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Cazorla España Malta 15112019Getty

L'infortunio da incubo di Cazorla: 10 operazioni prima della rinascita

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Durante la carriera di un giocatore arriva un momento in cui non si può far altro che prendere atto della realtà e dire basta: quello di Santi Cazorla non è ancora arrivato, o meglio sarebbe potuto arrivare tempo fa se la voglia di tornare ad alti livelli non avesse prevalso sullo sconforto.

Oggi il fantasista spagnolo gioca in Qatar tra le fila dell'Al-Sadd allenato dal connazionale Xavi, dove si sta godendo una pensione dorata che lo sta ripagando di tutte le sofferenze incontrate sul suo tortuoso cammino. Ma che non potrà mai restituirgli il tempo perso.

Un calvario iniziato nel 2013 con il problema alla caviglia destra rimediato durante un'amichevole con la Spagna, probabilmente sottovalutato e tornato d'attualità tre anni più tardi, il 19 ottobre 2016, in un Arsenal-Ludogorets di Champions League. Quello che al principio sembrava un normale incidente di percorso, alla fine si rivela un'infezione batterica causata da una delle tante operazioni chirurgiche subite. In questa intervista rilasciata al 'Daily Mail', Cazorla spiega la terribile natura del problema fisico.

"I batteri avevano mangiato l'osso, potevo metterci il dito dentro tanto sembrava fosse fatto di plastilina. Mancavano dieci centimetri di tendine e i medici mi dissero che dovevo ritenermi fortunato perché sarebbe potuta andare molto peggio".

Lo stop è inevitabile, così come il rischio che il piede gli venga amputato: almeno è questo ciò che i medici inglesi gli riferiscono, una 'sentenza' che Cazorla non accetterà mai, fino a decidere di tornare in Spagna dove le speranze che tutto torni come prima aumentano a dismisura.

"A Londra i medici mi comunicarono che non sarei tornato a giocare, io però non diedi peso a quelle parole.In Spagna invece mi promisero che avrebbero fatto di tutto per farmi tornare in campo e mi tranquillizzarono. Ogni decisione è stata presa dal sottoscritto, forse avrei dovuto scegliere di tornare in Spagna fin dal primo giorno. Il problema è che nessuno ha mai ammesso di non essersi accorto dell'infezione".

Il computo totale delle volte in cui Cazorla finisce sotto i ferri è spaventoso: dieci operazioni, di cui nove nel giro di appena un anno nel 2017, ognuna delle quali necessaria per riparare i danni provocati in precedenza dalla negligenza di chi non si è mai accorto di quella maledetta infezione.

Santi Cazorla InjuryMarca

I medici spagnoli sono costretti a 'mettere una toppa' in tutti i sensi, prelevando un lembo di pelle del braccio sinistro di Cazorla per la ricostruzione del tendine della caviglia. Si tratta di un lembo speciale, di un pezzo del tatuaggio dedicato alla figlia che lo salva dall'incubo dell'amputazione.

"Alcune parti del mio corpo si trovano in posti in cui non dovrebbero stare. Ora sembro un puzzle".

Nel corso della riabilitazione termina anche il contratto con l'Arsenal, ma Cazorla non impiega molto prima di trovare una nuova sistemazione: in Spagna ci resta e firma con il Villarreal per la terza volta. La presentazione all'Estadio de la Ceramica è spettacolare, con tanto di apparizione magica all'interno di un cilindro di vetro.

L'atteso ritorno in campo avviene il 18 agosto 2018 contro la Real Sociedad in Liga, esattamente 22 mesi dopo quel maledetto Arsenal-Ludogorets da cui tutto ha avuto inizio. 636 giorni di incertezza e paura, culminati con la convocazione in nazionale nel 2019 a quasi 4 anni di distanza dall'ultima volta.

Il premio migliore per chi non ha mai alzato bandiera bianca, nonostante una diagnosi che avrebbe gettato nello sconforto chiunque: non lui, non Cazorla, salvato da un tatuaggio che è parte di lui e dall'ostinazione a non volersi mai dare per vinto.

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