanza.
Ricordo che uno dei primi giocatori che visionai era polacco: Kamil Kosowski. Lo vidi giocare in Coppa UEFA a Cracovia. Lui e Zurawski”.
Kosowski oggi ha 43 anni e da 9, dal 2011, per lui non è più domenica. Ai tempi in cui corre dietro a un pallone è un esterno di centrocampo mancino, alto e secco, ma può giocare anche qualche metro dietro o sull'out opposto, a destra. Dopo essersi messo in mostra nel Wisla Cracovia, passa senza fortuna per mezza Europa: Germania, Inghilterra, Italia. Sì, anche Italia. La Serie A, il Chievo dei miracoli che nella stessa stagione disputa per la prima volta nella propria storia i preliminari di Champions League e poi crolla in B. Annata storta per tutti, il 2006/07. Anche per Kosowski, che nei suoi 12 mesi italiani non lascia traccia.
Eppure Kamil è un nazionale polacco ed è reduce dalla partecipazione ai Mondiali tedeschi, così dolci per noi italiani. A Cracovia è considerato un bad boy, gli piacciono la vita notturna e le belle ragazze, ma al ds Sartori poco importa. Prestito annuale, operazione chiusa. Bel colpo, pensano tutti. E lo pensa pure il suo connazionale Zibì Boniek, che quando deve descriverlo non lesina elogi.
“Gran bell'esterno. Completo. Ha tutto: corsa, fisico, tecnica, tiro, senso tattico. Avrei scommesso sulla sua "esplosione" al Kaiserslautern e non so perché Kosowski non abbia fatto la carriera che meritava. Mi sembra che il Chievo sia la sua squadra ideale, il 4-4-2 di Pillon è perfetto per Kosowski, giocatore bene addestrato, “tattico”, che sa fare bene le diagonali”.
In realtà, niente andrà per il verso giusto. Kosowski colleziona 23 presenze, di cui solo 7 da titolare, e non segna neppure una volta. Soprattutto, non ripaga mai il Chievo della fiducia concessagli. Non ingrana con Bepi Pillon, non ingrana nemmeno con Gigi Delneri, che torna per salvare il salvabile senza riuscirci. Il polacco non cambia mai passo, non propone, non calcia verso la porta. E il rientro al Wisla per fine prestito è inevitabile.
Errore di valutazione di Paratici, dunque? No, in realtà. Perché nei suoi primi anni in Polonia, prima al Gornik Zabrze e poi al Wisla Cracovia, Kosowski sembra davvero uno dei giovani emergenti del calcio europeo. E lo dimostra non solo in patria, ma anche nelle competizioni europee. Nel 2001 sfida l'Inter in Coppa UEFA col Wisla, ma a passare sono i nerazzurri. L'anno successivo, il 2002/03, è quello della svolta: Kamil segna al Parma, eliminato ai supplementari, timbra una doppietta al turno successivo in casa dello Schalke e si arrende solo ai quarti contro la Lazio di Roberto Mancini, che pareggia 3-3 in casa e passa grazie a uno splendido 2-1 esterno.
I Wisla cade in piedi e Kosowski si mette in mostra, tanto che il Mancio si innamora di quell'esterno tutto scatti e verticalità che pare il Giggs dei poveri. In quelle stesse settimane è lui una delle prime richieste per rinforzare la rosa biancoceleste. E lui, il ventiseienne nativo dell'impronunciabile Ostrowiec Świętokrzyski, accetta la sfida. Si dichiara pronto per vestire la maglia della Lazio, per sgroppare in Serie A, che magari non sarà più il campionato più bello del mondo ma mantiene un fascino altissimo.
“Qui in Polonia ho già fatto tutto – dichiara in un'intervista alla 'Gazzetta dello Sport' – ho vinto i campionati con il Wisla e ho partecipato a importanti gare internazionali. Adesso voglio andare a giocare in un'importante società europea, magari una buona squadra di serie A, come la Lazio o il Parma.
