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Japan BrazilGetty Images

Il Giappone contrasta il Covid-19: non si può cantare allo stadio

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Vietato cantare. Letteralmente. In Giappone, durante l'amichevole odierna contro il Brasile, è accaduto anche questo. Colpa del Covid-19, un virus che in Italia potrà anche essere passato in secondo piano negli ultimi tempi, ma che in Asia stanno prendendo ancora sul serio, proprio come un paio d'anni fa, quando tutto è iniziato.

E così, anche il calcio ancora una volta risente di qualche restrizione. Niente stadi vuoti, per carità: anche in Giappone si può andare a vedere dal vivo la propria squadra. Ma c'è un ma. Tifare si può, anche se soltanto in maniera contenuta. Cantare, invece, no. E i quasi 64mila che si sono recati al National Stadium di Tokyo per la partita contro il Brasile sono stati costretti a rispettare alla lettera la regola.

Durante la partita era proibito, come recitava uno degli avvisi appiccicati sulle colonne e sulle pareti dello stadio, "tifare a voce alta, cantare un coro o fischiare con le dita" per non favorire la propagazione del Covid. Oltre all'obbligo di mascherina e di lavarsi e disinfettarsi le mani con frequenza. Avvisi scritti e stampati in lingua giapponese ma, a beneficio dei brasiliani presenti per vedere all'opera la Seleção, anche in portoghese.

E dunque, ecco che durante i 90 minuti di Giappone-Brasile l'atmosfera è stata delle più strane. I tifosi hanno battuto le mani, hanno utiizzato un tamburo per dare un ritmo alle proprie emozioni, ma per quasi tutti i 90 minuti non hanno cantato, attenendosi dunque alle regole ideate per contrastare il Covid.

Un contesto che ha probabilmente intorpidito un'amichevole che il Brasile, alla fine, ha vinto per 1-0: decisivo un calcio di rigore realizzato a un quarto d'ora dalla fine da Neymar, e concesso per un intervento falloso di Endo su Richarlison.

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