Doveva essere la partita della svolta e, perché no, anche della rinascita difensiva per l'Inter, piombata in un pozzo il cui fondo si intravede appena: il pareggio agguantato proprio sul gong contro il Borussia Moenchengladbach è il terzo risultato consecutivo senza vittoria, striscia che ha già minato quella che fino a poche settimane fa era una delle certezze maggiori.
Stiamo parlando del reparto difensivo, il migliore della scorsa Serie A con 36 reti al passivo, sette in meno rispetto ai campioni d'Italia della Juventus: lo schieramento a tre è sempre lo stesso ma, a cambiare, sono gli uomini scelti per il compito.
Ieri l'Inter presentava il seguente terzetto difensivo: D'Ambrosio sul centrodestra, De Vrij al centro e Kolarov sul centrosinistra, un solo difensore 'puro' insomma (l'olandese). Sotto la lente d'ingrandimento era finita la prestazione di Kolarov: i tifosi hanno ancora negli occhi la prova da dimenticare offerta dal serbo nel derby, macchiato dall'errore di concetto che ha spianato la strada al Milan col rigore del vantaggio.
Contro il Borussia è andata meglio e l'impressione che l'ex Roma stia assimilando ciò che Conte gli chiede si è avuta. Non gli si può additare nemmeno tutta la colpa del secondo goal subìto: la prateria che Hofmann si è trovato davanti è frutto, soprattutto, dell'atteggiamento troppo leggero di Vidal che ha confidato in un fuorigioco che non c'era, mollando la presa in netto anticipo sul diretto avversario.
In quella circostanza Kolarov si era già spostato a tutta fascia sulla sinistra, dove peraltro ha offerto il meglio di sé mettendo in apprensione la retroguardia tedesca con il suo mancino affilato, sfiorando addirittura il colpo del 3-2 all'ultimo secondo con una punizione dal limite terminata sull'esterno della rete.
I numeri però parlano chiaro e all'Inter creano una sorta di imbarazzo: 10 i goal subiti nelle 5 gare di Serie A e Champions, una media di 2 a partita che non può andare bene ad una squadra partita con l'obiettivo di detronizzare la Juventus e fare il salto di qualità in Europa approdando alla fase ad eliminazione diretta.
Fa impressione il confronto con lo stesso dato raccolto allo stesso punto della stagione, ma un anno fa: allora erano appena 2 le reti al passivo, con tre clean sheet che davano l'idea di un sistema dagli ingranaggi perfettamente funzionanti e difficilmente scardinabili dagli attacchi avversari.
Se prima la difesa era un punto di forza di cui vantarsi, ora è considerata alla stregua di un punto debole diventato improvvisamente un boccone amaro da digerire. A questo punto è lecito chiedersi quale fosse il senso tecnico dell'operazione che ha portato all'addio di Godin, una delle colonne che avrebbe fatto molto comodo grazie alla sua enorme esperienza.
A Conte va concesso però l'alibi delle assenze e del Covid-19 che ha colpito sette giocatori in poco tempo: due di questi (Skriniar e Bastoni) sono difensori e le scelte obbligate non hanno offerto molti margini per provare qualcosa di diverso che avrebbe potuto essere un nuovo modulo, magari il passaggio al 4-3-1-2 invocato da buona parte dei tifosi.
Per l'Inter, però, non c'è molto tempo e il tour de force da cinque partite in quindici giorni che aspetta Handanovic e compagni fa un po' di paura: per Conte la speranza è che il recupero di qualche elemento possa concedergli più opzioni, quanto mai necessarie per invertire un trend preoccupante e inaspettato.


