Pubblicità
Pubblicità
Questa pagina contiene link di affiliazione. Quando acquisti tramite i link forniti, potremmo guadagnare una commissione.
Ivan Cordoba InterGetty

La nuova vita di Ivan Cordoba: l'ex freccia dell'Inter sogna da dirigente del Venezia

Pubblicità
Archivio Storie

Di Ivan Ramiro Cordoba Sepulveda ci ricordiamo un po' tutti, compresi coloro che hanno una fede diversa da quella interista: gli inserimenti sul primo palo, lo stacco aereo imponente e la grande velocità con cui sopperiva ad una fisicità non eccelsa hanno fatto le fortune degli allenatori succedutisi alla guida dell'Inter dal 2000 al 2012, periodo di militanza del 'folletto' colombiano a Milano. Sepulveda come il compianto e famoso scrittore cileno: nessun grado di parentela tra i due, accomunati dall'aver lasciato il segno nei rispettivi campi di appartenenza, la poetica e il calcio.

Cordoba è stato l'esempio lampante di calciatore modello, amato da tutti per la sua capacità di dire tanto anche senza proferire una parola. Piuttosto a parlare per lui era il campo, l'abnegazione e lo spirito di sacrificio offerti per onorare al meglio la causa. E' sicuramente per questo motivo per cui, dopo il ritiro avvenuto nel 2012, Cordoba non ha avuto la minima difficoltà a trovare un nuovo impiego, peraltro sempre nell'Inter a cui ha legato il nome per dodici stagioni e mezzo, vincendo tutto quello che c'era da vincere: a pochi mesi dall'addio al calcio giocato viene nominato nuovo team manager dei nerazzurri, allora guidati dal coetaneo Andrea Stramaccioni.

Ivan Cordoba InterGetty

La scelta di Cordoba ha una ragione ben precisa: lui è la figura perfetta per fare da raccordo tra lo spogliatoio (ambiente frequentato quotidianamente fino a qualche mese prima) e la società, in un periodo non facile dal punto di vista dei risultati sportivi. Il colombiano, che nell'arco della sua carriera ne ha viste tante, è l'uomo giusto per un ruolo così delicato, con tutte le problematiche derivanti dallo status di fulcro ambientale col compito di mediare tra due mondi molto diversi tra loro. L'avventura è stimolante ma allo stesso tempo anche massacrante a livello emotivo e, dopo due anni intensi, nel settembre 2014 si conclude ufficialmente un rapporto ultra decennale.

"F.C. Internazionale saluta un indimenticabile campione, ringrazia un grande uomo e gli augura il meglio per il futuro".

Contratto risolto in maniera cordiale e senza alcun rancore, nello stile elegante di Cordoba che fuori dal terreno di gioco è stato sempre molto attivo: in primis nel campo della beneficenza con la creazione di un'associazione atta a sostenere i bambini ciechi, poi attraverso la nascita di un'accademia rivolta ai giovani che vogliono divertirsi giocando a calcio. Forse è proprio quel Sepulveda nel cognome a conferirgli una certa vena scrittrice, tanto che ad oggi ha già pubblicato due autobiografie: la prima, uscita nel 2016 e intitolata 'Combattere da uomo', e la seconda, fresca di stampa dal titolo 'Retrato de un luchador'.

D'altronde due autobiografie sono il numero giusto per raccontare tutte le imprese messe a segno in quasi 20 anni di carriera: la più emozionante, 'Triplete' con l'Inter a parte, è la vittoria della Copa America nel 2001, primo e finora unico titolo conquistato dalla Colombia nella sua storia. Peraltro davanti ai propri tifosi in un contesto socio-politico disastroso, con la minaccia costante di attacchi terroristici e la tensione tra forze governative e i guerriglieri della FARC: a quell'edizione, una delle più controverse di sempre, non prese parte l'Argentina, mentre il Brasile onorò l'impegno ma con una formazione ampiamente rimaneggiata. Un vantaggio enorme per la Colombia, che chiuderà il torneo da imbattuta e senza alcun goal subìto: quello decisivo nella finalissima di Bogotà fu opera proprio di Cordoba, protagonista di un sogno ad occhi aperti e portatore di serenità in uno dei momenti più difficili del suo amato Paese.

Ma torniamo al Cordoba post-ritiro e a ciò che è accaduto dopo la decisione di appendere gli scarpini al chiodo: detto dell'Inter e dell'esperienza da scrittore, bisogna soffermarsi sul ruolo ricoperto attualmente nella dirigenza del Venezia, che lo scorso 10 febbraio lo ha annunciato in qualità di nuovo socio e Consigliere Delegato per l’Area Sportiva.

"Attraverso la sua esperienza e competenza, Córdoba porterà il suo contributo in diverse aree della società rafforzando il DNA del club a tutti i livelli, dal lato sportivo a quello delle relazioni con club, leghe ed associazioni nell’ecosistema calcistico globale, incrementando inoltre la visibilità del Venezia FC a livello internazionale. Benvenuto Iván!".

Il capoluogoveneto è una città agli antipodi per caratteristiche fisiche ed ambientali rispetto alla sua Colombia, ma Cordoba se ne è innamorato fin dal primo momento, integrandosi alla perfezione senza alterare gli equilibri del club. Un ingresso quasi in silenzio e a piccoli passi, lasciandosi alle spalle tutti i trionfi ottenuti da giocatore.

"Per me è un onore essere qui. Mi sento emozionato per questo passo importante, ci ho creduto con tutto me stesso. Ringrazio il presidente per avermi concesso di mettere a disposizione del club la mia esperienza. Ciò che mi ha spinto ad entrare in questo progetto è la mentalità forte del Venezia: un progetto serio dalle basi solide, qui si fa tutto ciò che si dice".

L'entusiasmo contagioso di un ragazzino abbinato a delle doti manageriali affinate col tempo, attraverso contatti coltivati nel mondo del calcio: il mix giusto per il Venezia, tornato in Serie A a 19 anni di distanza dall'ultima volta dopo una cavalcata conclusasi con il successo nei playoff.

Tuttavia, dopo una sola stagione i lagunari hanno fatto mesto ritorno in Serie B chiudendo all'ultimo posto in massima serie.

Cordoba è rimasto comunque all'interno del board societario con il dichiarato intento di riportare, quanto prima possibile, il Venezia ai piani alti del nostro calcio.

Pubblicità
0