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GosensGetty Images

Gosens a DAZN: "Ho giocato mezzo ubriaco e mi ha notato lo scout del Vitesse"

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L'avventura di Robin Gosens all'Inter si sta sviluppando in maniera piuttosto intermittente. Sbarcato a Milano a gennaio, il laterale tedesco è tornato arruolabile in primavera dopo aver smaltito un pesante infortunio. Da quel momento, però, il classe 1994 non è ancora riuscito a trovare costanza e continuità di rendimento all'ombra della Madonnina, faticando più del previsto ad imporsi all'interno delle gerarchie tattiche di Simone Inzaghi.

Nell'ultimo appuntamento con '1 vs 1', la rubrica di 'DAZN', Gosens ha analizzato il suo presente interista, senza tralasciare un tuffo nel suo passato legato all'Atalanta, club che l'ha portato in Italia nel 2017.

"Sono stato pagato meno di un milione, credo 700 mila euro. Sono arrivato come perfetto sconosciuto e sono diventato un calciatore di livello sia in Nazionale che in Serie A".

A gennaio del 2022, il trasferimento all'Inter.

"Sono arrivato in una delle squadre più forti al mondo. Mi ha sorpreso esserci arrivato in uno dei momenti più difficili della mia carriera, ma ho lottato tre anni per avere questa occasione".

Le difficoltà in quel di Milano.

"Ho subito un infortunio molto grave che ho sottovalutato. Non ho giocato praticamente per un anno. Mi sono mancate le partite, quelle che ti danno ritmo e fiducia. Ora però sto arrivando, mi sento meglio e mi manca l'ultimo step: giocare con continuità".

Il rapporto con Simone Inzaghi.

"E' una persona molto empatica, parla tantissimo con i giocatori. Vuole sapere tutto di noi. Si sente ancora un po' calciatore e questo è importante perché possiamo parlare di tutto sia in campo che fuori. E' una sua grande qualità".

Il suo modello d'ispirazione: David Alaba.

"Mi ha sempre impressionato perché sapeva fare tutti i ruoli".

Il mondo Atalanta e il rapporto con Gasperini.

"Ci sono tanti momenti indimenticabili: il primo goal in Europa League, poi la partita a Valencia che è stata incredibile. Un'emozione fortissima, così come quando abbiamo scritto la storia dell'Atalanta qualificandoci alla Champions.
Gasperini? Lo ringrazierò sempre. Mi ha fatto crescere in maniera pazzesca, mi ha insegnato a difendere, ad attaccare e ad inserirmi. Mi ha sottoposto a ore e ore di video per farmi migliorare. Posso solo ringraziarlo, senza di lui non sarei mai arrivato all'Inter".

La stagione dell'Inter.

"Dobbiamo avere l'ambizione di puntare il più in alto possibile. Il primo obiettivo l'abbiamo raggiunto qualificandoci agli ottavi di Champions. In campionato siamo ancora distanti, ma la stagione è lunga e tutta da giocare. Il goal al Camp Nou? Un ricordo che porterò sempre con me".

Calcio, ma non solo: Gosens si sta laureando in Psicologia.

"L'Università di Psicologia procede bene, sto facendo la tesi e quindi mi manca l'ultimo step. Ho appena mandato un questionario da compilare a tutti i compagni: faccio la tesi sul livello di resilienza che c'è tra i calciatori professionisti e i dilettanti, analizzandone le differenze".

Il momento decisivo che ha fatto sbocciare la sua carriera.

"Ho giocato una partita con i miei amici, ero mezzo ubriaco, ma mi ha notato l'osservatore del Vitesse. Avevo dormito un'ora..."
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