Mai come contro la Lazio quella della Juventusè stata in realtà la vittoria di un allenatore: Massimiliano Allegri. Incassato con classe il pieno di critiche dopo la brutta batosta subita una settimana prima a Firenze, il tecnico bianconero ha rivoltato la sua squadra come nessuno avrebbe neppure lontanamente immaginato. E ha stravinto la scommessa.
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Vittoria ottenuta peraltro puntando tutte le fiches su quello che è da sempre il modo di intendere il calcio del tecnico livornese: prima la qualità dei singoli, poi si pensa a moduli e numeri. Una filosofia questa ad esempio in netto contrasto con le idee di un guru come Sacchi, col quale infatti gli scontri sul tema in passato non sono certo mancati, ma anche con l'ingombrante predecessore Conte.
Se l'attuale tecnico del Chelsea, anche in Nazionale, è sempre partito dallo sviluppo di una chiara impronta tattica cercando poi sul mercato o tra i giocatori selezionabili gli interpreti più adatti per attuarla Allegri invece punta tutto sulle caratteristiche dei calciatori che ha a disposizione.
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Un credo ben sintetizzato d'altronde da una frase che è ormai diventata il simbolo dell'Allegri-pensiero: "I bravi calciatori ti fanno vincere le partite, gli allenatori te ne fanno perdere un po' meno".
Convinzione ribadita con i fatti proprio contro la Lazio quando, senza Marchisio e Alex Sandro per cause di forza maggiore, Allegri ha deciso di schierare contemporaneamente in campo i suoi giocatori migliori sotto il profilo tecnico a prescindere dal ruolo che solitamente occupano.
E così ecco il 4-2-3-1 in cui Pjanic diventa uno dei due mediani accanto al più solido Khedira e Manduzkic si sacrifica sulla fascia sinistra tanto da ricordare a molti l'Eto'o del Triplete interista. Seppure con caratteristiche molto diverse.
Una scelta coraggiosa per tutti. Un azzardo per molti, almeno fino al fischio d'inizio di Juventus-Lazio. La vittoria di Allegri, appunto. Ma soprattutto del suo modo di intendere il calcio che, da adesso in poi, regalerà a Madama una nuova soluzione anche in chiave Champions ma di certo non l'unica possibile.
Anche perchè, come dice Allegri: "Non è il sistema che fa la differenza, ma il modo in cui lo si interpreta". E la qualità dei singoli, ovvio.




