Tra i tifosi dell'Inter è una - e solo una - la domanda che raccoglie dubbi e incertezze: Christian Eriksen giocherà da titolare alla ripresa della stagione e, se sì, in quale zona del campo? Un quesito da un milione di euro a cui dovrà dare presto una risposta Antonio Conte, chiamato a compiere scelte importanti per finire al meglio l'annata e conquistare almeno un trofeo, in modo da festeggiare i quattro anni di gestione Suning.
Il centro di gravità nerazzurro è però rappresentato da Eriksen e dalla sua adattabilità al 3-5-2 contiano, spesso considerato non conforme alle sue caratteristiche di giocatore estroso tra le linee, capace di imprimere la svolta all'incontro con passaggi illuminanti per le due punte che, fino a questo punto, si sono visti in pochissime circostanze. Colpa anche dello scarso minutaggio concessogli dal tecnico che, nei big match contro Milan, Lazio, Juventus e Napoli, lo ha sempre fatto partire dalla panchina: nel derby andò vicino al goal con una punizione strabiliante dai 30 metri, all'Olimpico sfiorò il 2-2 con una botta dal limite disinnescata da Strakosha.
Un lento inserimento nei meccanismi dell'undici titolare che fatto preoccupare i tifosi, terrorizzati all'idea di veder bollato come 'bidone' l'acquisto più importante del mercato di gennaio: scelta precisa di Conte che, evidentemente, ha preferito non scombussolare gli ingranaggi del 3-5-2 che fino ad allora aveva regalato risultati più che incoraggianti. Meglio che sia Eriksen ad adattarsi al modulo e non il contrario, insomma, ma ora lo scenario potrebbe raccontare una storia differente.
La pausa forzata e gli alti carichi di lavoro impostati da Conte si sono rivelati degli alleati per Eriksen che, rispetto a qualche mese fa, sembra più pronto anche dal punto di vista fisico, seppur non arrivasse da un'esperienza - al Tottenham - trascorsa costantemente ai margini. Questo periodo è stato prezioso per capire cosa il mister vuole da lui, cosa fare per incidere positivamente e prendere per mano la squadra con la sua tecnica sublime, finora mostrata solo a sprazzi.
GettyCome in Europa League sul campo del Ludogorets nell'andata dei sedicesimi di finale: di Eriksen la rete del vantaggio, giunta al culmine di un'azione manovrata e grazie ad un tiro arrivato dalla sua mattonella preferita, dal limite dell'area, da trequartista puro. Un indizio che naturalmente non costituisce una prova, ma che comunque lascia pensare che sarà proprio quella la posizione occupata dal danese a Napoli nella sfida di Coppa Italia in programma sabato sera.
Le indiscrezioni parlano di 3-4-1-2 per Conte che potrebbe accantonare - almeno per il momento - lo schieramento che lo ha accompagnato in tutta la prima parte dell'esperienza interista: tutto per favorire ulteriormente Eriksen ed accelerarne il processo di ambientamento, il cui esito positivo dipenderà dal feeling con i compagni che nel ruolo di mezzala stentava a decollare. Ragion per cui il sacrificio del 3-5-2 appare inevitabile, così come la richiesta di uno sforzo maggiore ai due centrocampisti più arretrati.
Sarebbe un sacrilegio, infatti, se un calciatore di questo calibro non riuscisse a sfondare per un mero integralismo tattico che, nella storia del calcio, non sempre ha pagato alla lunga. Se l'Inter vuole davvero lottare per lo Scudetto - ora più complicato dopo i ko con Lazio e Juventus - ha l'obbligo di trovare un posto ad Eriksen, che sia attraverso uno schieramento o un altro.
Priorità all'aspetto qualitativo dunque, con buona pace degli interni incursori - alla Vidal per intenderci - tanto amati da Conte: se questo è il prezzo da pagare per migliorare l'Inter, allora così sia. A patto che Eriksen abbia capito la lezione e il funzionamento bistrattato del nostro calcio, dove a passare da 'fenomeno' a 'flop' ci si mette il tempo di un caffè.


