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Harry Maguire Ukraine vs England Euro 2020Getty Images

Dagli Europei da tifoso alla finale di Wembley: la svolta di Maguire

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Chi nutriva ancora dubbi sulla sua solidità, con il passare delle settimane ha dovuto ricredersi, sconfitto dall'evidenza e dalla volontà di un ragazzo troppo spesso sulla graticola: Harry Maguire è, a tutti gli effetti, uno dei migliori difensori d'Europa.

Se essere belli a vedersi è l'unico criterio utile a definire la forza di un giocatore, conviene darsi al golf, o a un altro sport: il calcio è prima di tutto sostanza, spinta a gran voce dall'intelligenza. Fortunatamente: le belle storie, contorno volto a definire la personalità di un giocatore, servono a descrivere il resto.

Quella di Maguire è un misto tra la solita rivalsa con se stesso e un mezzo segno del destino che va a compiersi, regolare, come avrebbe dovuto. Bisognerebbe tornare indietro nel tempo per vedere l'espressione del suo volto, la solita, tingersi di rosso, nonostante la felicità e la medaglia al collo per una promozione in Premier League conquistata con l'Hull City, alla notizia di una finale europea che vivrà da protagonista, cinque anni dopo. Lo stupore potrebbe riuscire a scomporlo, finalmente.

Con in biglietto in mano, destinazione Francia, potrebbe sedersi un attimo e riflettere, prima di partire: ha la maglia dell'Inghilterra addosso, ma non la sua. E' il 2016, e con i compagni decide di seguire la Nazionale inglese di Roy Hodgson agli Europei, con le solite premesse: il talento c'è, la tecnica pure. Chissà come finirà, questa volta.

Non crederebbe a quanto gli verrebbe detto, probabilmente: come dargli torto. Non sa neanche che in Russia, nel 2018, sarà uno degli elementi più positivi della squadra di Southgate: insomma, è solo felice per la promozione in Premier. Cosa potrebbe volere di più?

Però ce l'ha fatta: ha vinto contro se stesso e contro coloro che continuamente lo hanno deriso per le sue movenze non perfette. Un difensore deve essere anche bello, adesso: avere piedi fatati e non tempi di contrasto. Quelli vengono dopo.

Harry Maguire Ukraine vs England Euro 2020Getty Images

Ha vinto contro chi ha detto che 87 milioni, la cifra più alta per il trasferimento di un difensore nella storia del calcio (raggiunta al momento della cessione dal Leicester al Manchester United), erano troppi per uno come lui: forte di testa, qualche volta ordinato, ma nulla più. Ha vinto contro chi ha criticato la scelta di temporeggiare sul rientro in campo a maggio: di non rischiare, di non disputare la finale di Europa League con i Red Devils contro il Villarreal per prepararsi al meglio a Euro 2020. Ha avuto ragione.

L'ha avuta perché le prestazioni lo confermano: quella contro la Germania agli ottavi di finale su tutte. Un muro impossibile da valicare e da gestire: una roccia che a tratti sembra non potersi muovere di un centimetro, ma che sa dove e come intervenire. Star of the match di quella serata, preludio alla rete contro l'Ucraina del turno successivo.

Passeggiando per Wembley potrebbe tornargli in mente l'estate di cinque anni fa: quel biglietto e quel viaggio per la Francia con i compagni dell'Hull City, con la maglia dell'Inghilterra, ma da tifoso e spettatore, adesso cucita addosso. E se continua così, anche a lungo.

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