Lo scorso 13 febbraio ha annunciato al mondo la sua omosessualità, un evento di portata storica poiché riguardante un calciatore di una nazionale maggiore in piena attività: grazie al coming out, Jakub Jankto si è rimesso in pari con la sua coscienza e, oggi, è un uomo libero sotto questo aspetto.
A quasi un mese da quelle parole che hanno fatto notizia, il centrocampista dello Sparta Praga (dove si trova in prestito dal Getafe) ha rilasciato un'intervista esclusiva a 'Marca': ribadito l'agognato desiderio di sentirsi libero in un ambiente dove non è facile essere omosessuali.
"Sto molto bene. Sono state tre settimane difficili, soprattutto la prima, perché non sapevo cosa aspettarmi. Ma le reazioni sono state perfette in Repubblica Ceca, Spagna, Italia... Sicuramente questo aiuta molto a continuare la propria vita e ad essere concentrato sul calcio, che è la cosa che viene prima di tutto per me. Prima il calcio. Poi posso concentrarmi su altre cose".
La confessione di Jankto può agire da modello per ispirare altre persone e convincerle ad esporsi, abbandonando il sentimento della paura di essere rifiutati dalla società.
"Quando si tratta del primo caso nel calcio devi aspettarti che certe reazioni non siano positive, ma io volevo sentirmi libero.Voglio vivere come vivono tutte le persone.L'ho fatto perché voglio aiutare altre persone che hanno un orientamento diverso.Penso di poter essere un buon esempio".
La decisione di fare coming out non è stato affatto programmata.
"Non ho pensato per tutta la vita a fare coming out. Ho giocato normalmente per otto anni. Non so cosa sia successo, ma ci sono alcune cose che ad un certo punto vuoi dire. Vuoi vivere come vuoi vivere. L'ho detto nel momento in cui più di ogni altra volta mi sono sentito di farlo".
Il ritorno in patria, e cioè in Repubblica Ceca, ha accelerato l'intero processo emotivo.
"Certo, qui ho amici, la famiglia e mio figlio... Quando sei a casa è più facile dirlo. Ho giocato sette anni in Italia e un anno in Spagna, ma stare a casa ti aiuta molto".
Dribbling alle polemiche e, in particolare, alla querelle nata in Qatar agli ultimi Mondiali sulla fascia One Love e alle sanzioni che avrebbero interessato i giocatori in caso di utilizzo.
"Questo non mi interessa molto perché, da giocatore, quello che voglio è essere in campo. Quando si discutono questi problemi c'è polemica, ma io non sono una persona che può decidere cosa fare. Ci sono solo culture diverse e le rispetto. Quando vado in Qatar rispetto tutte le regole, quindi quando sono qui mi aspetto che le persone rispettino le regole. Secondo me, tutto è una questione di rispetto. Devi avere rispetto per le persone con cui hai a che fare".
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