Per la Juventus sfuma, inesorabilmente, l'obiettivo della Coppa Italia. I bianconeri, dopo l'1-1 dell'andata in quel di Torino, cadono a San Siro contro l'Inter e alzano bandiera bianca, salutando la competizione a novanta minuti dalla qualificazione per la finalissima di Roma.
Un atto finale che, invece, vedrà protagonista l'Inter, protagonista di una partita solida e di totale controllo al cospetto di una Vecchia Signora evidentemente scarica e priva di contenuti nell'amara notte del Meazza.
Che per la squadra di Massimiliano Allegri sarebbe stata una serata complicata lo si era capito praticamente subito, quando dopo appena un quarto d'ora, una leggerezza del comparto difensivo aveva spianato la strada al blitz vincente di Dimarco, poi autore del goal partita.
Un approccio 'molle' e privo di spessore quello della Juventus che nemmeno dopo essere stata colpita a freddo, non ha mai dato segnali di ripresa, impensierendo Onana soltanto in un'occasione con il destro di Kostic, prolungato in corner dall'ex portiere dell'Ajax. Poi il buio. Totale.
Permangono grossi punti interrogativi anche sulle scelte di formazione operate da Allegri. Su tutte, la scelta di lasciare inizialmente in panchina Milik, nonostante le assenze di Vlahovic e Kean, per affidarsi a Chiesa nell'inedito ruolo di punta, sorretto da Di Maria.
"Milik aveva fatto un'ottima partita col Napoli, veniva da un periodo di assenza e quindi c'era bisogno di farlo recuperare. Con Vlahovic fuori e Kean fuori ho dovuto far giocare Chiesa, ma ero convinto che potesse fare bene da centravanti, si è dato da fare", la spiegazione del tecnico livornese a Mediaset.
Ed invece la 'nuova' collocazione tattica del numero 7 non ha apportato benefici alla produzione offensiva di una Juve troppo sterile, confermando gli ormai atavici problemi in fase di realizzativa e di costruzione. Non che l'impiego di Milik nella ripresa abbia migliorato il quadro.
Ultimo goal di un attaccante risale allo scorso primo aprile quando Kean firmò il successo di misura contro il Verona. Ultimo acuto di un reparto che si è letteralmente inceppato.
Chiesa e Vlahovic non segnano dal 16 marzo contro il Friburgo, mentre Di Maria addirittura da una settimana prima, sempre contro i tedeschi. Non da meno Milik, che non va in rete dal 3-3 interno contro l'Atalanta risalente allo scorso 22 gennaio, poco prima del suo lungo stop. Il 2-0 al Friburgo del 16 marzo rimane anche l'ultima gara nella quale la Juve ha segnato più di un goal, mentre nelle nove gare successive, sono arrivate appena sei reti.
Hanno diviso anche le scelte operate nel pacchetto difensivo con Danilo e Gatti esclusi dai titolari, rimpiazzati da Bonucci e Alex Sandro, con il centrale viterbese che non giocava da oltre un mese.
"Danilo è quello che aveva giocato più di tutti, ha giocato tutte le partite, poi era diffidato. Bonucci doveva rientrare, stava meglio e ha fatto anche una buona partita".
Mosse che non hanno pagato i dividendi e che vedono Madama precludersi uno degli obiettivi stagionali rimasti. Ora, calendario alla mano, i bianconeri dovranno focalizzare le proprie energie sul campionato dove (penalizzazioni permettendo) il mirino rimane puntato su un piazzamento tra le prime quattro.
Poi ci sarà la doppia semifinale di Europa League contro il Siviglia. Un appuntamento da non fallire per garantirsi la possibilità di giocarsi una finale anche quest'anno. Sarà però fondamentale evitare quanto (poco) si è visto contro l'Inter, perché il rischio di incappare in altre notti da dimenticare è decisamente concreto.
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