Giocare in serie A sarebbe sempre un onore e un piacere. Ci sono tanti campioni e ci sono anche ottimi allenatori. Personalmente stimo molto Roberto Mancini: oltre ad essere stato un grande giocatore, è un ottimo tecnico, giovane e che propone il calcio del futuro, quello offensivo che a me piace moltissimo. Credo proprio che con un allenatore come lui mi troverei benissimo.
Nel Wisla ho maturato tanta esperienza anche in campo europeo, in particolare nell'ultima edizione dell'UEFA che, tra l'altro, mi ha permesso di vedere da vicino il gioco della Lazio”.
Il problema è principalmente uno: sulla Lazio soffiano venti di crisi dopo i bagordi dell'era Cragnotti. Il crac della Cirio ha ridimensionato in maniera drastica entrate e ambizioni, tanto che nel 2002/2003 i ragazzi di Mancini si sono battuti ad armi pari con le altre grandi nonostante gli stipendi arrivassero costantemente in ritardo. E così, quando l'Inter e il suo grande estimatore Massimo Moratti bussano alla porta del Mancio per la possibile sostituzione di Hector Cuper, l'ex fantasista pare destinato a proseguire una smobilitazione già avviata per trasferirsi a Milano.
E Kosowski? Mancini lo stima troppo per lasciar perdere il suo acquisto. Decisione presa: che sia alla Lazio oppure all'Inter, lo avrà nella propria rosa. E così si inizia a parlare sempre più insistentemente del polacco anche in orbita nerazzurra, perché uno dei tasselli mancanti in nell'estate 2003 è proprio quello dell'esterno sinistro. Uno sponsor di lusso, a proposito, arriva ancora dalla 'Gazzetta dello Sport', entusiasta alla possibilità che Kosowski possa sfrecciare avanti e indietro a San Siro.
“Per Moratti sarebbe un colpo fantastico anche in considerazione dell'attuale indirizzo economico che vede il contenimento dei costi alla prima voce dei programmi per il prossimo campionato. Prendere Kosowski senza doversi svenare per Giggs o Van der Meyde permetterebbe al presidente nerazzurro di poter concentrare ogni sforzo su Beckham, che resta un nome molto caldo anche se Mancini, nel caso venisse realmente ingaggiato dall'Inter, non è tipo da affacciarsi sulla nuova piazza formulando richieste stratosferiche”.
Sliding doors. Con una trama e un finale diversi. All'Inter arriva il trio di esterni Kily Gonzalez-Van der Meyde-Luciano. Mentre Kosowski, sfumata anche la pista laziale, viene dirottato in Germania al Kaiserslautern, dove resta per un paio di stagioni. Il declino inizia lì: una quarantina di presenze e due reti complessive. Non va molto meglio nel 2005/06 in Championship, la Serie B inglese, col Southampton. Poi ecco spuntare il Chievo: flop. Evidentemente, ad appena 29 anni, Kosowski ha già dato il meglio di sé.

Il finale di carriera è un mesto girovagare per l'Europa. Kamil va in Spagna, al Cadice, ma l'ultimo vero guizzo è all'APOEL, a Cipro, dove esordisce nei gironi di Champions League a 32 anni. Quindi Apollon Limassol, sempre in terra cipriota. E infine il ritorno in Polonia, al Wisla Cracovia, a cui rimane affezionatissimo ancor oggi.
“Non mi pento di nulla – ha detto qualche tempo fa – ma se potessi tornare indietro nel tempo, con la testa che ho adesso, rimarrei sicuramente al Wisla. Non andrei in una squadra tedesca di medio rango, resterei a Cracovia o lascerei la squadra solo per lottare ai vertici di un grande campionato europeo”.
Sliding doors, di nuovo. “Se” e “ma” che caratterizzano vite e carriere. Anche quella di Kosowski, divenuto normale fuori dalla Polonia dopo essere stato grande a Cracovia. Tanto da far innamorare Roberto Mancini. E tanto che perfino uno come Fabio Paratici, che un paio di decenni più tardi avrebbe portato Cristiano Ronaldo alla Juventus, aveva perso la testa per lui.
