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Juan JesusGetty Images

Il Napoli si affida a Juan Jesus: è l'unico ad aver già giocato un quarto di Champions

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Lasciamo per un attimo da parte la classifica della Serie A: Napoli-Milan, il quarto di finale di Champions League che dopo una vita promuoverà un'italiana in semifinale, è uno scontro tra mondi opposti. Da una parte, le sette coppe dei rossoneri; dall'altra, la scalata inedita di una squadra - quella azzurra, appunto - che mai nella propria storia si era issata così in alto.

Non è solo questione di club, peraltro. Dai uno sguardo alla rosa del Napoli - forte, fortissima, imprendibile per tutti in campionato - e ti rendi conto che praticamente nessuno ha mai vissuto notti del genere nel corso delle rispettive carriere. Tranne uno: Juan Jesus. L'insospettabile, la seconda scelta in difesa, l'uomo pronto per ogni evenienza se mai i due titolari, ovvero Amir Rrahmani e Kim Min-Jae, dovessero dare forfait. Ed è proprio quel che sta accadendo, del resto.

Kim martedì sera non ci sarà: alla vigilia dell'andata di San Siro era diffidato, s'è fatto ammonire nella ripresa e dunque è automaticamente scattata la squalifica, al pari di quella del compagno Anguissa, che però sei giorni fa è stato espulso. Giallo contestato, così come l'intero operato del romeno Kovacs, ma indietro non si torna. E dunque la scelta di Luciano Spalletti è consequenziale: al Maradona giocherà Juan Jesus.

Le statistiche non mentono: il centrale brasiliano, 31 anni, è l'unico calciatore della rosa del Napoli ad aver disputato un quarto di finale di Champions League prima di oggi. E anche l'unico ad aver disputato una semifinale. Una doppia sfida rimasta nella storia, se non nella leggenda, della Roma e della competizione: quella col Barcellona del 2018, indimenticabile, eterna, magnifica.

Juan Jesus Roma BarcellonaGetty Images

Ricapitolando: il Barça vince nettamente l'andata al Camp Nou, un 4-1 che pare chiudere a doppia mandata ogni discorso qualificazione. Eusebio Di Francesco, l'allora tecnico giallorosso, gioca con la difesa a 4 affidandosi al centro alla coppia Fazio-Manolas. E Juan Jesus rimane in panchina per tutta la partita, affranto come tutti i compagni, probabilmente convinto di aver concluso così, senza giocare e senza sorridere, la propria avventura europea.

E invece, ecco la notte più bella. 10 aprile 2018, stadio Olimpico. Segna Dzeko, raddoppia De Rossi su calcio di rigore, quindi la rete di Manolas e l'esultanza con gli occhi fuori dalle orbite. Juan Jesus stavolta c'è: Di Francesco è passato alla difesa a tre, ha aggiunto il brasiliano a Fazio e Manolas, ha incartato così Messi e compagnia. L'ex nerazzurro si prende un giallo su Messi, ma anche lui la fa la sua bella figura: promosso, come tutta la squadra.

"All'andata abbiamo perso 4-1 - ha ricordato Juan Jesus su Instagram nel 2020 - Siamo già fuori. Eppure mi guardo intorno e vedo qualcosa di strano, sento qualcosa nell'aria. I miei compagni mi passano davanti mentre si preparano. Nei loro occhi noto una scintilla. Nei miei c'è la voglia incredibile di affrontare lui, Leo Messi. Eh si, perché tra tutti i compiti che ti possono assegnare in un quarto di finale di Champions League a me tocca questo. Mister Di Francesco è stato chiaro: Juan tu devi pressare e chiudere chiunque arrivi nella tua zona. Già, e sapete chi gira da quelle parti? Esatto, lui. Ci penso ma non ho paura. Cioè, un po' di timore si. Penso sia normale, ma ci rifletto mentre mi metto i parastinchi. Mi dico: se va male è perchè lui è il più forte di tutti ma c'è anche l'altra possibilità amici miei! L'altra faccia del pallone. L'altro 50%. E intanto sento i tifosi cuori che caricano. Eh si, c'è un'altra possibilità: se va bene, io posso aiutare i miei compagni, posso fare la mia parte e diventare quello che lo ha fermato. Ecco la mia occasione".

5 anni dopo, riecco Juan Jesus in un quarto di finale di Champions League. Di nuovo titolare al ritorno dopo essere rimasto seduto in panchina la settimana precedente. L'esperienza del Napoli a questi livelli, in sostanza, si riassume in quella serata di 5 anni fa. Anche se il brasiliano non è un titolare, anche se in quel 10 aprile del 2018 indossava una maglia diversa da quella che indossa oggi. Anche se in questa edizione ha giocato solo una partita da titolare, più un'altra da subentrato.

Di Lorenzo-Rrahmani-Juan Jesus-Mario Rui (o Olivera). Forse stona un po', forse fa un po' strano non vedere Kim in formazione, ma a JJ questo importa poco. Lui la propria chance l'ha già sfruttata durante la stagione, quando Rrahmani era ai box per infortunio. Facendosi sempre trovare pronto alla battaglia. Come farà martedì sera, nella notte in cui proverà ad aiutare il Napoli a conquistarsi le semifinali di Champions League: del resto, lui sa come si fa.

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