Il 4-2-3-1 ha reso la Juventusrullo compressore anche in Champions League. Sistema di gioco moderno, votato all'offensiva e che valorizza le caratteristiche dei calciatori bianconeri. Massimiliano Allegri ha profuso grande intelligenza disegnando, dopo la sconfitta di Firenze, un assetto tattico pregno di qualità. E, nella svolta, Miralem Pjanic e Sami Khedira hanno recitato una parte significativa.
Il bosniaco, approdato in estate sotto la Mole dalla Roma, raffigura l'investimento perfetto: 32 milioni investiti dagli uomini di corso Galileo Ferraris per esercitare la clausola rescissoria, cifra congrua per un classe '90 dotato di grande classe. Primi mesi non semplici sotto la Mole, tra un ruolo difficile da applicare dietro le punte, e compiti di regia nella linea metodista composta da tre interpreti; a due, invece, è tutt'altra musica. Geometrie, qualità tecniche eccelse e, dato più sorprendente, anche una fase di interdizione invidiabile. Insomma, il numero 5 della Vecchia Signora sa fare tutto e bene. Ragion per cui, optando per la massima rapidità d'esecuzione, la Juventus ha pienamente azzeccato la mossa, assicurandosi un talento cristallino.
Al suo fianco, uno che certamente non ha bisogno di presentazioni. Khedira, stimato da tutti gli allenatori che hanno avuto piacere di allenarlo, combacia perfettamente con l'identikit di volante moderno. Autore di 25 presenze nella passata stagione, tra alti e bassi fisici, nell'annata corrente il tedesco ha già ottenuto 43 gettoni conditi da 5 goal. Rendimento stratosferisco, costruito attraverso un percorso atletico mirato e, curiosità, una nuova alimentazione.
Analizzando i top club europei, non è semplice trovare un centrocampo munito della stessa qualità dei bianconeri. Pur sistemato differentemente, il Real Madrid con Modric e Kroos non ha nulla da invidiare, così come Bayern Monaco e Barcellona hanno assolutamente il loro perché. Ma Khedira e Pjanic, in questa stagione, hanno trovato un feeling inimitabile.
Non a caso, pur volendo rinforzare il reparto, la missione per la dirigenza pentacampione appare delle più complicate. Difficile trovare profili che possano sposare i nuovi dettami allegriani e, nel quadro generale, va considerata la posizione di Marchisio. Insomma, la Juventus vanta già tre pedine di livello top mondo e, qualora sotto la Mole dovesse approdare un nuovo volto – sicuramente – sarebbe dello stesso livello.
A Montecarlo, nella semifinale d'andata, la magica coppia non è andata in scena a causa della squalifica dell'ex giocatore, tra le altre squadre, del Real Madrid. Ma a Torino, in virtù delle gerarchie ben delineate, nell'undici iniziale non figurerà il Principino.




