C'era un tempo in cui Filippo Inzaghi giocava come attaccante nella Juventus. Un tempo in cui condivideva il campo con Antonio Conte, Zinedine Zidane e Didier Deschamps, tre dei più importanti tecnici del decennio. Anche lui studia da grande, desideroso di arrivare ai livelli dei vecchi compagni di squadra di anni '90 e 2000.
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Dopo tre anni Inzaghi torna a sfidare la Juventus, dopo che nella stagione 2014/2015, alla guida del Milan, venne sconfitto sia all'andata che al ritorno causa super Tevez. Ora allena il Bologna, una squadra con molta meno tecnica: sulla carta la sfida contro Madama nel turno infrasettimanale è a dir poco scontata. Ma mai dire mai.
Inzaghi è stato prodigo di elogi nei confronti della Juventus, durante la conferenza stampa di vigilia. E' consapevole della forza bianconera, riuscita a vincere sette volte di seguito il titolo d'Italia per poi issarsi in vetta negli ultimi turni senza mai perdere un colpo. Ha Cristiano Ronaldo, gioca allo Stadium, ma dopo il successo contro la Roma il Bologna si è risvegliato.
"La vittoria contro la Roma non cambia nulla, ero fiducioso prima e sono fiducioso adesso. Ora sfidiamo la squadra più forte d’Europa" ha evidenziato Inzaghi in conferenza. "Contro la Juventus non ci sarà nulla da perdere e tutto da guadagnare, nessuno credeva potessimo battere i giallorossi...".
Partire battuto non è assolutamente da Inzaghi: "Non vedo perché non possiamo fare l’impresa. Sarà difficile ma il calcio è bello anche perché è imprevedibile. Non so ancora chi giocherà, ma chi scenderà in campo so che venderà cara la pelle".
La speranza di Inzaghi è quella di ripetere l'impresa del 2011, quando la doppietta di Di Vaio mise al tappeto la Juventus di Delneri. Statisticamente però la trasferta sul campo dei bianconeri è decisamente la più dura nella storia rossoblù: una vittoria del 1999, una nel 1980, nel 1962, nel 1952 e nel 1948. Non proprio un dato incoraggiante.




