Per spiegare la carriera di Giovani dos Santos e le aspettative che ha creato a tutti nel mondo del calcio, è necessario partire soprattutto da una data e da una partita nello specifico. Torniamo con un balzo indietro al 29 agosto 2007, quando si gioca il Trofeo Gamper tra Barcellona e Inter.
Una sera d'estate in cui tutto il mondo si accorge di tale Giovani Alex dos Santos Ramírez, figlio dell'ex calciatore brasiliano Gerardo dos Santos, meglio noto come Zizinho. Mette in mostra una velocità fuori dal normale, una tecnica da paura e soprattutto una naturalezza disarmante nel compiere anche i gesti più incredibili.

Illumina il Camp Nou, disorienta in modo totale la difesa nerazzurra e si affaccia al grande calcio con un goal ed un rigore conquistato, poi realizzato da Ronaldinho. E proprio il brasiliano in qualche modo è "causa" della sua parabola discendente. Per la cronaca quella partita finì 5-0 per i blaugrana.
Eh già, perché da quella sera (ma per chi lavorava al Barcellona già da prima), Giovani dos Santos diventa il naturale e designato erede di Ronaldinho. I due sono amici e Dinho, quando Giovani viene convocato dal Messico, esulta assieme a lui:
"Mi riempie di gioia vederlo giocare per la sua Nazionale, perché conosco bene la sua famiglia e esco molto con lui fuori dal campo".
Che dos Santos avesse qualità da vendere, era certificato. Nel Barcellona B faceva coppia con Bojan Krkic, campione di precocità prima dell'avvento di Ansu Fati - esordiente più giovane della storia della Champions League, esordiente più giovane in Liga - e nel 2008 la 'Gazzetta dello Sport' titolava, riferendosi alla coppia: "Clonati Ronaldinho e Messi". Un po' eccessivo, forse, ma rendeva l'idea.
Ascoltando Neymar, poi, pareva davvero di trovarsi di fronte a uno destinato a dominare il calcio per anni e anni. Il campione oggi al PSG non ha mai nascosto la propria ammirazione per dos Santos, tanto da lasciarsi andare a un elogio sperticato prima della finale olimpica del 2012 a Wembley, vinta dal Messico nonostante l'assenza per infortunio della sua principale stella:
"Giovani è un campione, un genio del calcio. Mi dispiace molto per il suo infortunio, ma allo stesso tempo sono contento. Spero che contro di noi non giochi".
In realtà, la stella di Giovani dos Santos aveva già iniziato a spegnersi. Il messicano sembrava poter tenere il peso delle aspettative sulle proprio spalle, ma la figura di Ronaldinho si rivelò essere subito troppo ingombrante anche per lui. Nella stagione in cui hanno condiviso lo spogliatoio della prima squadra del Barcellona, fu proprio Ronaldinho a togliere parecchio spazio al giovane messicano, che per caratteristiche e posizione occupata in campo era il suo alter-ego.
Ma come se non bastasse, anche il fatto di dover tenere i ritmi ed i livelli di Ronaldinho, diede una 'mazzata' alla carriera di dos Santos, perché fu chiaro ben presto che i due avessero molto talento in comune, ma una stoffa ed una personalità ben diverse.
Giovani si rifugiò al Tottenham, scappando quasi da quel Barcellona e da Ronaldinho, che comunque anche lontano dalla Spagna continuò ad inseguire come idolo e modello. Tanto che arrivò a rilasciare le seguenti dichiarazioni d'amore incondizionato.
"Come persona è semplicemente incredibile. È molto umile. È un bravo ragazzo e si prende sempre cura di tutti. È sempre felice ed è un giocatore che vorresti sempre nella tua squadra."
Purtroppo per lui però, non riuscì mai a raggiungere i livelli di Ronaldinho. Fallimentare la sua esperienza nel Tottenham, poi ha cominciato a girare per l'Europa trovando un po' di fortuna soltanto al Villarreal.

Le sue uniche "gioie" dal punto di vista professionistico sono rappresentate dalla Nazionale messicana (per lui sono 107 le presenze e 19 i goal) e dai Los Angeles Galaxy (dove realizza 22 goal in 66 presenze in MLS).
Dopo aver rescisso il suo contratto con il club di Los Angeles, Giovani dos Santos adesso è svincolato, e nemmeno l'aria di casa respirata col Club America è riuscita a rigenerarlo. Anche se all'età di 33 anni nessuno si aspetta più la sua esplosione, che invece era attesa tra il 2007 e gli anni immediatamente successivi.
Incredibile come il picco più alto della sua carriera fu proprio quel Barcellona-Inter del lontano 2007, primo e (quasi) unico squillo della sua carriera...


