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Harry Kane vs ArsenalGetty Images

Quando Harry Kane fu scartato dall'Arsenal: è diventato il simbolo del Tottenham

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Messi con la maglia della Fiorentina, Del Piero con quella del Milan, Totti con quella dell'Inter. Abbinamenti improbabili come i calzini bianchi con le ciabatte. Spesso non è come sembra: quei fuoriclasse non ci hanno mai davvero giocato, in quelle squadre. Se fate indossare a Harry Kane la divisa dell'Arsenal, invece, emergerà un tratto di realtà lontana nel tempo, ma ancora ben presente sia nella storia dei Gunners che in quella del Tottenham, quello che è il suo attuale club, al di là delle voci di mercato.

Non tutti se lo ricordano, specialmente fuori da Londra e dall'Inghilterra, ma è tutto reale: simbolo, bandiera e cannoniere degli Spurs, Kane ha giocato anche nell'Arsenal. Una vita fa, quando non era nessuno e nemmeno poteva prevedere che un giorno sarebbe diventato qualcuno. Insomma, se i tifosi del Tottenham cantano che “Harry Kane is one of our own”, è uno dei nostri, riferendosi non soltanto alla militanza ma anche alla fede calcistica dell'attaccante della Nazionale inglese, non sempre è stato così.

Nel 2001/02, il giovanissimo Kane è un giocatore dell'Arsenal. Milita nell'Academy dei Gunners, il settore giovanile biancorosso, dopo essere stato prelevato dal Ridgeway Rovers. Le foto di questo ragazzino un po' pacioccotto, ma dai tratti comunque riconoscibili se guardati a distanza di una ventina d'anni, sono uscite sui social e sulla stampa inglese qualche anno fa, quando Harry stava iniziando a proporsi come uno dei profili più esaltanti del pallone.

L'avventura all'Arsenal dura poco, pochissimo. 12 mesi appena. Poi il club del Nord di Londra decide non confermarlo. Arrivederci e grazie, ma non sei abbastanza bravo per i nostri standard.

“Era cicciottello, non molto atletico e abbiamo sbagliato – ha ricordato un paio d'anni fa al 'Corriere della Sera' Liam Brady, che ai tempi lavorava per l'Arsenal e durante la propria carriera di calciatore ha militato nella Juventus, nella Sampdoria e nell'Inter – Ma anche il Tottenham lo ha mandato in prestito 3-4 volte nelle serie minori. Lui però con la sua determinazione si sta costruendo una grande carriera. E se lo merita”.

A comunicare a Kane che l'Arsenal ha deciso di non confermarlo è il padre. I due stanno camminando al parco, magari chiacchierando del più e del meno, quando papà, un po' imbarazzato, decide che è ora di raccontare tutto al figlio.

“Mi disse, di punto in bianco: 'Devo dirti una cosa'. E io: 'Dimmi, di che si tratta?'. Ricordo che mi cinse le spalle con un braccio e disse: 'Ecco, Harry... l'Arsenal ti ha lasciato andare'. Non ricordo bene come mi sentii in quel momento. A essere onesti, probabilmente non capivo nemmeno che cosa volesse dire. Ero troppo giovane. Ma ricordo la reazione di mio padre e come mi fece sentire. Non mi criticò e non criticò l'Arsenal. Non sembrava nemmeno particolarmente arrabbiato. Disse solo: 'Non preoccuparti, Harry, lavorando ancor più duramente troverai un altro club, d'accordo?'”.

“Ripensandoci ora – ha detto ancora Kane al 'Telegraph' – è stata probabilmente la cosa migliore che potesse accadermi. In quel periodo ero davvero piccolo per la mia età, troppo piccolo. Il mio sviluppo è stato tardivo. Poi, con l'età, sono cresciuto sempre di più”.

Se è vero che la vendetta è un piatto che va servito freddo, Kane ci mette 13 anni per prepararlo. 7 febbraio 2015: al White Hart Lane va in scena il North London Derby, Tottenham contro Arsenal. Özil porta in vantaggio i Gunners dopo 11 minuti, ma nella ripresa si scatena l'Uragano: 1-1 al 56', definitivo 2-1 a 4 minuti dalla fine. Dopo anni di sofferenze, mancanza di fiducia e prestiti nelle serie minori – celebre la foto che lo ritrae assieme a Jamie Vardy in panchina nel Leicester, ai tempi in Championship – il giorno della rivincita è arrivato. Sì, Kane è un giocatore da Premier League.

“Eravamo nel tunnel e pensavo: 'Ok, ora vediamo chi aveva ragione e chi aveva torto'. Quel giorno ho segnato una doppietta e la rete del 2-1 all'86' è qualcosa che non avevo nemmeno sognato prima della partita”.

Harry Kane ArsenalTwitter

Il manager di quell'Arsenal, naturalmente, è Arsene Wenger. Nel 2002 non è lui a decidere di fare a meno di Kane. Anzi, non sa nemmeno chi sia quel ragazzino “cicciottello e non molto atletico” di cui parla Brady. Ma anni dopo la storia viene alla luce e, beh, non abbandonarsi a qualche rimpianto è un'impresa piuttosto dura.

“Non lo sapevo, l'ho letto sui giornali. L'ho trovato divertente, ma allo stesso modo non puoi non arrabbiarti un po', perché pensi: 'Ma perché l'abbiamo lasciato andare?'. A quell'età però è una cosa normale, i ragazzini vanno e vengono”.

Se l'Arsenal capisce troppo tardi l'errore commesso, il Tottenham ne approfitta quasi subito. Quasi, appunto. Prima lo scarta a un provino e poi, nel 2004, gli recapita la seconda chance prelevandolo dal Ridgeway Rovers, come avevano fatto i Gunners solo tre anni prima. Il giovane Harry non sta nella pelle dalla felicità, perché tutta la famiglia, che peraltro abita a pochi isolati di distanza dal White Hart Lane nel Nordest di Londra, è tifosa del club.

“La foto con la maglia dell'Arsenal? Avrei voluto indossare una del Tottenham, ma non credo che sarebbe stata la cosa giusta da fare... – ha ridacchiato Kane nel 2015 all'emittente ufficiale degli Spurs – Avevo solo 8 anni, volevo soltanto giocare a calcio. Ho sempre amato il Tottenham, ci gioco da 10 anni e spero di rimanerci per molto altro tempo”.

A proposito della questione tifo, qualcuno ha fatto notare l'incongruenza quando è venuta alla luce una seconda foto di Kane con la maglia dell'Arsenal. L'immagine ritrae Harry, 11 anni, presente alla parata per il titolo vinto nel 2004 dagli Invincibili di Wenger, capaci di non perdere una singola partita in tutto il campionato. Ma non sembra che i tifosi del Tottenham, tra un goal e l'altro del proprio centravanti, se la siano presa più di tanto. E una sua partenza estiva sarebbe comunque salutata con grande tristezza.

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