La "fine del mondo come lo conosciamo", come cantavano i R.E.M. qualche anno prima, è giunta il 16 maggio del 2004. Inutile negarci una semplice verità: per tanti appassionati, che ne hanno elevato l'affetto a una sorta di religione, esiste un calcio pre Roberto Baggio e un calcio postRoberto Baggio."Da quando Baggio non gioca più / non è più domenica", cantava Cesare Cremonini, e, tralasciando il fatto che ormai di domenica si gioca sempre meno, davvero per molti è così.
Il 16 maggio del 2004, Baggio dà l'addio al calcio. Una domenica struggente, in cui il suo Brescia viene travolto per 4-2 a San Siro dal Milan senza che nessuno se ne faccia veramente un cruccio. Tutti gli occhi sono per lui, per il Robi nazionale. Com'era accaduto nemmeno un mese prima al Ferraris di Genova in occasione di un altro evento rimasto nella storia: l'addio di Baggio alla maglia dell'Italia, a quella che per lui era stata una specie di seconda pelle.
Quella di mercoledì 28 aprile tra Italia e Spagna, l'avversario che 10 anni prima Baggio ha eliminato da USA '94, è solo apparentemente un'amichevole come le altre: è una serata in cui il protagonista assoluto è lui, Robi da Caldogno, ragazzo normale diventato dio del pallone. Il fantasista del Brescia ha ormai 37 anni e ha già ufficializzato la decisione di lasciare il calcio al termine della stagione. E così Giovanni Trapattoni, il ct di quella Nazionale che già lo aveva avuto a disposizione alla Juventus, decide di regalargli un'ultima passerella per chiudere in bellezza il suo rapporto con la maglia azzurra, come annunciato qualche settimana prima alla 'Gazzetta dello Sport'.
"Ci sto pensando. Gli parlerò. Gli dirò che se ha il piacere di tornare con noi, se sente questo desiderio, lo vorrei convocare per una partita. Una delle prossime. Magari per l'amichevole in programma il 28 aprile a Genova contro la Spagna".
Detto, fatto. Tra i convocati per Italia-Spagna c'è anche Baggio. Per lui è la prima volta da 5 anni a questa parte: l'ultima presenza l'ha collezionata addirittura 5 anni prima, nel marzo del 1999, in una gara contro la Bielorussia valevole per le qualificazioni a Euro 2000. Torneo a cui il fuoriclasse veneto non parteciperà, così come non parteciperà, nonostante l'incredibile campagna popolare a suo sostegno, a Giappone-Corea 2002.
Buffon; Panucci, Cannavaro, Materazzi, Zambrotta; Pirlo, Perrotta; Fiore, Baggio, Di Vaio; Vieri. Così si schiera l'Italia contro gli spagnoli, che hanno in Raul e Morientes le punte di diamante. Finisce 1-1, con entrambe le reti messe a segno nella ripresa: vantaggio del Niño Torres per gli iberici, immediato pareggio di Bobo Vieri per l'Italia.
Non è che un dettaglio quasi irrilevante. Tutti gli occhi, più che per la partita in sé, sono naturalmente per Baggio, che dimostra un affiatamento non eccezionale con i compagni ma qualche occasione per segnare ce l'ha: una di testa (fuori) e una su punizione a pochi minuti dalla fine, parata senza troppi problemi da Cañizares. Dopo l'uscita di Cannavaro, nella ripresa indossa pure la fascia per gentile concessione di Panucci, vice-capitano azzurro. Quindi il Trap lo toglie a 4 minuti dalla fine per far spazio a Miccoli, ma soprattutto per concedergli la standing ovation dei genovesi.
"Delle mie 56 partite con l'Italia questa è stata la più bella: l'affetto della gente non è paragonabile con nulla. È stata una serata particolare. Ringrazio Trapattoni per avermi lasciato in campo più del dovuto, anche se purtroppo non è arrivato il goal", dice Baggio al termine della sfida.
Quanto al Trap, quando gli si chiede se le porte azzurre siano ancora aperte per Baggio risponde in maniera laconica: "Parliamo della partita".E così ci pensa la figlia Valentina a disegnare i sentimenti del padre, rivelando che "era emozionato, io me ne sono accorta". E come sarebbe possibile il contrario?
In tribuna, poi, è un proliferare di striscioni. Tanti non si rassegnano all'idea che sia davvero finita e pretendono Baggio agli Europei portoghesi: "Del Piero in poltrona, Baggio a Lisbona", "Per un'Italia da sballo, porta Baggio in Portogallo", "Con Baggio in Nazionale, l'acqua santa non portare". Un altro se la prende con Trapattoni per la mancata chiamata ai Mondiali di due anni prima: "Trap, grazie per l'idea, ci voleva in Corea".
Niente da fare: la porta dell'Italia è davvero chiusa. Ma in fondo lo sa benissimo anche Baggio, che meno di un mese più tardi saluta tutti e abbandona il mondo del pallone. Quanto alla Nazionale del Trap, in Portogallo quasi nulla andrà per il verso giusto. Roberto quegli Europei se li vede da casa, come un semplice tifoso. E si tiene strette le emozioni di una serata agrodolce, ma difficile da dimenticare. Anche 16 anni dopo.
