"Non molliamo mai. I ragazzi ci credono sempre".
Lo scorso 1° ottobre il Milan aveva appena espugnato Empoli e Stefano Pioli, durante le interviste post partita, riassumeva in poche parole lo stato d'animo suo, e della squadra, dopo una vittoria così. Con due goal dopo il 90', dopo averne appena preso uno da Bajrami, in una situazione che avrebbe steso tutti ma non i rossoneri. No, non i rossoneri.
E del resto, durante il campionato è stata una specie di costante. Se il Milan è ancora aggrappato con le unghie e con i denti al sogno di conquistare il bis Scudetto, nonostante il distacco dal Napoli sia di 8 lunghezze, lo deve proprio a questo: alla propria forza di volontà, a quella capacità di rimanere in partita con la testa fino all'ultimo secondo possibile.
Contro la Fiorentina, ecco l'ennesima riprova. È stata una rete contestata dai viola, che invano hanno protestato per un possibile intervento falloso di Rebic su Terracciano. Ed è stata una rete - o meglio, un'autorete - dal coefficiente di fortuna piuttosto alto. Ma la sostanza non cambia. Perché non è certo la prima volta, come detto, che il Milan si porta a casa la vittoria quando le luci dello stadio sono ormai pronte a spegnersi.
Era già accaduto 8 giorni prima, contro lo Spezia. Gara complicata, scorbutica. Stavolta senza arbitri Serra a combinare la frittata, ma lo stesso con il fiatone e la lingua penzoloni. Serviva il guizzo del campione, ed era arrivato: la sforbiciata volante di Giroud permetteva agli uomini di Pioli di rispondere al Napoli, che aveva appena espugnato il campo dell'Atalanta dando l'ennesimo segnale a un torneo fin qui dominato.
E poi Empoli, come già ricordato. Partita bloccata fino a una decina di minuti dalla fine, poi segna Rebic, poi pareggia Bajrami proprio al 90'. Ma chi ti spunta in pieno recupero? Ballo-Touré. Uno che definire poco abituato a segnare - ma anche a giocare, se è per quello - è un eufemismo. Solo per la cronaca il successivo, e definitivo, 1-3 di Rafael Leão.
Nel mezzo c'è anche Verona, una volta fatale e oggi sempre più terra di conquista. Se lo scorso anno Leão e compagnia avevano concretizzato al Bentegodi una rimonta determinante nella corsa Scudetto, in questa stagione il compito è stato altrettanto arduo. Se non di più. Ci ha pensato Tonali, con un inserimento a sorpresa, a confezionare a 9 minuti dalla fine un successo ancora una volta di platino.
Getty ImagesIn totale fanno 4. 4 vittorie arrivate dall'80' in poi. Di queste, 3 nei secondi finali delle partite. Un tratto piuttosto comune con la scorsa stagione, in cui più volte il Milan aveva piazzato la zampata vincente in extremis: a Udine, a Bologna, a La Spezia. Oltre alla rete da 3 punti di Leão contro la Fiorentina. Di nuovo.
Questo, del resto, è il vantaggio di chi ha a disposizione una rosa sempre pronta mentalmente. Per dire: Rebic non è un titolare, ma più volte si è rivelato decisivo a partita in corso. Come contro la Fiorentina. Un mix di astuzia e fortuna, chiaramente, se è vero che il pallone ha sbattuto contro il corpo di Milenkovic prima di entrare nella porta viola. Ma poco cambia: i numeri, in questo senso, non mentono.
Poi, chiaro, c'è la questione del calo di rendimento milanista nelle ultime settimane. Ai due successi soffertissimi contro Spezia e Fiorentina si sono aggiunti il ko di Torino contro i granata e il pareggio in casa della Cremonese. Passi falsi, o mezzi passi falsi, che hanno rischiato di compromettere già a novembre la corsa al primo posto. La sosta per i Mondiali, in questo senso, arriva proprio al momento giusto.
