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Serie A

Inter-Atalanta, Gagliardini ritrova il suo recente passato

10:51 CET 17/11/17
Roberto Gagliardini Lorenzo De Silvestri Inter Torino Serie A
Quella tra Inter ed Atalanta sarà una sfida molto speciale per Roberto Gagliardini, cresciuto nelle giovanili orobiche sin dall'età di 7 anni.

Un anno fa di questi tempi Roberto Gagliardini era soltanto un giovane di belle speranze che si era appena affacciato nel calcio dei grandi dopo essere stato lanciato da Gasperini in quell'Atalanta che terminerà il suo campionato ad un sorprendente quarto posto finale.

Nessuno si sarebbe mai immaginato che a gennaio l'Inter potesse investire quasi 30 milioni totali per il suo cartellino, tra prestito ed obbligo di riscatto, nonostante appena 14 presenze in Serie A e soltanto 775 minuti giocati.

Eppure i nerazzurri milanesi non hanno perso tempo, assicurandosi uno dei centrocampisti più promettenti del panorama calcistico italiano: domenica sera Gagliardini si ritroverà di fronte il suo passato, la squadra di cui ha difeso la maglia sin dalle giovanili dal 2001, quando aveva appena 7 anni.

Arrivato con le stigmate del predestinato, il classe 1994 ha iniziato col botto la sua avventura interista: esordio da migliore in campo contro il Chievo e prestazioni in crescendo, con l'apice arrivato grazie alle prime ed uniche due reti messe a segno in Serie A contro il Cagliari e proprio la sua ex Atalanta.

Due goal diversi, a partire dall'esultanza: il primo mimando il 'gesto della polenta', il secondo senza gioire per rispetto di un club a cui deve praticamente tutto, che gli ha permesso di farsi conoscere dal calcio che conta.

Da quel momento in poi un calo vertiginoso, coinciso con il crollo fisico e mentale della squadra che ha dovuto dire addio al sogno 3° posto dopo sei sconfitte nelle ultime dieci giornate che hanno compromesso, in maniera inevitabile, il cammino dell'Inter che ha chiuso al settimo posto finale, rimanendo fuori dall'Europa.

Anche l'avvio della stagione attuale non sembrava essere positiva: solo 19 minuti contro la Fiorentina (con tanto di rete clamorosa sbagliata a pochi passi dalla porta) e bocciatura all'Olimpico contro la Roma, dove è stato sostituito all'intervallo.

Nonostante tutti questi singhiozzi, Luciano Spalletti non ha mai smesso di credere in Gagliardini, difendendolo a più riprese in conferenza stampa e spiegando come fosse, in realtà, un giocatore su cui puntare, un titolare dell'Inter che verrà.

Ed invece Roberto titolare lo è diventato, ma dell'Inter attuale: la svolta nel derby col Milan dove è stato schierato nei due di centrocampo alla sinistra di Vecino nel classico 4-2-3-1 spallettiano. Prestazione convincente che gli ha permesso di scalare posizioni e spedire in panchina gente del calibro di Brozovic (infortunato per un periodo) e soprattutto Joao Mario.

Da lì in poi è sempre stato schierato dal primo minuto, per cinque volte di fila. Decisiva l'intesa con Vecino: l'uruguaiano è solito effettuare degli strappi importanti che lo portano ad avanzare in zona offensiva, a Gagliardini il compito di restare in posizione più arretrata per difendere la posizione scoperta del compagno.

Un ruolo che magari non gli permetterà di farsi notare ai più, ma comunque importante ed utile ai fini del raggiungimento del risultato massimo. Gagliardini è uno di quelli che lavora nell'ombra, vestito che Spalletti ha saputo cucirgli alla perfezione da sarto navigato qual è, rinviando l'acquisto di un top player a centrocampo. Quello, magari, l'Inter ce l'ha già in casa.