Il pantano di Perugia. Ma soprattutto la gioia della Lazio. I biancocelesti, il 14 maggio 2000, conquistavano il loro secondo scudetto. Insperato, considerando come sulla carta l'impegno della Juventus in terra umbra fosse considerato una mera formalità.
Nel calcio, invece, si può sperare fino alla fine. Lo sa bene Sergio Cragnotti, patron biancoceleste dell'ultimo tricolore, nonché colui che con grossi sacrifici ha portato la società capitolina a vantare un peso specifico notevole sia in Italia sia in Europa.
A distanza di anni, inevitabilmente, è tempo di annedoti: vedi il passaggio di Pavel Nedved alla Vecchia Signora. Raccontato al 'Corriere dello Sport':
"Quando era stato raggiunto l'accordo con la Juve, venne in sede e mi disse "io non mi vedo con un'altra maglia". Mi fece strappare il contratto. Telefonai a Moggi. Pavel regalò la penna a mio figlio Massimo per firmare il rinnovo di contratto con la Lazio, poi le cose cambiarono. Lo convinsero. Una storia di investimento molto importante per la Juve".
A proposito di investimenti, Cragnotti nel corso della sua gestione ne ha messi a segno tanti e redditizi. Bobo Vieri, ad esempio, non era stato un inserimento programmato:
"Ero in barca a Porto Santo Stefano e arrivò il figlio di Jesus Gil, presidente dell'Atletico Madrid, in elicottero. Esisteva un'espressa volontà di cederlo, quello che interessava agli spagnoli era solo l'importo finale. Si chiuse per 50 miliardi. Un ottimo affare, considerando che venne venduto l'anno dopo a 90, quasi il doppio".
Nessun rimpianto, invece, sulla vendita di Alessandro Nesta al Milan
"Quel momento era delicato dal punto di vista finanziario, ma qualcuno ci criticò. Devo ricordare che al posto di Nesta avevamo già preso Stam, non eravamo rimasti sguarniti in difesa".
