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Ivan Zamorano InterGetty

Ivan Zamorano, il bomber dell'1+8 con lo spirito da guerriero

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Ancor prima dell'era dorata del 'Triplete', ancor prima dei successi in serie in Italia e in Europa, l'Inter aveva una dimensione completamente diversa: grandi fatiche in campionato, con le uniche soddisfazioni provenienti direttamente dal giardino della Coppa UEFA, vinta per tre volte negli anni '90. Di quell'Inter, poco genio e tanta sregolatezza, faceva parte Ivan Zamorano.

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'Bam Bam' aveva il goal nel sangue, anche se questa sua spiccata caratteristica non venne colta subito all'inizio della carriera: nel 1988 arrivò la grande chance di sbarcare in Serie A, al Bologna, che però gli preferì Hugo Rubio, connazionale con cui sostenne un provino. Una scelta sbagliata che probabilmente da quelle parti rimpiangono ancora oggi, alla luce di quanto fatto in seguito da Zamorano: che non sarà il 'Maradona delle Ande' come l'anonimo Rubio, ma nemmeno l'ultimo dei fessi.

Poco male, dato che dopo la fase di apprendistato al San Gallo e al Siviglia, fu il Real Madrid a concedergli l'occasione della vita: sfruttata al volo dal cileno che, nelle quattro stagioni passate ai 'Blancos', segnò qualcosa come 103 goal in 178 partite. Numeri da top assoluto che, in quegli anni, valevano il lasciapassare per il campionato più bello del mondo, il nostro: su di lui puntò Massimo Moratti, che nel 1996 gli affidò le chiavi dell'attacco nerazzurro in tandem con Maurizio Ganz.

Tra i due il feeling fu immediato, soprattutto in Coppa UEFA dove il partner del cileno si laureò capocannoniere con 8 reti, inutili per conquistare il trofeo perso proprio a San Siro nel secondo atto (allora era in vigore la formula di andata e ritorno) della finale: a Milano fu proprio Zamorano a siglare il goal della speranza dell'1-0 che trascinò lo scontro con lo Schalke 04 ai supplementari e infine ai rigori, amari per l'Inter e per l'ex Real che sbagliò il primo calciato dai nerazzurri.

Iván Zamorano - Ronaldo - InternazionaleIván Zamorano - Ronaldo - Internazionale

Una delusione tremenda, riscattata puntualmente un anno più tardi con il trionfo di Parigi: avversaria la Lazio, trafitta nei primi minuti da un lampo di Zamorano che, sfruttando un lancio goniometrico di Simeone, superò Marchegiani con un tocco di punta che spianò la strada ai ragazzi allenati dal compianto Gigi Simoni. Un successo che porta la sua firma, stavolta più che sufficiente per portare a casa il primo trofeo dell'era Moratti.

Da Ganz (ceduto al Milan) a Ronaldo: partner d'attacco diverso ma risultati comunque eccellenti, certificati da una solida amicizia che spinse Zamorano a rinunciare al suo amato numero 9 per cederlo al 'Fenomeno'. Una scelta che ebbe risvolti positivi anche a livello di marketing, con la nascita di una nuova maglia rimasta unica nel suo genere, la famosa '1+8'.

Ivan Zamorano Walter Zenga Ruben Sosa Intergettyimages

"Dopo i Mondiali del 1998 Ronie viveva un periodo particolare. Tutti capimmo che bisognava fare qualcosa per fargli capire quanto fosse davvero speciale per noi e decisi di lasciargli la mia '9'. Mazzola mi disse: 'Ivan, puoi sempre ripiegare su una somma: 18, 27, vedi un po' tu...'. Quindi andai subito da Moratti a chiedergli se fosse possibile inserire un '+' tra i numeri: ottenuto l'ok, mi rivolsi ai magazzinieri e giocai con un pezzo di nastro adesivo sulla schiena. La mia maglia diventò la più richiesta nei negozi, tanto che la Nike cominciò a produrla con il '+' già stampato".

Ma questa non fu l'unica 'zamoranata': da piccolo, infatti, Ivan si allenava a colpire di testa saltando fino a sfiorare il lampadario di casa, tecnica che gli permise di compensare un'altezza non elevatissima (179 cm) con un'esplosività aerea con pochi eguali. Degna del popolo andino Mapuche, capace di respingere per 300 anni l'avanzata dei conquistadores spagnoli grazie ad una strenua resistenza: dote propria dei guerrieri come il rapace Zamorano, partito dalle Ande per raggiungere le altezze inesplorate del successo.

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