Dietro i problemi della Juventus nelle ultime settimane c'è anche l'evidente involuzione del giocatore che doveva essere l'emblema del sarrismo: Miralem Pjanic.
A inizio stagione, come confessato dallo stesso regista, il tecnico gli aveva chiesto di fare girare la squadra toccando spesso il pallone. Un po' come Jorginho faceva sia al Napoli che al Chelsea.
"I 150 palloni sono una cosa che il mister ha richiesto appena arrivato. Mi ha spiegato il modo di giocare e ne tocco sempre di più…. Più i giorni passano più capiamo cosa vuole l’allenatore. Non tutto può essere perfetto dopo appena un mese, c’è da migliorare, ma credo che più andremo avanti più la squadra sarà forte e il gioco di Sarri si vedrà ancora di più”.
In realtà le cose sono andate finora molto diversamente dato che, dopo un ottimo inizio, Pjanic si è lentamente spento fino alla pessima prestazione di Verona: solo 58 palloni toccati e 40 passaggi, di cui appena il 75% riusciti. Dati lontanissimi insomma da quanto sperato da Sarri.
Tanto che nelle ultime settimane qualcuno ha ipotizzato che il tecnico la prossima estate possa richiedere proprio l'acquisto del suo ex pupillo Jorginho. Fino a giugno però Sarri dovrà trovare una soluzione, che potrebbe essere rappresentata dallo spostamento di Bentancur in cabina di regia.
L'ex Boca, seppure con caratteristiche diverse, ha già dimostrato di poter ricoprire quel ruolo e inoltre permetterebbe a Sarri di schierare Ramsey come mezzala destra con Rabiot dall'altra parte.
Adesso insomma sta a Pjanic dare un segnale di vita per non perdere la sua centralità nel nuovo progetto e rispondere alle pesanti critiche dell'ex presidente Cobolli Gigli che lo ha paragonato addirittura a 'una mozzarella'.
Da centro del ‘sarrismo’ a problema: la Juventus ha bisogno del vero Pjanic.


