Qualcuno - o meglio: più di qualcuno - potrà anche esserselo dimenticato, ma il presidente dell'Inter è ancora Erick Thohir. Sì, colui che ha nel 2016 ha ceduto il club alla nuova proprietà cinese e che, da allora, non s'è praticamente più visto. Ma la carica, formalmente, continua ad essere sua.
"Sono ancora presidente della società e ho ancora il 31% delle azioni. Soprattutto resto un tifoso appassionato - ricorda Thohir, intervistato dall'agenzia Lapresse - Chi viene nel mio ufficio vede appese solo magliette dell'Inter, a cominciare da quella di Bergomi e di Zanetti. Oltre a quelle dei Philadelphia, la mia squadra in NBA".
Però, "il business è il business. E io, quando ho comprato la società da Moratti, non ho mai illuso nessuno, non ho mai promesso lo scudetto subito. A un certo punto mi sono dovuto proteggere. Cerchi di capire cosa intendo".
"Quando sono arrivato mi sono posto cinque obiettivi - spiega Thohir - Il primo: costruire infrastrutture all'altezza della situazione, dal centro di allenamento allo stadio di San Siro. Il secondo: riorganizzare il management, infatti ho assunto Bolinbroke dal Manchester United e Antonello dalla Puma. Il terzo: allestire poco alla volta una squadra forte, per poi arrivare all'acquisto delle stelle. Il quarto: rispettare il financial fair play, cioè non poco. Il quinto: andare in Europa League e, nel giro di 5 anni, rientrare in Champions League".
Getty ImagesInvece, non tutto è andato per il verso giusto: "Lo stadio non è stato possibile costruirlo, avrebbe generato business, sarebbe aumentato il giro di affari, il fatturato che consente di rimanere al passo con i grandi club di Europa. Prenda come esempio la Juventus, che si è potuta permettere Cristiano Ronaldo... Comunque, mi sembra che Suning abbia lo stesso obiettivo. Lo stadio, intendo...".
Perché Thohir ha ceduto la maggioranza dell'Inter? "Perché c'è stato chi si è offerto per diventare partner di maggioranza, con grandi obiettivi. Ho pensato: va bene... Ripeto: io mi sono solo protetto. Ho mantenuto la carica, il posto allo stadio, il 31% delle azioni, mi scrivo con i miei amici italiani e interisti. Ora tocca a Suning".
E il suo disimpegno sempre più evidente dall'Inter? "Io non ho mai promesso che avrei passato settimane, mesi a Milano. Sono un uomo di affari e i miei interessi sono qui, in Indonesia. A Milano sono andato alcune volte, come a Londra... Avevo creato un management di assoluta affidabilità proprio per questo, per non dover essere tutti i giorni in Italia. Management di cui mi fidavo ciecamente".

