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alvaro-morata-202203130900(C)Getty images

Il pensiero di Morata: "Meglio alzare delle coppe che segnare 50 goal e non vincere niente"

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A tutto Alvaro Morata. Il nuovo Mandzukic della Juventus, l'attaccante trasformato da Allegri in esterno sinistro si confessa in un'intervista a DAZN, tra campo ed extracampo, curiosità e risposte serie sulla strana stagione della Juventus.

"Rimpianti? Sì, ma non servono a niente. L'importante è quello che si sta facendo ora, non serve lamentarsi. Possiamo ancora giocare una finale di Coppa Italia: alla fine, quando si smette di giocare, le foto con le coppe contano più di qualsiasi altra cosa. A volte si dà per scontata una Coppa Italia, una Supercoppa, ma è difficile vincerle".

Il futuro di Morata, già vicino a lasciare la Juventus a gennaio, è in bilico.

"Ma tutti ci giochiamo il futuro in ogni allenamento e in ogni partita. C'è una coda lunghissima di giocatori che vogliono venire qui, è normale sentirsi sempre giudicati. Io do sempre tutto, mi sento bene alla Juve. Le altre cose non dovete chiederle a me. Io sono contento, i miei figli mi chiedono di mettere l'inno della Juve in macchina".

Qualche giorno fa Morata ha ritrovato Carlos Tevez, tornato in Italia a qualche anno di distanza dalla stagione (2014/15) in cui proprio loro due formavano la coppia d'attacco della Juventus.

"L'ho ringraziato, non l'avevo mai fatto: in parte mi ha fatto calciatore, quando sono arrivato qui avevo poca esperienza. All'inizio mi guardava male quando tiravo e non gliela passavo. È uno dei giocatori più forti di sempre, uno che ti costruiva un muro in cinque minuti. Vinceva le partite da solo e si caricava sulla schiena tutta la squadra. Gli sarò sempre grato per quell'esperienza. Il rimpianto è che se ci fosse stato il VAR avremmo avuto un rigorino (nella finale col Barcellona, ndr). Vincere la Champions con la Juve sarebbe stato incredibile. Ma la vita è così".

Quanto pesa a Morata segnare poco, almeno guardando alle medie di certi altri attaccanti, ed eccellere invece nelle statistiche sugli assist? Nemmeno un po', a sentire lui.

"Io mi considero un giocatore che non deve solo segnare. Devo tornare in difesa, dare una mano, sporcarmi. Ti assicuro che qualsiasi attaccante che segna 50 goal e non vince niente farebbe a cambio con uno che ne segna 15 e vince delle coppe. Ovviamente mi piacerebbe segnare 60 goal, ma mi piace di più vincere".

E poi, dopo una chiacchierata sul tennis, via con l'uno contro uno: una serie di domande a cui Morata deve rispondere nel minor modo possibile.

"Il ko che ha fatto più male? La finale di Champions. Il difensore più forte che ho affrontato? Sergio Ramos. L'idolo da bambino? Fernando Torres, Raul, Morientes e David Villa. Lo stadio più bello in cui ho giocato? San Siro".
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