Il goal di Trajkovski al 'Renzo Barbera' a tempo praticamente scaduto, ha gelato i sogni di gloria dell'Italia, costringendola a vivere il secondo Mondiale consecutivo da spettatrice. Proprio così, perché dopo lo psicodramma del 13 novembre 2017, giorno dello 0-0 interno contro la Svezia che condannò l'Italia di Ventura, il triste epilogo si è riproposto a cinque anni di distanza nella notte da incubo di Palermo.
In soli otto mesi si è letteralmente capovolto tutto: dalla spedizione trionfale a Euro 2020 sino al fallimento iridato che esclude la truppa tricolore dal primo Mondiale qatariota della storia, in programma il prossimo inverno. Lo 0-1 maturato contro la Macedonia del Nord ha palesato i limiti strutturali di una squadra che dopo l'exploit continentale ha infilato una sequela di errori lungo il percorso di qualificazione, risultati poi fatali nel dentro-fuori sfociato nella mesta esclusione dalla rassegna più importante.
Nei giorni successivi alla disfatta è scattato in automatico il tempo dei processi. Primo su tutti, quello riguardante la guida tecnica. Roberto Mancini, dopo aver riportato il titolo europeo in Italia, nel mese di novembre ha prolungato il proprio legame con la Nazionale estendendolo fino al 2026, anno in cui si disputeranno i prossimi campionati del Mondo. Inutile negare che il pensiero di chiudere qui la sua esperienza da Ct sia balenato a più riprese nella testa del Ct jesino, ma dopo una profonda riflessione insieme ai vertici della Federazione - mentre nel Belpaese già ci si cimentava nel toto sostituto - Mancini ha deciso di proseguire la propria avventura in azzurro, come riportato da 'La Gazzetta dello Sport'.
Chiudere secondo queste modalità sarebbe stato troppo brutto per essere vero. E quindi avanti insieme. Toccherà di nuovo al 'Mancio', dunque, ricomporre i cocci e dare il là ad un nuovo corso azzurro ovviamente finalizzato, sul lungo termine, al raggiungimento della prossima Coppa del Mondo che si disputerà proprio nell'anno in cui scadrà il suo legame di ferro con la Nazionale. Un nuovo progetto a tinte tricolori che non può prescindere dall'obbligo morale e sportivo di riportare l'Italia tra le contendenti del titolo iridato.
Progetto che, verosimilmente, coinvolgerà nuovi interpreti all'interno del giro azzurro: Donnarumma, Verratti, Barella, Chiesa e Berardi, nella fattispecie, sono già pronti a comporre la struttura dorsale del nuovo corso. Al loro fianco toccherà ai vari Bastoni, Tonali, Lorenzo Pellegrini, Pessina, Zaniolo, Scamacca e Raspadori donare nuova linfa ad un Paese calcisticamente segnato da due notti, quella di Milano e quella di Palermo, destinate a rappresentare il punto più basso del pallone nostrano.
