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Lorenzo Insigne Napoli Venezia 22082021Getty

Insigne si prende il Napoli: sangue, radici e "huevos"

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Questione di "sangre caliente", di radici e appartenenza: quello tra Lorenzo Insigne e Napoli, la sua Napoli, il suo Napoli, non sarà mai un rapporto qualunque. Lo ha dimostrato una volta in più, contro il Venezia.

Le parole spese da Kalidou Koulibaly e Luciano Spalletti nel post-partita sono solo il contorno all'importanza spirituale di un giocatore troppo spesso messo sulla graticola, forse proprio in virtù della passionale relazione con la propria piazza: in fondo, Insigne è innanzitutto un tifoso, poi il capitano. Non a caso.

L'allenatore azzurro ha ragione quando dice che "si è guadagnato sulla propria pelle la fascia del Napoli", perché è proprio così. Faticando e sopportando critiche a volte ingenerose, altre, invece, giusitifcate da prestazioni non troppo costanti.

E' senza dubbio nel momento più importante della sua carriera, all'indomani della vittoria agli Europei e alla vigilia di una stagione che può consacrarlo al di sopra dei giudizi sul suo conto: Spalletti può aiutarlo. Lui, intanto, si dà da fare: corre avanti e indietro, mostrando di poter dare parecchio anche in fase difensiva, a supporto dei compagni. L'esperienza con l'Italia di Mancini, in questo senso, può aver contribuito.

E' il simbolo di una città e di un popolo che dopo diversi anni vuole risaltare, esprimendo al meglio i presupposti di rivalsa che hanno spesso accompagnato la carriera dello stesso Spalletti, in giro per l'Italia.

Ma la fascia pesa, così come la maglia: in particolare se della tua città. E' stato a lungo chiacchierato, nelle scorse settimane: Insigne sul mercato, Insigne al nodo rinnovo. Insigne risponde: si presenta sul dischetto, spedendo la palla sopra la traversa. Non gira bene.

Pochi minuti più tardi altro rigore: dialoga con Politano, prima della battuta. Non è dato sapere se ci abbia pensato o meno: prende la palla, a testa alta. La piazza sul dischetto e spiazza il portiere del Venezia.

L'esultanza è l'ennesima dimostrazione del carattere di un ragazzo cresciuto nella curva verso cui viene indirizzato il gesto: porta le mani ad altezza bacino e... sì, insomma. Mostra "los huevos".

"Vedete? Ho sbagliato, ma mi ripresento qui: a batterlo, prendendovi per mano", sembra quasi voler dire, con lo sguardo.

Perché, in fondo, come ha spiegato Spalletti, non è facile fare il capitano: figuriamoci in una piazza che ama il calcio come poche. Responsabilità e sangue caldo: a fine partita si intrattiene con la Curva, applaudendo e cantando.

La stagione del Napoli è iniziata bene, così come quella di Insigne: un esempio per gli altri, come racconta Koulibaly, che vogliono che resti, e insieme un simbolo per tutti i napoletani: uno di loro, una volta in più.

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