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Coutinho InterGetty Images

Il momento più strano per mettersi in mostra: l'era Coutinho all'Inter

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Li guardi e cominci a socchiudere gli occhi, domandandoti se la persona davanti ti stia prendendo in giro. Perchè dice di avere 25 anni, ma ne dimostra 16. Senza il trucco della barba, dieci anni in meno e via così. E poi riapri gli occhi e vedi quell'altro ragazzino, che dice di avere 15 anni. E allora sì che annuisci, perchè non poteva avere altra età. L'altezza, la prestanza fisica possono ingannare certo, ma il viso difficilmente. Se poi i centimetri sono pochi e i chili non abbastanza, come fare a non vedere l'ovvio? Quando Coutinho arrivò all'Inter era indubbiamente un ragazzino, in tutto e per tutto.

Primo, aveva fisicamente quegli standard che ti aspetti di vedere da un un ragazzo minorenne, sia esso calciatore o meno. Secondo, perchè non era ancora maturo nel pensiero sportivo e critico. Aveva 15 anni al momento dei primi contatti con l'ambiente nerazzurro che da lì a poco si apprestava a fare la storia del calcio. Era maggiorenne al momento di unirsi a quegli stessi fautori della storia. Stesso volto, stessa classe, stessa voglia di fare, godersi la vita e il pallone, senza pensare che gli altri dovessero godere delle sue giocate. Ma eccome se lo facevano.

A cominciare dai compagni di squadra, visto che i tifosi dell'Inter si illuminarono d'immenso per poco tempo, estasiati da quel piccolo brasiliano tutta classe e velocità. Ancora tutto da dimostrare. Materazzi, Marco, capitano, non aveva mai avuto dubbi sul suo futuro. Perchè se hai 15 anni e davanti ad un campione del Mondo dal duro faccione ti presenti così, non c'è da girarci attorno:

"Branca, cui bisogna dare il merito di averci visto giusto, lo prese che era ancora minorenne. Quindi Philippe rimase al Vasco da Gama fino al compimento dei 18 anni. Da 15enne però venne ad allenarsi una settimana con noi. Nel primo contrasto mi fece un tunnel assurdo e pensai: "Questo è un fenomeno!". Si merita il meglio, è uno con valori importanti".

In quei tre anni Coutinho non acquista certo 10 chili di muscoli, preferendo utilizzare quella parola, acquisto, al massimo per quello adibito ad un ragazzo di quell'età. Roba da adolescenti insomma, prettamente direzionato verso il calcio. Poi non acquista, ma li compie, i 18 anni. E sbarca all'Inter sulla scia di Pato, dei giovani brasiliani con la vera faccia da piccoli virgulti e non massicci omoni dalla stretta di mano possente.

Philippe Coutinho InterGetty Images

Il 2010/2011 è la stagione giusta. Ma il 2010/2011 è anche la stagione sbagliata. Perchè da una parte l'avere compagni con la pancia piena dopo un Triplete leggendario può essere un modo per metterti in mostra tu, nuovo calciatore in rampa di lancio. Ma dall'altra se i tuoi colegas non hanno più quel piede e quella mentalità da mille e una notte allora neanche tu giri. E nessuno, in un gioco di squadra, può farcela da solo.

Coutinho è rimbalzato da Benitez e Leonardo, gioca 10 partite in quella sua prima stagione europea, all'Inter, tra i grandi. Cavolo, sulla maglia ha il simbolo di tutti i trofei appena vinti dai compagni, regna l'euforia e lui si lascia trascinare più di tutti. Perchè è, giustamente, un ragazzino incosciente che in campo se ne frega dei grandi giri di parole, di sotterfugi e polemiche. Lui vuole dribblare e sorridere, mettersi in porta da solo o con l'aiuto degli altri nerazzurri.

Pronti via, però, la sua avventura parte subito col botto. Al contrario. E si capisce che forse qualcosa nel suo futuro nerazzurro non diventerà futuro. Perchè arrivato in una situazione particolare, unita a quella limitazione per i giovani che solo chi si alza dal lato giusto del destino riesce a superare. Gioca 11 minuti nella Supercoppa Europea, esulta l'Atletico Madrid. Sarebbe stupido parlare di partita decisiva o di bocciatura: più che altro viene investito dalla consapevolezza che lì, nel Vecchio Continente, non si scherza.

Ci metterà qualche gara, dopo un po di minuti da subentrante, per giocare titolare. Guarda un po', contro la Juventus. L'ultima pre-esplosione nucleare firmata Conte prima, e Allegri poi. È la stagione del Milan e Madama arriva settima, dunque i paroloni del 'ah cavolo subito dal 1' contro i fenomeni bianconeri' perde un po' mordente. Ma è sempre la Juventus, del resto.

Si muove Coutinho, fluttua, qualche volta sorride. Ma non è niente di che quella gara, spaventato, forse, emozionato, sicuramente. Solo ad ottobre la sua era interista avrà uno scossone, quando fornirà un assist decisivo contro la Sampdoria, abituandosi al campo e alla ribalta. Poi, la svolta e quelle due parole, Sliding e Doors che si uniscono per cambiare la sua era. Se, ma, forse, ok il passato è passato. Ma vanno usate: se non avesse subito quell'infortunio al ginocchio, forse sarebbe rimasto all'Inter a lungo.

Invece sta fuori due mesi e quando torna, tra scelte tecniche e dubbi, con il connazionale Leonardo in panchina, gioca neanche 150 minuti. Là si rompe già qualcosa, mentre il ginocchio ancora ulula. Il connazionale vorrebbe, ma non può. Troppo forte l'amore del popolo per Sneijder, troppo forte la possibilità che Coutinho sia un abbaglio:

"Su Coutinho ho un po’ il rammarico di non averlo fatto giocare di più quando l’ho avuto all’Inter per sei mesi. Ma c’era Sneijder che era padre padrone di quella posizione. Era difficile farlo giocare ma si vedeva già la grandissima qualità. Sicuramente a Liverpool ha anche imparato a sudare, all’Inter si sentiva piccolo, era una generazione di giocatori troppo forti".

Le dichiarazioni di Leonardo negli anni seguenti, mentre cercava, inutilmente, di portarlo al PSG per dimostrare che avesse sempre creduto in lui senza però riuscire a dimostrarlo, sono la perfetta sintesi del Coutinho nerazzurro. Perchè con Sneijder e la generazione del Triplete attorno, anche i successivi due anni saranno una copia esatta della prima stagione. Anzi, anche peggio.

Perchè Benitez credeva in lui, posizionandolo in altre mattonelle così da provare ad investire sulla gioventù nonostante tutto. Dopo, niente da fare. Gasperini, Ranieri, Stramaccioni. Una seconda o una terza scelta a seconda del meteo, dell'umore di giornata e delle convinzioni tattiche. Cresce male all'Inter, Coutinho, perchè non c'è nessuna possibilità o consapevolezza di poter essere il futuro. E' un trascinarsi disordinato da 4 assist e 5 reti, così per fare, così per provare un po' qui e un po' là senza troppo sforzo. Solo da parte degli altri? No.

Coutinho non ha ancora quella personalità di Liverpool, quella che secondo molti ha avuto solamente allora. Per loro il vero Cou è quello interista, spaventato e capace di strappi improvvisi e senza continuità di rendimento. Per altri però è solamente un rimpianto, su cui si può discutere a lungo. Capitato nel momento più bello per il tifo interista, in un così strano momento per mettersi in mostra.

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