L'avventura di Ivan Juric sulla panchina del Torino non è iniziata nel migliore dei modi. Prima il faticosissimo passaggio del turno in Coppa Italia con la Cremonese piegata soltanto ai calci di rigore, poi il doppio ko in Serie A: 1-2 casalingo con l'Atalanta all'ultimo secondo di gara e la sconfitta di misura maturata sabato in quel di Firenze contro la Fiorentina.
Nel post gara dello Stadio Artemio Franchi, il tecnico croato si è reso protagonista di un autentico sfogo ai microfoni di 'Sky Sport, dove nel mirino è finita proprio la dirigenza granata:
“Noi siamo veramente in ritardo. Non so rispondere in tutta sincerità. In certe cose ti arrangi come è normale che sia, ma certe caratteristiche devi averle. Quando prendi un allenatore di un certo tipo, devi dargli quello che chiede. Io non chiedo la luna. Abbiamo venduto Lyanco e non arriva nessuno per sostituirlo. Poi si va sempre in battaglia”.
A tormentare l'ex allenatore del Verona sarebbero appunto alcune promesse fatte dalla società in sede di costruzione del suo progetto tecnico:
“A Verona il presidente il primo anno era stato chiaro. I soldi erano pochi, abbiamo fatto tanti prestiti. Ad esempio Pessina, arrivato in prestito secco. Ci abbiamo lavorato e poi è tornato all’Atalanta per fare il fenomeno. Per me è come una sconfitta. Pobega è un bel giocatore, ha gamba e mi piace, ma per me è una sconfitta perché arriva in prestito secco. Mi piacerebbe lavorare per aiutare la società. I discorsi all’inizio erano diversi, c’erano altre idee e altre discorsi. Io percepivo altre idee, sono in difficoltà, le promesse erano altre“.
Secondo Juric la sua squadra porta ancora i segni delle ultime (e complicate) stagioni:
"Qui ci vuole un’altra fisicità per il calcio che vogliamo fare. Se perdi tanti palloni diventa difficile fare il nostro gioco. Quello di ieri è stato un grido di disperazione. La squadra negli ultimi anni ha preso 140 gol e si è salvata all’ultimo. Ha perso giocatori importanti, io ho fatto la mia analisi. Se prendi Juric come allenatore, devi fare qualcosa. La mia analisi, schietta e sincera, l’ho fatta. Siamo in ritardo“.
“Ho le idee chiare, sono stato sincero con la società fin dall’inizio. Per fare il calcio che ho in mente, c’è bisogno di fare certe cose. Così non siamo ne carne né pesce. Vuol dire che non siamo capaci e non abbiamo idee”.




