Una causa intentata contro l'Inter e un risarcimento di 1,5 milioni di euro chiesto allo stesso club nerazzurro. La notizia del provvedimento mosso da Mauro Icardi nei confronti della sua squadra ha creato ulteriore confusione in una situazione già molto complicata.
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A fare chiarezza ci ha allora provato l'avvocato Giuseppe Di Carlo, ovvero colui che assiste Mauro Icardi e Wanda Nara nell’arbitrato contro l’Inter. Intervistato dal 'Corriere dello Sport', l'avvocato ha spiegato il motivo che ha portato l'argentino a fare causa au nerazzurri.
"Prima di arrivare a questo punto, a inizio agosto (11, ndr) avevo inviato al club una diffida perché Icardi fosse reintegrato pienamente negli allenamenti. Come risposta ho ricevuto una nota formale della società che affermava che è integrato nel gruppo, mentre è noto a tutti che non svolge le esercitazioni tecnico-tattiche. È unilateralmente considerato sul mercato nonostante un contratto fino al giugno 2021 e la sua dichiarata volontà di rispettarlo".
Secondo Di Carlo il grande problema è che di casi come quello Icardi se ne verificano ormai troppi nel mondo del calcio. Per questo motivo, a suo dire, è giusto difendere l'argentino.
"Si tratta di una prassi consolidata anche da parte di altri club, ma io mi domando: è corretta? Questo arbitrato può trasformarsi in una questione di diritto per il futuro. Puntiamo a dimostrare che un calciatore, in questo caso Icardi, non può essere demansionato o messo da parte così. Trattandosi di un giocatore non si può rivolgere alla giustizia ordinaria e far causa per mobbing".
Per chiudere la propria storia con l'Inter senza passare da un tribunale, Icardi avrebbe potuto pensare a una risoluzione del proprio contratto. Una strada che però secondo Di Carlo non è percorribile al momento.
"A mio avviso non ci sono le condizioni per chiedere la risoluzione, ma è giusto esigere un trattamento paritario agli altri calciatori dell’Inter. Ora vediamo che tipo di pronuncia ci sarà. Se Icardi cambierà maglia, il procedimento terminerà. Altrimenti...".
Altrimenti l'Inter sarà chiamata a difendersi in tribunale, con i tempi della giustizia che potrebbero variare da 2-3 mesi a una data indefinita.
"Dipenderà da quanto i due arbitri (uno nominato per parte, ndr) impiegheranno a scegliere il terzo (il presidente, ndr). Se lo faranno in breve, in 2-3 mesi si può chiudere tutto. Se invece non ci sarà un accordo e sarà necessario rivolgersi al Tribunale di Milano, i tempi saranno più lunghi".
Ciò che è certo è che Icardi non pare essere giunto a questa decisione a cuor leggero. Per l'ex capitano nerazzurro attaccare la squadra che ha sempre detto di amare non è stato facile.
"Non lo è stato affatto, ma lui soffre per questa situazione dal punto di vista psicologico. Non è normale subire una discriminazione come quella che sta subendo lui: tralasciando la vicenda della fascia, l’assenza nelle foto e il numero tolto, c’è la questione degli allenamenti".
Di Carlo, infine, ha dato anche una spiegazione del perché ci sia stata una richiesta di un risarcimento di 1,5 milioni di euro.
"Siamo stati obbligati dall’accordo collettivo. È una conseguenza necessaria in caso sia accertato un comportamento discriminatorio. Non è una scelta né mia né del calciatore. Icardi non fa tutto questo per una questione economica: a lui interessa di essere parte integrante del progetto Inter. E siccome in 2 mesi non ha giocato neppure un’amichevole, non è parte del progetto".
Maggiore chiarezza è stata fatta. Ora non resta che attendere la fine del mercato e capire quali passi sia Icardi che l'Inter decideranno di muovere. Da vedere se insieme o meno.


