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Claudio Daniel Husain Emiliano Bonazzoli Napoli Verona Serie A 2000Getty Images

Husain, il 'Picapietre' del Napoli pagato a peso d'oro

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Il Napoli lo paga caro, lui delude. Claudio Daniel Husain, dall'Argentina con furore, fallisce la grande chance di misurarsi col calcio italiano: valutazione da 30 miliardi di lire, una somma notevole e non tradotta in risultati sul campo.

Ferlaino e Corbelli nel 2000/2001 vogliono presentarsi in Serie A con credenziali importanti per far sognare la piazza, sborsando qua e là: tra gli assegni staccati c'è anche quello da 15 miliardi per il 50% di Husain, centrocampista nel giro della Nazionale Albiceleste e nel picco più alto della carriera con 3 campionati argentini, una Libertadores e un'Intercontinentale in bacheca a nemmeno 26 anni.

Il sudamericano, in un'intervista a 'CalcioNapoli24', racconta com'è finito sotto il Vesuvio.

"Giocavo nel Velez, il Parma mi acquistò ma non potè tesserarmi perchè aveva già 5 stranieri in rosa, per questo mi girò in prestito al River Plate. Dopo 2 mesi il Napoli mi osservò e rimase colpito, così prelevò la metà del mio cartellino dagli emiliani".

La sinergia tra ducali e partenopei lo fa approdare in azzurro, da Zeman, a stagione già iniziata: il Napoli è protagonista di un avvio 'shock', con 3 sconfitte nelle prime 3 giornate contro Juve, Inter e Bologna (1-5 in casa), ma Husain - contratto quadriennale e maglia numero 35 - nel giorno della presentazione si mostra certo di poter invertire la rotta.

"Non impiegherò molto per ambientarmi, voglio convincere in fretta Zeman: sono un giocatore molto europeo. Sono sicuro che usciremo dalla crisi. Ho fiducia. Daremo allegria alla gente".

"Se Zeman non mi conosce abbastanza, significa che dovrò fare di tutto per mettermi in mostra. So come giocano le sue squadre. Per me è una grossa esperienza professionale. Ero ansioso di arrivare in Italia, qui tutti diventano migliori. Voglio dare al Napoli quel che ho. Posso offrire dinamismo e potenza. Somiglio ad Almeyda? Sì, la stessa fascia nei capelli. Mi sono più familiari gli assist che i goal, ma è il momento di cambiare".

"Sono orgoglioso di essere stato un desiderio di un club italiano. E il Napoli, poi, grazie a Maradona è nel cuore di tutti gli argentini. L'ultimo posto in classifica? Non mi spaventa, torneremo alle posizioni che la squadra merita".

Claudio Daniel Husain Antonio Cassano Napoli Bari Serie A 2000Getty

Dall'entusiasmo si passa facilmente allo sconforto: il 'Picapietre' ("E' un soprannome che mi hanno dato in Italia, in patria sono 'El Turco' perchè il mio cognome ha origini arabe") nel 4-3-3 di Zeman fatica. Il boemo lo vede mezzala nonostante caratteristiche da 'volante', il cambio in panchina con l'arrivo di Mondonico garantisce a Husain continuità d'impiego, l'annata però si rivela un disastro.

"Ho sempre giocato da centrocampista centrale, ma Zeman decise di schierarmi sul centrodestra: non era il mio ruolo naturale, non mi sentivo a mio agio".

Il Napoli retrocede in Serie B, Husain non brilla e chiude il suo primo anno italiano con 20 presenze e un assist. Troppo poco per chi vale 30 miliardi. E che, dopo essere uscito dai piani del club e aver litigato col nuovo allenatore, nel 2001/2002 finisce ancora in prestito al River Plate.

"Fu colpa di De Canio, mi mancò di rispetto sul piano umano. Non ci andavo d'accordo, fece credere che non volessi restare perchè ormai ero un nazionale facendomi passare come uno che non c'era con la testa. Chiesi di andare al River per conquistarmi il Mondiale, in azzurro non avrei giocato nemmeno un minuto".

Conclusa la parentesi a Buenos Aires, Husain rientra alla base e alla corte di Franco Colomba disputa la sua seconda e ultima stagione partenopea - quella 2002/2003, in B - collezionando 14 gettoni senza acuti. Un epilogo amaro, culminato con la rescissione.

"Naldi (nel frattempo diventato nuovo proprietario, ndr) mi comunicò che il mio ingaggio era troppo alto e bisognava tagliare i costi a causa degli ingenti debiti. Pur di restare gli proposi uno stipendio più basso, ma mi fu detto che sarebbe stato comunque impossibile. Mi voleva il Galatasaray, ma scelsi di tornare al River".

Husain trascorre il resto della carriera tra Messico, Argentina, Uruguay e Cile, appendendo gli scarpini nel 2010. Oggi, a 48 anni, appare in patria nei salotti tv come opinionista: argomento il pallone, l'amico di sempre che a Napoli lo ha tradito.

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