Intorno al 64' il Castellani viene contagiato dalla forte tentazione di alzarsi e applaudire, al di là del risultato, una giocata ai limiti della comprensione. Dietro a un passaggio, un tiro, un dribbling c'è sempre un pensiero ben preciso che va oltre la concezione concreta del calcio: alcuni giocatori riescono più di altri a riproporre sul campo quel che gli passa per la mente.
Sergej Milinkovic-Savic è uno di questi. La grande curiosità relativa al suo impatto nel gioco di Maurizio Sarri ha presto lasciato il posto alla solita prestazione di sostanza del centrocampista serbo che avrà sì perso il suo spirito guida, Simone Inzaghi, ma che nel nuovo allenatore biancoceleste può aver trovato la via per una stagione indimenticabile.
Fatto sta che un po' per destino, un po' per caso, il primo goal ufficiale della Lazio di Sarri lo segna proprio lui: cross di Felipe Anderson, colpo di testa vincente su inserimento perfetto. Il 4-3-3 dell'ex Napoli non è mica un modulo fisso: ditelo a Milinkovic-Savic, che degli schemi ha fatto cielo aperto, inserendo due o tre stelle tra gli spazi.
Come al 31', quando raccoglie una palla a centrocampo da Lazzari, ferma il tempo immaginando la traiettoria ideale per lo stesso laterale, quindi lo serve in profondità con precisione unica per il vantaggio biancoceleste. Serve innanzitutto la capacità giusta per fare certe cose.
Non è un playmaker, ma neanche un trequartista: è la definizione perfetta di "libero di" esaltata dalla duttilità di un calcio che si rinnova continuamente come quello di Maurizio Sarri. Un gigante con le qualità da funambolo che riesce sempre a sorprendere.
Come al 64', quando di prima, senza muoversi, apre il piattone ondulando la gamba per la sponda, perfetta, per Luis Alberto: ne esce fuori un passaggio che sfiora la testa di un difensore dell'Empoli che nonostante un ottimo salto non riesce proprio ad arrivarci. E' una sorta di colpo da biliardo con l'apparente sufficienza di chi parla il linguaggio della tecnica.
Il rammarico, per gli amanti del "bello" , è che quella palla, perfetta nella forma e nell'indicazione, nel percorso e nei tempi, sia stata agganciata in maniera imperfetta dallo spagnolo: ma, in fondo, va bene così. Per il serbo è la sesta stagione consecutiva a segno in Serie A, il goal numero 48 in 195 presenze con la Lazio.
E' all'alba di una stagione che può regalargli tanto, almeno quanto lui può regalare alla formazione biancoceleste e a Maurizio Sarri, che se lo gode e immagina trame nuove da affidare alla calma, alla lucidità e all'apparente sufficienza, che in realtà non è altro che tecnica letale, di Milinkovic-Savic, sempre più leader.




